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Quando i colori parlano

Per il 2021, Pantone ha scelto ben due colori dell’anno: un grigio e un giallo. Un’accoppiata che potrebbe rivelarsi vincente per affrontare con ottimismo questi tempi difficili.

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Illustrazioni Reto Crameri, foto Getty Images, Traité des couleurs servant à la peinture à l'eau par A. Boogert, Werner's Nomenclature of coulours by P. Syme, shutterstock.
15 febbraio 2021
 Quest'anno Pantone ha scelto un giallo e un grigio come colori ambasciatori del 2021: colori indipendenti che si valorizzano a vicenda.

 Quest'anno Pantone ha scelto un giallo e un grigio come colori ambasciatori del 2021: colori indipendenti che si valorizzano a vicenda.

«Se non fossi uno storico ma un creativo – pittore, stilista, grafico, designer, pubblicitario – punterei di più sul giallo. Partirei alla “riconquista” per ridargli un posto degno, quello che occupò nell’antichità greca e romana, e che perse nel Medioevo, senza riuscire più a ritrovarlo. Il giallo, colore del futuro?». Con queste profetiche parole, Michel Pastoureau, storico e tra i più autorevoli specialisti di colori, chiudeva nel 2019 il suo trattato dedicato al giallo. Devono aver pensato la stessa cosa gli esperti del Pantone Color Institute, il servizio di consulenza leader a livello mondiale per quanto concerne le tendenze cromatiche, scegliendo il giallo Illuminating come colore dell’anno, assieme alla tonalità di grigio Ultimate Gray.

 Giallo del sole e grigio dei ciotoli sulla spiaggia: colori per ritrovare energia e superare questa fase d'incertezza.

Un colore bistrattato

Il giallo era apprezzato dai romani, che lo indossavano per cerimonie e matrimoni. Nel Medioevo, però, diventò il colore degli abiti di Giuda, e quello con il quale si tingevano le case di traditori ed eretici. Da allora, racconta Pastoureau in un altro saggio, la “Piccola storia dei colori”, inizia a perdere il suo splendore: l’oro usurpa i simboli positivi del giallo, lasciandolo, «spento, opaco, triste, quello che ricorda l’autunno, il declino, la malattia… Peggio ancora, si è trasformato in simbolo di tradimento, d’inganno, di menzogna». Non si è scrollato di dosso questa cattiva reputazione, tanto che in vari sondaggi si situa ancora tra i colori meno amati. «Da piccole si diceva: verde speranza, giallo invidia» racconta sorridendo l’architetta Isabella Panizza. Ma anche quando è considerato allegro, resta di difficile utilizzo in architettura e poco usato in contesto urbano.

«Il giallo è il sole: positivo, stimolante, gioioso che mette di buon umore. Invita anche alla concentrazione, alla memorizzazione e alla creatività, quindi per gli interni lo associo a spazi come lo studio, il salotto e la cucina, ma non lo vedrei in camera da letto. Fra le sue molteplici tonalità preferisco l’ocra, in coppia con il verde petrolio, l’ottanio o il grigio antracite. Quello scelto da Pantone è particolarmente energico, brioso e meno versatile, tipicamente utilizzato nell’ambito urbano per contrastare il grigiore delle città o come codice di avvertimento nella segnaletica stradale». Simile constatazione in ambito della moda, come ci racconta la nostra consulente d’immagine Roberta Piemontesi: «Il giallo è gioioso. Infatti è molto amato dai bambini. Ma non è frequente perché, oltre che essere difficile da indossare, è sempre stato considerato frivolo. Quello scelto da Pantone, poi, è un giallo molto acceso. Tuttavia, i creatori di moda che interpretano la tendenza, adattano il colore al proprio messaggio comunicativo, così anche il consumatore può ritrovare possibilità di espressione più vaste. Troviamo quindi vari gialli: quello freddo e tecnologico di Balmain; quello burro, morbido e naturale di Jacquesmus, o ancora quello romantico di Etro».

Il colore passe-partout

Tutt’altro discorso per il grigio, l’altro elemento del binomio Pantone 2021. Come tutti i colori è ambivalente, ma in questo caso sono gli aspetti positivi a prevalere. Sempre Pastoureau, nel suo trattato, ne sottolinea la versatilità: «Il grigio è il colore più ricco da lavorare: possiede un gran numero di sfumature, autorizza le monocromie più delicate, esalta gli altri colori». Le conferme piovono: sia per quanto concerne l’architettura sia per la moda. «Il grigio è un’arma affidabile per architetti e interior designer: dosato in intensità e quantità può risolvere numerose problematiche, dalla luminosità, alla dimensione degli spazi, e può conferire un’atmosfera elegante, giovanile o sbarazzina a un ambiente» precisa Isabella Panizza.

Onnipresente nell’architettura e nel contesto urbano, dalla pavimentazione stradale alle facciate degli edifici, di pietra o di cemento armato, i suoi utilizzi sono molteplici anche nella moda. «È imprescindibile, tanto da essere considerato un “nuovo nero”, rispetto al quale è più versatile e morbido. Inoltre è rassicurante, ci ricorda la roccia, una base solida a cui ancorarci. È anche il colore dell’eleganza – pensiamo ai capi di Armani –, della tecnologia – durante il lockdown abbiamo capito quanto fosse importante –, e dell’homewear – la classica tuta morbida e “cozy”–. Tuttavia, preso singolarmente può risultare triste» commenta Roberta Piemontesi.

 Sia nell'arredamento d'interni, sia nella moda, il giallo può portare allegria negli accessori.

Una buona accoppiata

Che dire quindi del connubio proposto da Pantone? «La trovo una scelta azzeccata – afferma Isabella Panizza –. Il giallo limone da solo è di difficile utilizzo per l’architettura d’interni. Me lo immagino come dettaglio per creare un colpo d’occhio e dare un tocco di colore: un cuscino giallo su un divano grigio, un contenitore sopra una mensola, magari anche come motivo per una carta da parati. Ma non lo consiglio come mobile, perché il rischio è che stanchi velocemente».

Su come combinare il giallo, la nostra interlocutrice non ha dubbi: «Oltre che con il grigio, lo vedrei bene con un verde limetta, un rosa o un lillà, per creare un’atmosfera fresca e primaverile. Comunque, al di là del discorso Pantone, inviterei tutti a personalizzare la loro casa, a mettere del colore nelle loro stanze, perché ancora troppo spesso si tende a mantenere una certa neutralità, o a comprare mobili un po’ a caso senza pensare all’ambiente che si vorrebbe creare. A volte basta poco: si può coordinare un divano con un cuscino e un elettrodomestico dello stesso colore, e già si ottiene un bel risultato».

Nella moda, invece, anche se in modo marginale, l’accoppiata è già presente da tempo. «È un abbinamento piuttosto banale, e ci ricorda le tute anni ’80. Ma forse dietro ci sta l’idea di un bisogno di imparare ad apprezzare le piccole cose, di elevare a una dimensione straordinaria l’ordinario. L’abbiamo visto durante il lockdown: si è riscoperto il piacere di fare il pane in casa, e tante altre piccole cose che davamo per sconta- te. Concretamente, per un’applicazione nell’abbigliamento, suggerirei il giallo come accessorio: conferisce dinamismo e dà un tocco di modernità, e così anche il grigio, dal canto suo, ci guadagna. I creatori di moda fuoriclasse li hanno combinati e dosati in modo magistrale ed avvincente. Si va dai look azzardati ma strepitosi di Gucci e Prada, a combinazioni eleganti di Lanvin. Ci si muove tra comfort, raffinatezza e follia».

Colori accesi contro la crisi

Certo, i comuni mortali non possono permettersi questi capi, anche se, come ci spiega Roberta Piemontesi, da sondaggi è emerso che, dopo il lockdown primaverile, la gente ha investito in capi d’abbigliamento di qualità, atemporali e quindi durevoli. Ma anche in piccoli acquisti folli, quasi a confermare la tendenza veicolata dal binomio Pantone: grigio = classico + giallo = follia. «La moda non è solo tendenze fugaci, che cambiano da un anno all’altro, ed è sbagliato ritenerlo un fenomeno banale. Per esempio, quando osserviamo un quadro, per prima cosa analizziamo gli abiti, perché ci forniscono una chiave di lettura molto profonda per capire l’epoca in cui è stato dipinto. E gli stilisti con una marcia in più sanno interpretare il periodo storico che stiamo attraversando. Si può quindi dire che la scelta di Pantone rifletta la situazione attuale. In questi tempi di insicurezza, abbiamo bisogno sia della forza e delle certezze del grigio, che della felicità e della spensieratezza del giallo, per guardare con ottimismo al futuro e alla fine della crisi. A questo proposito è curioso notare come la moda, in periodi difficili, punti su colori accesi. Lo aveva fatto anche Elsa Schiapparelli con i suoi abiti ironici in rosa shocking negli anni ’30 ».

 La poetessa Amanda Gorman ha catturato il pubblico alla cerimonia d'investitura di Joe Biden, non solo con le sue parole, ma anche con il suo cappotto giallo firmato Prada.

E non sarà quindi un caso, se l’ultima volta in cui Pantone aveva optato per una tonalità vivace e gialla, era il 2009, a ridosso della crisi finanziaria. Allora giustificava, quasi come oggi, con queste parole la scelta del mimosa: una necessità di ritrovare ottimismo e speranza per affrontare il futuro. L’invito sembra perciò quello di restare ben ancorati alla roccia, facendo uso della nostra materia grigia, ma guardando al futuro con ottimismo. E perché no? Concedendoci qualche piccola follia. 

Dare un nome ai colori

Tendenze

Il catalogo più unico che raro

I pittori si avvalevano di cataloghi già verso la fine del XVII e inizio del XVIII secolo. Nel 1692 l’artista olandese A. Boogert propone un libro eccezionale: una sorta di catalogo dei colori: un volume in un unico esemplare con oltre 5.000 sfumature di colori. A lungo è rimasto il catalogo più completo.

Nomenclatura dei colori

A fine ’700, Abraham Gottlob Werner, geologo e mineralogista tedesco, ideò uno schema di colori standardizzato, per permettere di descrivere anche le più sottili differenze cromatiche con una terminologia coerente. Questa classificazione fu adattata dal pittore scozzese, Patrick Syme, che la pubblicò nel 1814 con il titolo di “Werner’s nomenclature of colours”. Il piccolo libro fu una referenza anche per Charles Darwin, che se ne servì per descrivere i colori in natura nel suo viaggio sul Beagle.

L’arrivo di Pantone

Negli anni ’60 Lawrence Herbert, proprietario della tipografia Pantone, crea un sistema di catalogazione dei colori, il Pantone Matching System, con il quale riesce a classificare i colori secondo un codice alfanumerico, permettendone la fedele riproduzione in stampa. Nel 1999 Pantone annuncia il suo primo colore dell’anno. E da allora è un appuntamento fisso.