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Apriti cielo

Ecco la tanto attesa notte di San Lorenzo, quando la volta celeste ci offre l’annuale spettacolo delle stelle cadenti. Non sono più un mistero, ma continuano ad affascinarci.

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Getty images, Wikimedia, Alamy; INFOGRAFICO AFP
09 agosto 2021
Per osservare al meglio le stelle cadenti, ci si dovrebbe allontanare dall?illuminazione artificiale dei centri abitati e avere un cielo limpido e senza luna.

Per osservare al meglio le stelle cadenti, ci si dovrebbe allontanare dall?illuminazione artificiale dei centri abitati e avere un cielo limpido e senza luna.

«Già Dante sembrava aver intuito che quelle che ancora oggi chiamiamo stelle cadenti, in realtà stelle non sono». Esordisce citando Dante, Elena Lazzaretto, astronoma al Planetario di Padova e autrice del blog guardachecielo.it. «Dante, vedendo questi oggetti cadere, fa appello alle stelle del firmamento, e nota che non ne manca nessuna. D’altronde non è solo nell’Antichità e nel Medioevo che scienziati e poeti si sono interrogati sulla natura di questo fenomeno. Prima di capire che fossero polvere di comete, sono state osservate le lune di Giove, c’è stata la rivoluzione copernicana, è stato scoperto Urano…».

Quale per li seren tranquilli e puri discorre ad ora ad or subito foco, movendo li occhi che stavan sicuri, e pare stella che tramuti loco, se non che da la parte ond’el s’accende nulla sen perde, ed esso dura poco.

(Divina Commedia, Canto XV, Paradiso)

Oggi sappiamo che le stelle cadenti sono sciami meteorici che dipendono dalle comete, masse di ghiaccio e roccia di alcune decine di km di diametro, che viaggiano nel sistema solare.

«Quando orbitano nelle aree ai confini del sistema solare, le comete sono difficili da individuare, ma avvicinandosi al sole, avviene una metamorfosi abbastanza violenta, che ne scombussola la struttura – spiega l’astronoma –. Il ghiaccio reagisce al calore del sole, passando direttamente dallo stato solido a quello gassoso. Così facendo, oltre al ghiaccio, vengono liberati anche frammenti di roccia, che si staccano. Lungo l’orbita della cometa restano sparpagliate particelle di polvere ghiacciata. Vi restano a lungo, formando delle zone “sporche”. Quando la Terra, compiendo la propria orbita intorno al sole, attraversa queste aree, ecco che si fa “cadere addosso” queste particelle di pochi decimi di grammo, che viaggiano ad una velocità di 200mila km/ora e che, al contatto con l’atmosfera, sviluppano calore dovuto all’attrito, creando una scia luminosa. Sono le stelle cadenti». Le Perseidi, le stelle cadenti d’agosto che con un po’ di fortuna vedremo queste notti, traggono il loro nome dal fatto che sembrano provenire dalla regione della costellazione di Perseo, e la loro cometa “madre” è la Swift-Tuttle.

Il nesso tra meteore e comete è noto solo dalla metà dell’Ottocento, e se ne deve l’intuizione a Giovanni Virginio Schiaparelli, astronomo, storico della scienza e direttore dell’osservatorio di Brera, come ci spiega Elena Lazzaretto.

Queen

“Don't stop me now” (1979)

“Don’t stop me now” è uno dei brani più conosciuti del gruppo Queen, una sorta di un inno edonistico alla vita, e fa parte dell’album “Jazz” (1979).

«All’epoca c’era un grande fermento in campo astronomico e si cominciava a ragionare in maniera scientifica sul fenomeno delle stelle cadenti. Non c’era ancora internet ma gli scienziati interloquivano tra loro con una fitta corrispondenza. Ed è in una lettera del 1866 a un collega, che Schiaparelli inchioda l’identità delle stelle cadenti, proprio grazie allo studio delle stelle cadenti di agosto – precisa la studiosa –. La cometa Swift- Tuttle era stata scoperta nel 1862. Schiaparelli aveva notato una curiosa coincidenza, e cioè che queste stelle cadenti sembravano provenire dalla regione del cielo in cui era passata la cometa. Determinando poi l’orbita della cometa, osservò che le meteore provenivano proprio dalle zone del suo passaggio. E dato che nella scienza le coincidenze sono rare, collegò le due cose. Ebbe poi conferma della sua teoria, constatando lo stesso nesso anche tra altre comete e sciami meteorici».

Queste cose le sa solo Domineddio

Ed è così che Schiaparelli trovò da solo la risposta alla domanda che 27 anni prima aveva posto al padre.

«Un confuso sentimento di cose immense, adorabili, si impadronì di me»

Virginio Giovanni Schiaparelli

«Oltre ad essere un grande scienziato, Schiaparelli scriveva molto bene, e in un testo narra un momento chiave della sua vita, un ricordo di quando aveva quattro anni – ci racconta Elena Lazzaretto –. Suo padre, che lavorava fino a tardi, una notte portando a casa il figlio, che stava crollando dal sonno, per tenerlo sveglio iniziò a indicargli le costellazioni finché, e qui lo cito: “D’un trattò si spiccò una stella cadente, poi un’altra, poi un’altra, e alla mia domanda cosa fossero, mio padre mi rispose che queste cose le sapeva soltanto Domineddio. Tacqui ed un confuso sentimento di cose immense, di cose adorabili si impadronì di me. Già allora, come più tardi, la mia immaginazione era fortemente colpita da ciò che è grande, così nello spazio come nel tempo».

Un fascino immutato

Giovanni Pascoli

“X agosto” (1896)

San Lorenzo, io lo so perché tanto
di stelle per l’aria tranquilla
arde e cade, perché sì gran pianto
nel concavo cielo sfavilla.

Ritornava una rondine al tetto:
l’uccisero: cadde tra spini:
ella aveva nel becco un insetto:
la cena de’ suoi rondinini.

Ora è là come in croce, che tende
quel verme a quel cielo lontano;
e il suo nido è nell’ombra, che attende,
che pigola sempre più piano.

Anche un uomo tornava al suo nido:
l’uccisero: disse: Perdono;
e restò negli aperti occhi un grido:
portava due bambole in dono.

Ora là, nella casa romita,
lo aspettano, aspettano in vano:
egli immobile, attonito, addita
le bambole al cielo lontano.

E tu, Cielo, dall’alto dei mondi
sereni, infinito, immortale,
oh! d’un pianto di stelle lo inondi
quest’atomo opaco del Male!

Siamo nel 2021, e continuiamo ad ammirare le stelle cadenti con la stessa emozione, pur sapendo che sono semplici granelli di polvere. «È ancora uno spettacolo suggestivo, perché nonostante ne conosciamo la natura, il passaggio di una meteora è un fenomeno effimero, e non sappiamo esattamente dove si manifesterà. In passato, quando il cielo veniva osservato con timore e venerazione religiosa, le meteore erano viste come portatrici di disgrazie. Erano chiamate anche lacrime di san Lorenzo, perché secondo la tradizione erano le lacrime del Santo, martirizzato su una graticola di carboni ardenti il 10 di agosto.

Film dei fratelli Taviani

“La notte di San Lorenzo” (1982)

"La notte di San Lorenzo” dei fratelli Taviani, Gran Prix speciale della Giuria del 1982 a Cannes. In una notte del 10 di agosto una donna osservando le stelle cadenti esprime un desiderio: raccontare a qualcuno che ama un’altra notte di San Lorenzo, del passato. È questa la storia del film che narra le vicende di una carovana di donne, uomini e bambini che, nell’estate del 1944 in Toscana, rifiutano l’ordine tedesco di riunirsi nella cattedrale, partendo alla ricerca della libertà.

La nostra usanza di esprimere un desiderio e di volerle osservare è relativamente recente. D’altronde è curioso notare che la parola stessa “desiderio” derivi dal latino “de-sidus”» osserva Elena Lazzaretto. Insomma, come se il desiderio fosse la mancanza (indicata dalla particella privativa “de”) di una stella (“sidus”), una condizione che ci rende coscienti dell’assenza di qualcosa, che abbiamo perduto o forse mai posseduto, e che ci spinge a cercarla.

Allora spegniamo le luci, abituiamo lo sguardo al buio e partiamo a caccia di stelle. E chissà, forse troveremo anche qualcosa che avevamo smarrito... 


Quando osservare le stelle 

Dritte pratiche

Il picco del fenomeno è previsto nella notte tra il 12 e il 13 agosto, nella seconda parte della notte. Le Perseidi sono comunque osservabili anche nelle sere precedenti e successive.

  • Recarsi in un luogo lontano dalla luce artificiale e abituare lo sguardo al buio.
  • Volgere lo sguardo verso Nord.
  • Non serve usare telescopi: riducono il campo di vista, bisogna poter spaziare il più possibile con lo sguardo.