Una valle infernale | Cooperazione
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Una valle infernale

Giancarlo De Cataldo sul suo nuovo giallo “Un cuore sleale”: il pm Manrico Spinori, le donne e il ruolo della famiglia.

01 febbraio 2021

Un solo cuore sleale può inquinare un esercito di valorosi?

No, ma può provarci seriamente. E tocca ai valorosi reagire con le opportune contromisure. Il vero problema è che spesso le cose stanno al contrario: un solo valoroso si trova circondato da un esercito di cuori sleali.

C’è molta lirica nel suo romanzo. A quale opera è più affezionato?

Il Don Giovanni di Lorenzo da Ponte, ma anche Tosca, Rigoletto, la Lulu di Alban Berg. Nei grandi libretti ci sono grandi tesori, come nella grande musica.

L'AUTORE

Giancarlo De Cataldo

Giancarlo De Cataldo (Taranto, 1956) è uno dei grandi giallisti italiani. Tra le sue opere, “Romanzo criminale” (2002) e “Suburra” (2013) (con Carlo Bonini), diventati film e serie tv.

Come ha scelto i suoi personaggi femminili evitando i cliché?

Il cliché è in agguato, però mi avvalgo di una formidabile fonte d’ispirazione: mia moglie, che è la mia prima lettrice e critica. Mi aiuta a scansare molte trappole. Sono sempre più alle prese con donne for- ti, veementi, impegnate, sensibili. Da ognuna c’è da imparare. E ci si accorge anche dei limiti dell’angusta visione maschile delle cose.

Quali sono i punti di contatto tra la sua attività di giudice e quella di scrittore?

Il tribunale consente di confrontarsi con molteplici tipi umani nella condizione di stress a cui l’impatto con la giustizia obbliga chiunque vi si trovi alle prese. Una palestra di emozioni, splendori e meschinità. Grandi scrittori, da Balzac a Tolstoj, frequentavano i processi per trarne ispirazione. Non tanto per le trame, quanto per i tipi umani. Per il resto il giudice è al servizio dello Stato, lo scrittore della letteratura.

Pazienza e ironia sono due caratteristiche del pm Manrico Spinori, il protagonista del suo romanzo. Bastano per sopravvivere?

No, ma aiutano, così come aiuta liberarsi dalla dittatura dei social media.

Che posto ha la famiglia nel suo romanzo?

È croce e delizia, luogo dell’amore e della condivisione, che a volte si trasforma in una valle infernale. In questo libro è centrale, tutto ruota intorno al coacervo di odi, passioni, interessi che si agitano all’interno del microcosmo dei Proietti. Ma ha un ruolo anche la famiglia di Manrico, figlio unico di una madre ludopatica e padre di un giovane ombroso che da un certo punto diventa oggetto misterioso, fonte in egual misura di amore e preoccupazione. In questo Manrico fa quello che può, sbagliando spesso, ma con le migliori intenzioni.