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Mezze verità

Roberto Cimpanelli sul suo romanzo “La pazienza del diavolo”: tre amici e un destino comune, il male e l’Italia irredimibile.

15 marzo 2021

Se dovessi azzardare una classi- ficazione, iscriverei d'ufficio “La pazienza del diavolo” nel filone "apocalittico"…

Se un’Apocalisse c’è, nel romanzo, è quella delle coscienze, della morale, della ragione e della condizione umana. Non a caso ho usato quella citazione di Giacomo Leopardi riguardo il Male. Sono pessimista? Sì, e me ne dispiaccio. Spero di sbagliarmi.

IL RITRATTO

Roberto Cimpanelli

Nato a Roma, Roberto Cimpanelli è regista: “Un inverno freddo freddo” e “Baciami piccina”. “La pazienza del diavolo” (ed. Marsilio) è il suo romanzo d’esordio.

Lei scrive che l’Italia è un Paese di mezze verità. Nel suo noir, in una Roma corrotta e violenta, ci sono morti a cataste, sangue a fiumi, e oscure trame da incubo.

Avevo circa vent’anni quando nel 1969 scoppiò la bomba di Piazza Fontana, la prima strage di Stato. Dopo ne sono venute altre e ancora oggi non abbiamo avuto un governo che abbia potuto dire la verità su chi quelle stragi ha voluto. Ci rendiamo anche conto che se la verità ci viene negata è perché le forze occulte che si sono macchiate di quei crimini ancora oggi condizionano la politica. Oggi vestono abiti diversi e ci propinano solo mezze verità.

Il romanzo è anche la storia di un’amicizia virile fra i tre protagonisti.

Ho cercato di mettere insieme tre personalità e tre destini diversi, prima come espediente di plot, poi i tre personaggi mi hanno preso la mano e sono quasi andati per conto proprio, raccontandomi molte cose della loro psicologia. L’amicizia tra Herman, Walter e Gaetano credo sia il punto di forza della storia, e comunica il sapore forte e caldo della pietà reciproca. Ammetto però di essere altrettanto soddisfatto dei personaggi femminili, che ritengo siano riusciti bene e ai quali sono molto affezionato.

Lei è pure un regista, e il romanzo è molto "cinematografico", con veri e propri piani sequenza. È stata una scelta stilistica o un'involontaria prevalenza del mestiere?

All’inizio mi è venuto natura- le procedere per scene/sequenze. Quando mi sono reso conto che stavo “sceneggiando” ho cercato di essere più “romanziere”, ma è indubbio che la scrittura sia caratterizzata da un’immediatezza visiva molto cinematografica.

Il finale del romanzo sembra prefigurare un seguito…

Sì, ci sarà un seguito alla Pazienza del Diavolo. L’editore Marsilio mi chiede una trilogia e se mai ci riuscirò, considerando che ho impiegato tre anni a scrivere il primo romanzo, il terzo uscirà probabilmente postumo…