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Tra innovazione e tradizione

Culla del Merlot ticinese, l’azienda a conduzione famigliare Tamborini Vini è da qualche anno giunta alla terza generazione. Nata nel 1944, grazie al suo dinamismo guarda al futuro con sostenibilità.

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Sandro Mahler
17 maggio 2021
Mattia Bernardoni, direttore della Tamborini Vini, controlla regolarmente la maturazione delle uve.

Mattia Bernardoni, direttore della Tamborini Vini, controlla regolarmente la maturazione delle uve.

I vigneti della Tamborini Vini sono da parecchi anni legati alle origini della tradizione vitivinicola ticinese. È infatti proprio sui pendii della tenuta Vallombrosa a Castelrotto, acquistata dall’azienda nel 2002, che furono messe a dimora agli inizi del ’900 le prime barbatelle del vitigno Merlot proveniente da Bordeaux, le stesse che regalano ancora oggi alla nostra regione una prestigiosa identità.

Piantate 9.800 barbatelle

Nata nel 1944 dalla passione di Carlo Tamborini e portata avanti dalla dedizione del figlio Claudio, oggi l’azienda di Lamone coltiva circa una trentina di ettari distribuiti tra le migliori zone a vocazione vitivinicola del Cantone, e altrettante sono le etichette prodotte che raccontano la storia di quest’azienda famigliare che, giunta oggi alla terza generazione, ovvero Valentina Tamborini e Mattia Bernardoni, continua a produrre vini pluripremiati e a guardare al futuro con sostenibilità.

Da sempre, coltiviamo i nostri vigneti secondo le regole della produzione integrata; per noi la sostenibilità è un fattore prioritario», ci racconta Mattia Bernardoni, direttore della Tamborini Vini. «La vigna ha dei tempi lunghi. Una volta messa a dimora ci vogliono anni prima che dia frutti. Per questo motivo, per noi è fondamentale pensare anche al benessere e alla sostenibilità delle generazioni future. Negli ultimi anni abbiamo fatto un ulteriore passo avanti grazie al nostro agronomo Pier Luigi Alberio, che ha studiato un piano di trattamenti per minimizzare i residui che si possono trovare nelle uve tradizionali».

L’altro fronte sul quale l’azienda ha lavorato negli ultimi anni è stata la messa a dimora nel 2016 di circa 9.800 barbatelle di vitigni cosiddetti PiWi, ovvero maggiormente resistenti in maniera naturale alle malattie crittogamiche (oidio e peronospora) e che quindi necessitano solo di un paio di trattamenti all’anno.

Altri vitigni

«Sono state piantate le varietà Solaris, Bronner, Johanniter, Sauvignon Nepis e Muscaris. La prima vera vendemmia l’abbiamo fatta nel 2020 e con queste uve sono stati prodotti dei nuovi vini chiamati Resiliet, che saranno presto sul mercato. Nei prossimi anni continueremo a sviluppare il nostro concetto di sostenibilità su questi due binari. Con l’intento di allargare il panorama viticolo ticinese con magari altri vitigni interspecifici, ma soprattutto di mantenere e conservare il nostro vitigno principe, arrivato in Ticino ben 115 anni fa», conclude Bernardoni.

 

L'azienda Tamborini coltiva circa una trentina di ettari in posizioni di spicco del cantone.