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GIORNATA DEL BOSCO

Storie di legno locale

Dai sogni alla realizzazione: otto progetti virtuosi sul legame uomo e legname nella Svizzera italiana. Perché c’è chi sembra sussurrare al legno.

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Corrado Griggi, Viola Moghini-Barberis, Christoph Kaminski, Tonatiuh Ambrosetti, Sonia Petignat-Keller/Agroscope
15 marzo 2021
Una sfera di listelli di larice,  Rossa in val Calanca, invita l'escursionista a soffermarsi un attimo, magari anche a dimenticare il tempo?

Una sfera di listelli di larice, Rossa in val Calanca, invita l'escursionista a soffermarsi un attimo, magari anche a dimenticare il tempo?

Danilo Piccioli

Direttore di federlegno.ch

«Abbiamo la percezione della rinascita di un circolo virtuoso attorno al legno ticinese» scrive, in una delle ultime edizioni della rivista “Forestaviva”, Danilo Piccioli, direttore di federlegno.ch, la federazione cappello che raggruppa le varie associazione di categoria della Svizzera italiana legata al tema bosco e legno. In queste pagine vi presentiamo alcuni progetti, con cui, ognuno a suo modo, valorizza il legname raccolto nei nostri boschi. Esempi che vanno da mobili “slow design” al vapore ottenuto dagli scarti di legno. E presto, potremmo attenderci il Marchio Ticino per il legname locale.


Il percorso Ispace

La psicologia dello spazio è un tema da sempre caro all’architetto Davide Macullo. Per parlarne c’incontriamo a Rossa, in fondo alla valle Calanca, dove l’autunno scorso è stata posata la prima di dieci strutture in legno del percorso “Ispace”: una sfera di listelli di larice locale, alta cinque metri per sei di diametro. Un progetto che unisce arte, natura e architettura per creare luoghi che stimolano le persone a trasmettere in modo ludico l’influenza di uno spazio sui propri stati d’animo, come la calma (da vivere all’interno della prima costruzione a forma sferica), la leggerezza, la stabilità o l’aggressività (www.macullo.com). «L’architettura influisce in modo passivo sulla vita, nel senso che non è legata ad un autore, ma alle emozioni che sa trasmettere» racconta Davide Macullo, con studio a Lugano, alla continua ricerca sulla percezione dello spazio. Nella gente di Rossa ha riscontrato una mentalità aperta e curiosa di vivere il territorio, pronta a curare attivamente il paesaggio e a sostenere iniziative come “Ispace” o la fondazione RossArte (info: rossarte@rossa.ch). «Secondo il detto di Bruno Munari: un popolo civile vive in mezzo alla sua arte».


Robinia di luna

Leandro Custer della segheria Taiabó: passione per il legname massello ticinese.

Robinia di luna: un concetto, un sogno? Per Leandro Custer una necessità, da raggiungere a tappe. Obiettivo per il 36enne gestore della segheria Taiabó a Madonna del Piano è la valorizzazione del legno locale. «Mi dicono che sono un po’ pazzo… ma sono certo che abbassare l’impatto dell’uomo sull’ambiente sia l’unica via percorribile!». Lo scarso interesse nell’utilizzare la robinia, una falsa acacia dei nostri boschi, è dovuto all’enorme scarto che comporta la sua elaborazione, perché cresce storta. Ma persuaso che siamo noi a doverci adattare alla natura, Custer la propone come alternativa indigena alla variante esotica per terrazzi, bordi piscina, parquet dal colore giallo dorato e botti per l’affinamento della grappa (vedi a pag. 24). «Se poi è tagliata nella fase lunare giusta e con la punta a valle, come sapevano fare i nostri antenati, il terrazzo durerà più a lungo e il costo iniziale più alto sarà compensato da una durabilità del prodotto maggiore». Simile discorso economico ed ecologico per le arnie in legno di castagno, senza colle, vernice e altri composti chimici. Il malcantonese parla di legni “dimenticati”, incluso anche il frassino, e di vibrazioni del legno. Insomma, ha una visione chiara e in controtendenza.


L'uomo che fa del castagno un capolavoro

A Lorenzo Bernasconi, falegname di Bedano, piace lavorare il castagno. Qui con una panchina della linea "Castagno18".

Nella falegnameria di Lorenzo Bernasconi a Bedano si lavora anche il castagno a “km zero”. Con l’architetto Federico Rella e il designer Giulio Parini ha lanciato una linea di “slow design” chiamata “Castagno18”: un tavolo, una panchina, una madia (se fosse un prodotto globalizzato si chiamerebbe “sideboard”), una libreria e un servo-muto in legno massiccio. Senza chiodi né viti, solo incastri a coda di rondine: un’opera d’arte. «Il cliente deve percepire un’emozione vedendo questi mobili – racconta Lorenzo Bernasconi mentre passa la mano sulla panchina –. Il legno proviene da un castagno della zona, con tanto di tracciabilità. Chissà quante storie nasconde della sua centenaria vita!». Della cosiddetta cipollatura, Bernasconi fà di necessità virtù: il movimento del castagno diventa un pregio. Insomma, è un legno che richiede attenzione e il falegname sa “andarci dietro” con perizia e passione. Per costruire la panchina impiega una settimana. Osserviamo il “disegno” del legno, unico e non replicabile, che invita ad essere accarezzato, scoperto per le sue tipicità. Sembra volerci dire qualcosa.


Il lariceto pascolato

Il lariceto pascolato nell'alta val di Blenio include anche certi pascoli dell'alpe Predasca.

Quello che l’escursionista percepisce del paesaggio come piacevole e incantevole, in “boschese” si chiama lariceto pascolato. Un sentiero curato, che si snoda all’ombra di larici, in parte ultra centenari e monumentali, e sullo sfondo il suono dei campanacci. Ci troviamo in Valle di Campo, nell’alta val di Blenio, dove il Patriziato di Olivone, Campo e Largario in questi mesi sta portando a buon fine, con l’aiuto dell’Ufficio forestale di circondario, il ripristino del lariceto. Il presidente patriziale Denis Vanbianchi ne va fiero. «L’obiettivo era di pulire la selva da piante malsane e da larici in esubero, facendo fronte all’invadente avanzata di abete rosso, rododendro rosso e mirtillo nero, per creare un bel bosco pascolato che appaga tutti. Ci siamo riusciti, rispettando anche termine e preventivo». Infatti, il progetto di Ronco Loda – Predasca (quest’ultimo è anche il nome dell’alpeggio che produce un ottimo formaggio d’alpe DOP) è un raro e bell’esempio di convivenza tra selvicoltura e agricoltura, dall’alto valore paesaggistico.


L'ingegnere del legno

Agroscope di Cadenazzo,costruzione in legno.

È da 25 anni che Andrea Bernasconi promuove l’uso del legno nell’edilizia. Lo definisce un materiale affascinante, innovativo e performante. Il professore Supsi con studio d’ingegneria a Lugano e Zurigo, spiega la storia, dallo chalet alla palazzina di otto piani in legno, come un’evoluzione. Ricorda che il primo edificio in Svizzera a sei piani, con una struttura portante fuori terra in legno, è stato realizzato nel 2007 a Lugano. «Fattore limitante era la paura dell’incendio. Ma si sono messe regole chiare, così che anche la tromba delle scale – via di fuga – possa essere in legno. Oggi, non c’è più assicurazione che faccia la differenza con gli altri materiali. In pratica si riveste il legno in modo tale che il calore arrivi a contatto solo dopo un determinato tempo. Perché neanche una trave in acciaio a 1000 °C resiste per ore!». Bernasconi ha sviluppato anche la tecnica del castagno lamellare incollato da usare come travi. «Un progetto nuovo, tutto ticinese. Costa di più dell’abete, ma cresce da noi ed è esteticamente e culturalmente più attrattivo. Senza dimenticare che oggi il costo del materiale nella costruzione è comunque ridotto».


L'affinamento della grappa in botti di robinia

Le tre botti sopra sono di robinia, mentre le tre sotto di rovere. Sono da 50 litri.

Due mesi fa la fatidica degustazione di grappa di Merlot affinata – e qui sta la novità – in botti di robinia: ad oltre un terzo del panel di esperti d’acquavite è subito piaciuta. Un risultato incoraggiante, perché la gente di solito predilige gusti che già conosce. A seguire questo progetto lanciato a fine 2018 è Mark Bertogliati, collaboratore scientifico del WSL, l’Istituto federale di ricerca per la foresta, la neve e il paesaggio con sede a Cadenazzo, e direttore dello studio d’ingegneria EcoEng ad Arbedo. «Lo scopo è di valorizzare sia la grappa di Merlot sia il legno di robinia, una specie considerata invasiva che va gestita. Il legname, tagliato nell'inverno 2018/2019, proviene dal bosco di Santa Margherita a Stabio; la grappa di vinacce dalla vendemmia 2019 dell’azienda agraria di Mezzana; la legna stagionata dalla segheria Taiabó di Leandro Custer di Madonna del Piano; le botti di 50 litri dal bottaio Roland Suppiger nel canton Svitto. Mentre le analisi scientifiche su 350 litri di grappa – 150 litri affinati in robinia, altrettanti in rovere e 50 in acciaio – sono curate dai ricercatori di Agroscope a Wädenswil». E da loro, appunto, il recente verdetto gustativo: dolce e rotondo, tendente al giallo per il rovere, più erbaceo e robusto con riflessi ambrati per la robinia. A partire da quest’estate, la prima grappa ticinese affinata in robinia dovrebbe essere in vendita.


Ecologico: la casa in legno

Casa progettata dall'arch. Federico Rella, con un rivestimento in assi di castagno.

Federico Rella di Vezio è un giovane architetto trentenne che vuole portare avanti la tradizione, non per nostalgia, ma per una questione di qualità e di logica, in altre parole, di ecologia. Abitare tra selve castanili senza impiegare il castagno nella costruzione? Impensabile. «Certo, l’unico vero atto ecologico sarebbe quello di… non costruire. Nei miei progetti provo quindi a integrare elementi realizzati con i nostri legni e la calce e, dove possibile, ad abolire i materiali sintetici». Una sua casa nell’Alto Malcantone, con rivestimento in assi di castagno lasciate volutamente filo sega (vedi foto), ha suscitato un interesse a livello internazionale. «Ecologia vuole anche dire recupero, conoscenza e rispetto del materiale. Il legno invecchia con te, è naturale. Anzi, sono dell’avviso che possa colorare la nostra casa senza forzature. Un mobile l’hai per tutta la vita; un tavolo in noce con la sua fiamma (venatura, ndr) ti accompagna come un quadro». E anche a lui piace pensare a tutte le storie che potrebbe raccontare un noce che ha visto crescere diverse generazioni. «Penso che l’aspetto più difficile per un architetto sia quello di creare qualcosa di atemporale» conclude Rella.


Dal bosco al vapore

Un'azienda familiare: Lorenzo Zanetti con la figlia Nicole davanti all'impianto di teleriscaldamento a biomassa legnosa.

Si respira un intenso profumo di legno salendo le scale dell’impianto di teleriscaldamento a biomassa legnosa della Nuova Energia Ticino SA di Biasca. Il “cuore” di questa installazione trasforma lo scarto del legname, sotto forma di cippato, proveniente dai nostri boschi, in vapore per i processi industriali per l’adiacente lavanderia e sterilizzazione centralizzate dell’EOC e per la Helsinn Advanced Synthesis SA. Poi, una parte del vapore viene convertita in acqua calda per il riscaldamento di stabili di abitazioni vicine. “Locomotiva mentale” della centrale del legno è la famiglia Zanetti, che già gestisce un’impresa forestale con impianto di teleriscaldamento nel Comune di Croglio. Ma a Biasca i Zanetti, con il sostegno di importanti sussidi cantonali, da due anni hanno messo a punto la prima centrale del legno che produce vapore. La potenza si aggira sui 6.4 MW/h. Ma Nuova Energia Ticino SA sta già facendo le prove per il suo prossimo progetto che vedrà la luce in autunno: un impianto per fabbricare pellet ticinese. Anche in questo ambito il primo in Ticino.