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ATTENTI AGLI INDIZI

Tra enigmi e divertimento

Che fine hanno fatto le opere dell’artista Lula, misteriosamente scomparsa? A cercarle, per le vie di Lugano, è un quartetto di liceali che si lancia alla scoperta di Sato Code, gioco all’aperto che sta prendendo particolarmente piede in Ticino.

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VIOLA MOGHINI-BARBERIS
27 giugno 2021
Sato Code a Lugano: Teodora indica la prossima meta; i compagni di viaggio decifrano gli enigmi sugli smartphone.

Sato Code a Lugano: Teodora indica la prossima meta; i compagni di viaggio decifrano gli enigmi sugli smartphone.

La caccia alle opere d’arte nascoste a Lugano dalla fantomatica artista Lula, scomparsa di recente, parte da Piazza Riforma, dove si danno appuntamento Emanuele (18), Teodora (19), Paolo (19) e Gabriele (19), liceali dell’Istituto Elvetico. Uniche armi per risolvere la lunga serie di enigmi e tranelli che li aspetta: il loro smartphone e la loro mente. «Vediamo di non fare brutte figure, ragazzi», avverte Emanuele.

In due click viene scaricata l’app di “Sato Code”, una specie di escape room all’aperto. Si attiva il GPS, per potersi orientare tra le vie cittadine. E parte il cronometro. Il quartetto ci mette un attimo a carburare. «Il gioco è intuitivo – sostiene Gabriele –. Ma devi ragionare su più livelli. Non tutto è immediato». A Teodora piace il fatto che l’esperienza coinvolga sia luoghi storici e artistici della Città, sia piccoli commerci. «A volte, infatti, l’indizio è nascosto all’interno di una vetrina. E poi ti devi mettere a fare calcoli, decifrando magari un codice». Paolo è il più agguerrito. «Voglio arrivare alla fine senza spendere nemmeno uno dei tre indizi a disposizione».

Angoli nascosti

I quattro cellulari, grazie a un apposito sistema, sono collegati tra loro. «E così – precisa Paolo – sul telefonino di qualcuno potrebbe comparire un indizio che altri non hanno». «È un po’ inquietante il fatto che quando si arriva davanti a un punto chiave il cellulare si metta a vibrare», scherza Teodora. A un certo punto bisogna cercare delle oche in giro per la città. È la app a richiederlo. Altrimenti non si può continuare. Teodora si mette a fare domande in giro. Va pure a chiedere all’edicolante. E se ne torna a mani vuote e ridendo a crepapelle.

«Quando abbiamo lanciato il gioco – spiega Francesca Aliotta, 38 anni, una dei responsabili – abbiamo proprio pensato a due componenti: il divertimento e la possibilità di conoscere angoli nascosti di una città. Il primo Sato Code, termine che rievoca il misterioso fondatore dei bitcoin, è stato creato a Zurigo circa due anni fa. Perché alcuni miei colleghi vivono lì. Poi è arrivato il turno del Ticino, con Bellinzona e ora Lugano. Stiamo pensando di fare la stessa cosa a Locarno. Il Ticino, con il suo clima, si presta parecchio ad attività all’aperto di questo genere».

Il senso dell’orientamento

Tra i quattro componenti del team, battezzatosi per l’occasione “CharBe”, non mancano i momenti di scoramento. «Dai, giochiamoci l’indizio. Altrimenti non andiamo più avanti», sbuffa Gabriele. In effetti è da un quarto d’ora che non si riesce a passare alla stazione successiva. Paolo, a malincuore, cede: «Non è sempre così facile orientarsi. Ci sono attimi in cui non so più dove sia il Nord o dove sia l’Est». E che dire di quando l’app fa riferimento a due amici incontrati circa mezzora prima? Emanuele va in fissa. «Io quei due ragazzi seduti su quella panchina li ho già visti poco fa», sostiene. I suoi compagni però lo invitano a essere un po’ più razionale. «Pensi che ci siano delle comparse 24 ore su 24 per questo gioco?», replicano all’unisono.

Teodora fa una pausa per dissetarsi. La giornata è calda. «L’ideale – dice Francesca Aliotta – è avere sempre vestiti comodi e qualcosa da bere con sé. E soprattutto partire con la batteria del cellulare carica al massimo, per evitare spiacevoli sorprese». A essere scarichi sono però i “nostri” eroi, sempre più vicini alla meta ma costretti a bruciarsi anche il secondo indizio. Si arriva così allo step finale. Paolo sequestra i cellulari ai suoi compagni. «Caschi il mondo, ma il terzo indizio non me lo voglio giocare».

Dieci minuti ad alta tensione, finché il gruppetto esplode in un boato. Le opere di Lula sono state ritrovate. «Con un’ora e 38 minuti rientriamo tra il 22% dei tempi migliori – conclude Emanuele –. Poteva andare meglio, ma anche peggio. Di fronte agli enigmi siamo stati bravi a lavorare di logica, mentre abbiamo perso troppo tempo tra una stazione e l’altra. Pomeriggio decisamente originale. Da rifare, magari a Bellinzona».

CACCIA AL TESORO

All'aperto e in città

Nuove emozioni in arrivo

A Zurigo un professore scopre la possibilità di decifrare qualsiasi codice immaginabile e possibile. A Bellinzona qualcuno ha nascosto la chiave di accesso a un software di importanza internazionale. A Lugano, invece, si va a caccia delle opere d’arte della misteriosa artista Lula. E a Locarno? Il team di “Sato Code” ha messo a punto un concetto davvero intrigante: come entrare a fare parte di una società segreta? La nuova escape room all’aperto lancia la sfida…

www.sato-code.com