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LA CULTURA DELL'HIP HOP

Sei, sette, otto… via

Da più di trent’anni, Mara Capelli lavora come istruttrice sportiva in Mesolcina. I suoi allievi sono cresciuti con lei e a loro volta insegnano Hip Hop. Una storia di passione e un riconoscimento del Cantone dei Grigioni*.

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HSASKIA CEREGHETTI
24 maggio 2021
Una danza energizzante che Mara Capelli (in primo piano)ha fatto conoscere ai giovani mesolcinesi. E non solo.

Una danza energizzante che Mara Capelli (in primo piano)ha fatto conoscere ai giovani mesolcinesi. E non solo.

Mara Capelli è una grande motivatrice sportiva. La danza è arrivata pian piano; inizialmente insegnava aerobica e Body Tone in sala. Nei primi anni novanta, qui non era ancora diffuso l’Hip Hop, ma durante i corsi per istruttori iniziava ad approdare questo nuovo stile anche alle nostre latitudini e lei già lo seguiva, perché riteneva che la musica era ritmata e attuale e i passi coinvolgenti. «Allora non era come oggi – ci spiega Mara – non c’erano video su internet e bisognava arrangiarsi con le videocassette alla tivù per copiare i passi». Da lì però è partito tutto e si è addentrata nel mondo di questa danza che proveniva dagli Usa e che da noi era sconosciuta. «C’erano corsi, certo, ma allora erano soprattutto di danza funky – racconta Mara –. Però io avevo voglia di scoprire questo nuovo mondo che era l’Hip Hop».

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Alle prime lezioni di mercoledì pomeriggio ci portava anche sua figlia, mentre gli altri bambini di sei-sette anni non tardavano ad affacciarsi a questa novità. «I primi – ricordo bene –, scendevano con la teleferica da Braggio, in Valle Calanca, per raggiungermi a Roveredo». E ogni anno se ne iscrivevano sempre di più, perché la passione veniva trasmessa tra di loro, dando vita a quella complicità che, sottolinea Naike Capelli, figlia di Mara: «Nasce spontanea quando ci si ritrova in un gruppo del genere». Una danza ludica e piena di divertimento, senza grosse pretese. La tecnica e le coreografie sono arrivate dopo. E così, anno dopo anno, la scuola e la loro maestra sono progredite nelle conoscenze dell’Hip Hop. Oggi sono più di cento i ragazzi iscritti, suddivisi nelle varie categorie.

Dal 2007 i gruppi di competizione hanno già varcato l’Oceano più volte per recarsi ai mondiali di Phoenix in Arizona. Anche le Equality (in foto), ci sono state due anni fa. Nel 2018 il più grande successo, con l’arrivo in semifinale del gruppo delle Splash Crew. «Chi si iscrive oggi sembra nutrire molto rispetto nei nostri confronti», spiega Lucie delle Equality, «e noi cerchiamo di far tesoro dell’esperienza fatta ai mondiali, per trasmettere ai più piccoli la nostra motivazione». Per Mara è importante che ci sia questo passaggio di testimone. E sottolinea che prima di tutto conta il divertimento.

La rinascita degli over 16

«È vero che c’è Tik Tok», ammette Mara; «ma partecipare a lezioni vere e proprie di Hip Hop è più edificante», affermano in coro le ragazze. «Perché si impara che ci sono anche riscaldamento e stretching prima e dopo il ballo», spiega Nancy delle Equality. «Ci sono regole che sul telefonino non ti insegnano. Per questo andare di persona in un gruppo a fare Hip Hop, è tutt’un’altra storia. La passione, la mo- tivazione e le gare sono cose concrete», racconta Laura, ora maestra delle più piccole.

Complicità e risultati

Partecipare a una gara poi, non è affatto scontato. «Gli allenamenti sono di sei o sette ore a settimana se c’è una competizione in programma. E se si va a un mondiale, ci si allena praticamente tutti i giorni», conferma Mara. Ma è proprio l’obiettivo ciò che fa la differenza, c’è un traguardo da raggiungere ed esso può anche essere un flop: «Sì, perché all’inizio non sapevamo nemmeno a cosa andavamo incontro. La tecnica e le conoscenze delle regole erano insufficienti e il podio restava sempre un miraggio», racconta Mara. Ma non per questo han- no gettato la spugna.

Il fatto di crescere insieme ai suoi allievi ha permesso a Mara di portare una squadra alle semifinali dei mondiali. «Mi piace pensare che il riconoscimento che mi è stato conferito non riguardi solo me, ma che premia la mia scuola nel suo insieme. L’unione del gruppo e la complicità della squadra con gli altri ragazzi provenienti da nazioni di tutto il mondo mi hanno portata a credere che la costanza, il fatto di non farsi mai abbattere da un insuccesso, che va sempre considerato come un’opzione possibile, sono i risultati più importanti».

Soprattutto oggi lo sport unisce e rappresenta un valore inestimabile per i ragazzi. Lo hanno dimostrato gli over 16, che dopo la riapertura e la ripresa delle lezioni in presenza, sono rinati. «Prima li avevamo un po’ persi, anche se ho fatto numerosi tentativi con Zoom per mantenere vivo il gruppo», dice Mara. Ma non è la stessa cosa. Fare sport da casa non basta, c’è bisogno di contatto, di vita, di comunione e di vicinanza.

* Quest’anno, Mara Capelli, classe 1967 di Roveredo, ha ricevuto un premio di riconoscimento conferitogli dal Cantone dei Grigioni per aver promosso la cultura Hip Hop in Mesolcina e perché ha rappresentato più volte la Svizzera ai massimi livelli con i suoi gruppi.