Tutti per uno, uno per tutti | Cooperazione
X

Argomenti popolari

SOCIETÀ
FARE SQUADRA

Tutti per uno, uno per tutti

Empatia, curiosità, interessi comuni ci spingono a socializzare. Quali meccanismi scattano quando ci confrontiamo con gli altri?

07 giugno 2021
I giovani si sono allenati a fare squadra per risolvere problemi complessi.

I giovani si sono allenati a fare squadra per risolvere problemi complessi.

Ci sono giornate ventose in cui il vento entra in testa e scombussola pensieri, creando più domande che risposte. Che competenze dovremmo possedere per affrontare al meglio la vita? E per avere successo nella professione? Come possiamo aiutare i ragazzi a crescere sicuri delle proprie capacità, così da guardare al futuro con serenità? Se esistesse un libretto delle istruzioni farei carte false per averlo e per scrollarmi di dosso queste domande assillanti. Il fatto è che ogni persona ha un suo percorso e una sua personalissima cassetta degli attrezzi che contiene sì delle predisposizioni, ma che va completata anche e soprattutto con quanto imparato sul campo, in qualsiasi ambito, dalla scuola allo sport, dall’attività del tempo libero al lavoro.

Operazioni sociali

Collaborare fa progredire la nostra società.

 

È pur vero che certe doti sono innate: inutile sforzarmi negli acuti da soprano se la mia voce non me lo permette, ma altre invece si possono allenare o imparare e possono fare la differenza. Una di queste è l’intelligenza collettiva.

Un concetto, che gli addetti ai lavori conoscono da tempo, ma che è meno conosciuto alle persone comuni. Ma di cosa si tratta? Lo abbiamo chiesto a Davide Antognazza, docente-ricercatore preIntelligenzsso il Dipartimento formazione e apprendimento della SUPSI con sede a Locarno. «Alla base dell’intelligenza collettiva vi sono le operazioni sociali. Faccio un esempio pratico: per costruire una casa entrano in azione l’architetto che progetta il disegno, il capocantiere che coordina le varie figure professionali, dai tecnici impiantisitci fino al muratore. Ognuno mette in campo le proprie conoscenze per ottenere un risultato, che in questo caso è la casa finita ed abitabile. È come se ognuno possedesse un tassello del puzzle che, incastrato con gli altri, crea il disegno finale». Ma a che cosa serve possedere questo tipo di intelligenza? «Mai come in questo periodo storico ci siamo accorti che per navigare nel mondo abbiamo bisogno degli altri e che è meglio affrontare i problemi in un’ottica collettiva, di comunità. Rispetto al passato, pensando a cinquant’anni fa, i confini si sono aperti, anzi spalancati, ed è quindi diventato importantissimo sapersi adattare alle intelligenze degli altri e interagire con esse. Oggi è impensabile stare chiusi nel proprio guscio, senza scambi o senza contatti, a meno di essere un eremita».

Soluzione comune

I giovani hanno una capacità migliore a fare rete. Dovremmo prenderli come esempio.

 

È possibile allenare questo tipo di intelligenza? «Indubbiamente. In ambito scolastico sono anni che promuoviamo le competenze trasversali e incentiviamo la capacità degli allievi a collaborare, a mettere in azione la propria rete. Lo scopo è di arrivare alla soluzione comune di un problema, accettando i propri limiti, ma aprendosi agli altri e alle loro conoscenze. In fondo si tratta di una competenza sociale. E la capacità di collaborare è un'abilità che in futuro sarà sempre più apprezzata».

Questa competenza è riservata solo ai giovani? «Assolutamente no, non è una prerogativa dei giovani. Indubbiamente loro sono facilitati nell’intrecciare conoscenze e nel chiedere aiuto laddove non riescono a trovare una soluzione individuale. Nelle generazioni passate era più presente il senso di individualità, e forse questo rende il processo un po’ più farraginoso. Ma ognuno di noi la mette in pratica, anche inconsapevolmente, quando attiva il proprio sapere per trovare una soluzione a un problema che si è presentato. Tutti noi la conosciamo, si tratta solo di applicarla».

Imparare a collaborare

Intrecciare conoscenze e chiedere aiuto se non riusciamo a trovare la soluzione da soli.

 

Imparare a collaborare, a riconoscere il meglio di ogni persona e a valorizzarla è la strada da imboccare per far progredire la società del futuro. Non dimentichiamo che l’uomo è un essere sociale e promuovere la capacità collaborativa di ognuno non fa che assecondarne questa natura. Guardiamo alla facilità che hanno i giovani nel tessere reti e facciamone tesoro. Non potremmo che trarne tutti un enorme vantaggio.