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Un altro abitare

Se ne parla molto, ma finora le cooperative abitative in Ticino faticano ad affermarsi. Di cosa si tratta? Siamo andati a Basilea a visitarne una fondata 92 anni fa.

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PINO COVINO
05 luglio 2021
Una partita a carte tra inquilini e amici nella cooperativa abitativa "Neuweg" di Basilea. Sono loro che ci hanno mostrato lo spirito collaborativo alla base del loro progetto di vita abitativo

Una partita a carte tra inquilini e amici nella cooperativa abitativa "Neuweg" di Basilea. Sono loro che ci hanno mostrato lo spirito collaborativo alla base del loro progetto di vita abitativo

Con la demolizione di fine maggio di uno degli edifici dell’ex Macello a Lugano è tornato alla ribalta il tema del diritto all’alloggio. Per Jennifer Duyne Barenstein, antropologa sociale dell’ETH di Zurigo, quel cumulo di macerie è l’emblema di un’occasione persa: «A livello culturale, il branding di Zurigo non è l’Opernhaus, ma è la Rote Fabrik. L’innovazione culturale nasce spesso da questi gruppi di persone, non dal LAC. Lugano ha investito molto nella cultura, ma non ha compreso il potenziale dell’autogestione e dei suoi promotori per farli diventare attori della scena culturale». Analogamente all’autogestione, c’è un’altra forma comunitaria che non fa ancora breccia in Ticino: la cooperativa di abitazione, ossia quell’unione di persone che, costituita in società senza scopo di lucro, si organizza in modo democratico in una forma di abitazione intermedia tra proprietà privata e affitto. In Svizzera tedesca e romanda se ne contano circa 1.800, ma nel nostro cantone per cause storiche e sociali, che Duyne Barenstein spiega nell’intervista a pagina 53, sono quasi sconosciute.

La “Neuweg” di Basilea

Per capire lo spirito “originale” di una cooperativa di abitazione siamo andati a Basilea a visitarne una fondata nel 1929. La storia della “Neuweg” inizia alla Casa del Popolo di Basilea il 17 giugno del 1929, promossa da un gruppo di sindacalisti socialdemocratici e del Partito del lavoro che rivendicavano alloggi dignitosi e affitti equi per i lavoratori.

Oggi la “Neuweg” è un immobile di 30 appartamenti in stile Bauhaus nel quartiere di Hirzbrunnen, dove si possono ammirare alcuni dei più significativi esempi di cooperative abitative di tutta la Svizzera, tra cui una splendida “Città giardino”, con casette a schiera a mattoncini rossi in stile inglese e il “Drei Linden”, una “fortezza” sorta nel 1944 e ideata dagli architetti Mumenthaler e Meier, gli stessi che hanno progettato la “Neuweg”.

Un equivoco da chiarire

«Temo che siano in molti a fraintendere il significato di cooperativa abitativa. Esso va oltre un affitto a buon mercato. Qui in diversi si mettono a disposizione per impiegare una piccola parte del proprio tempo libero al servizio di tutti. Ma oggi sempre meno persone sono disposte a farlo», specifica Marianna Schilling, 65 anni, che ci accoglie nel suo appartamento, dove ci aspettano attorno a un tavolo e un mazzo di carte Anna Di Savino, 55 anni, parrucchiera di origini campane in Svizzera dal 1984, Arminda Mercado, 75 anni, insegnante di spagnolo e segretaria in pensione arrivata nel 1973 dalla Bolivia e Fabio Thalmann, 24enne studente in medicina.

L’oasi di pace di Anna

«Questa è la mia oasi di pace. Vivo da sola, come molti inquilini di questo stabile, ma posso contare sull’aiuto di tutti. Ciò mi fa stare bene. E di certo la qualità di vita migliora», afferma Di Savino, guardando verso i grattacieli della Roche e il terrapieno della linea ferroviaria tedesca, su cui sta passando un treno per Lörrach (D). Durante la Seconda Guerra Mondiale, invece, su quella linea passavano i treni nazisti sulle cui carrozze campeggiava la scritta “Verso la vittoria finale”. Si narra che gli inquilini della Neuweg, in tutta risposta, esposero dalle finestre un grande striscione: “Non vincerete mai”.

Arminda e l’amore per la cucina

Della carica ideologica di allora è rimasto poco o nulla. «Quando arrivai 25 anni fa c’era ancora un’anziana signora che salutava tutti con “Buongiorno compagna, buongiorno compagno. Oggi non è più così», conferma Arminda Mercado, attiva nel volontariato: «Anche io vivo sola, e adoro cucinare». Ma non solo. Ha fondato a Basilea nel 1980 un’organizzazione umanitaria che sostiene diverse scuole in Bolivia con borse di studio per corsi di formazione professionale.

Il compito di Marianna

Marianna Schilling fa parte del comitato della cooperativa, composto da 6 persone. Tra i suoi compiti c’è la selezione dei nuovi inquilini. «Quando si libera un appartamento non pubblichiamo mai annunci. Ci ritroveremmo una valanga di candidature». Gli appartamenti della “Neuweg” sono ambitissimi. Per un trilocale si pagano 806 franchi al mese, per un bilocale 726. Si richiede una quota sociale di soli mille franchi (gli ammortamenti della proprietà sono stati fatti), con i quali si diventa comproprietari della cooperativa. «Per mantenere questi canoni così bassi ci impegniamo al massimo per risparmiare sulle spese condominiali, a partire dalle riparazioni. Se un inquilino ne richiede una, mettiamo in bacheca un biglietto per vedere se ci sono altre persone che hanno richieste analoghe. Così gli artigiani vengono una volta sola e risparmiamo sui costi», spiega Schilling.

«E pensare che fino a 9 anni fa si pagavano solo 320 franchi», ricorda Mercado, cioè prima della ristrutturazione da tre milioni di franchi con posa di pannelli solari sul tetto, sostituzione dell’impianto centrale di riscaldamento e lavori di ristrutturazione degli appartamenti.

Il giovane Thalmann

«Io studio medicina e abitare in un bilocale a 726 franchi mensili significa permettersi di vivere in città in autonomia. Posso così frequentare l’università e lavorare come corriere in bicicletta per guadagnarmi quanto basta per mantenermi», spiega il giovane Thalmann.

Solidarietà intergenerazionale

«Dei nostri 36 inquilini, Fabio è il più giovane. Susanne, la più anziana, in ottobre compirà 99 anni. Per dare una mano a Fabio, gli abbiamo affidato il compito di occuparsi della lavanderia (pulizia locali, conteggio elettricità per l’utilizzo di lavatrici e asciugatrici, ecc.), compensato con 400 franchi all’anno», spiega Schilling. Anche Anna Di Savino, che lavora in un salone di parrucchiera del quartiere, si rende utile con un taglio di capelli gratuito a chi ne ha bisogno. «Qui non c’è nessun obbligo. C’è solo voglia di collaborare. E tutto avviene in modo spontaneo».

Gli spazi condivisi

Vivere in una cooperativa abitativa significa anche usufruire e amministrare spazi condivisi, come la sala delle feste e del tempo libero, l’officina, l’orto e l’area grill. «Con il Covid abbiamo mantenuto le riunioni di comitato, ma interrotto i nostri incontri tra inquilini», dice Schilling. Niente festicciole nella sala del tempo libero, niente concertini di musica classica della coppia di inquilini musicisti, niente grigliate, fondue e festa del raccolto. «Però mi sono goduta l’aria aperta, l’orto e il verde della Neuweg», aggiunge, mentre ci mostra lo spazio per l’umido e l’erba alta del prato, «per proteggere insetti, ricci e la biodiversità».

È giunta l’ora di pranzo ed è tempo di saluti. Thalmann entra in officina per una piccola riparazione alla sua bici, in vista del suo turno di consegne. Di Savino si avvia pedalando verso il suo negozio di parrucchiera. Schilling e Mercado rientrano negli appartamenti. Entrambe sono in pensione, ma alla Neuweg c’è sempre qualcosa da fare. «Qui, non ci si annoia mai», conclude Schilling.


La soluzione che fa scuola

Dove e quando appaiono le prime cooperative abitative (c.a.) in Svizzera?

Sorgono a fine Ottocento nelle più importanti realtà urbane svizzero tedesche, ispirate a modelli inglesi e tedeschi. La rivoluzione industriale e la relativa urbanizzazione avevano fatto emergere problematiche abitative a cui bisognava dare delle risposte.

L'INTERVISTATA

Jennifer Duyne Barenstein

Jennifer Duyne Barenstein è antropologa sociale al Politecnico federale (ETH) di Zurigo.

Perché in Ticino questo modello non si è mai affermato?

Il Ticino ha una storia legata a una società rurale che non ha conosciuto la rivoluzione industriale. Ciò ha impedito l’urbanizzazione e la formazione di una classe operaia sindacalizzata che rivendicasse alloggi a prezzi sostenibili.

La situazione com’è oggi?

Le c.a. in Svizzera vengono promosse dalle municipalità, a cui competono, insieme ai cantoni, le politiche sull’alloggio. Le città in Ticino hanno scelto di elargire contributi alle persone in assistenza per far fronte al pagamento dei canoni di locazione, favorendo di fatto un certo tipo di speculazione. Inoltre, contrariamente a Zurigo, in Ticino, da un punto di vista quantitativo, non c’è penuria di alloggi, ma uno sfitto che forse non rende così evidente la ricerca di risposte abitative alternative.

Il Ticino non ha bisogno di cooperative abitative?

Sì, ne avrebbe bisogno perché si deve confrontare con i bassi redditi, la solitudine e l’invecchiamento della popolazione, e non da ultimo con la qualità urbana, che in Ticino purtroppo manca sempre di più. Inoltre, qui mancano la formazione e la conoscenza, a cui la Cassi (Cooperative d’Abitazione Svizz. Ital.) sta cercando di rimediare, e l’appoggio della politica.

Come mai la politica latita?

Perché in Ticino non c’è mai stata una forte rivendicazione nella politica dell’alloggio. A Zurigo, quando negli anni ’80 l’aumento degli affitti e la trasformazione in uffici di spazi residenziali stava causando l’espulsione dei ceti medio-bassi e di molti giovani dalla città, le nuove generazioni sono scese in piazza e hanno occupato case. A quel punto le autorità sono state obbligate ad affrontare la questione. Lo hanno fatto permettendo ed aiutando gli occupatori di case ad organizzarsi in cooperative abitative. Le cooperative più interessanti, innovative e pluripremiate di Zurigo, che ogni anno attraggono decide di migliaia di visitatori da tutto il mondo, sono proprio state iniziate da questi gruppi che avevano parecchio in comune ai tanto stigmatizzati Molinari.

Ciò che risultati ha portato?

Già oggi a Zurigo il 29,6% degli appartamenti in affitto è senza scopo di lucro, di cui la maggior parte appartengono a cooperative e il 7.4 % alla Città. Entro il 2050 un terzo degli alloggi dovrà essere senza scopo di lucro. Le cooperative ricevono sostegno sotto forma di crediti e diritti di superficie a condizione che tengano conto della qualità di sviluppo dei quartieri, della sostenibilità ambientale e sociale.

Eppure, il totale degli appartamenti di c.a. in Svizzera è del 5 %.

Uno dei problemi riguarda gli elevati prezzi dei terreni e la poca volontà dei comuni di investire con più decisione.

Quali prospettive per le cooperative abitative in Ticino?

Monique Bosco-von Allmen, Presidente CASSI (www.cassi.ch)

Se ci sarà la volontà da parte della popolazione, dell’ente pubblico e della politica, che spesso purtroppo confonde le cooperative con progetti di case sociali, anche nella Svizzera italiana potranno svilupparsi progetti abitativi innovativi che portano vantaggi all’intera società. Le cooperative d’abitazione, che in genere sono per la fascia media, potrebbero contribuire a portare un nuovo equilibrio all’interno della società oltre che tra le generazioni. Se si trovassero proprietà in luoghi e a costi adeguati, ci sarebbero persone che si impegnerebbero ed investirebbero i propri risparmi (volendo anche quelli del secondo pilastro, si tratta di casa primaria) per realizzare un progetto abitativo collettivo sostenibile dal punto di vista economico, sociale e ambientale. Ciò preferibilmente trasformando edifici esistenti da ristrutturare, evitando di costruire in un periodo di decrescita demografica e in cui si è già costruito troppo.
I progetti, che si spera si concretizzino in tempi brevi, potrebbero essere progetti pilota per altri a seguire contribuendo così ad aumentare la percentuale di abitazioni di utilità pubblica. La condivisione di spazi e di servizi, in pieno rispetto dei propri spazi privati, contribuiscono ad ottimizzare i costi non solo dell’abitare ma anche dell’organizzazione della vita quotidiana. L’aiuto reciproco e lo stare bene tra vicini rende la vita più bella. È possibile… fare di più, per vivere meglio, spendendo meno!