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Cloe nell'ombra

Carmen Pellegrino sul suo nuovo romanzo “La felicità degli altri”: la storia di un amore e di una speranza che resistono.

30 agosto 2021

In che modo ci riguarda la felicità degli altri?

Ci riguarderebbe se fossimo quegli uomini compassionevoli di cui scriveva Leopardi. Il punto è che l’altro ha smesso di riguardarci. I suoi dolori perfino ci disturbano, ci distolgono dalle nostre gabbie interiori. Se l’altro deve per forza esistere, meglio che esista bene. Che non ci immalinconisca, che non ci chiami in causa mettendoci in crisi. Che sia sorridente, portatore di emozioni a rapido consumo. Che sia allegro, in linea con i tempi, che non faccia domande e non ne provochi. Se le cose stanno così, è tutto talmente triste...

L'AUTRICE

Carmen Pellegrino

Romanzo d’esordio nel 2015 con “Cade la terra” (Premio selezione Campiello). Segue nel 2017 “Se mi tornassi questa sera accanto” (Premio Dessì). E quest’anno “La felicità degli altri”, edito da La nave di Teseo.

Chi sono i fantasmi di cui ama scrivere?

Sono i depositari di ciò che noi non vogliamo sapere. Sono i fedeli custodi del nostro segreto. Bisognerebbe ascoltarli. Essi sanno quanto ci è necessario per andare avanti.

Che tipo di luogo è la Casa dei Timidi, presente nel suo romanzo?

Un luogo di riparazione. Qui i bambini interrotti riparano, in un duplice senso: vengono accolti e provano a aggiustare il guasto che si è determinato nelle proprie minuscole vite. Qui ci sono il Generale e Madame, due visionari che ancora pensano di poter salvare il mondo salvando delle piccole vite, al limite trasferendole sulla luna. Sono stati definiti ricostruttori d'amore. Mi è piaciuto.

Cosa sta cercando Clotilde/Cloe, la protagonista del suo libro?

Due occhi che la vedano, che la riconoscono come essere umano avvolto nelle ombre tanto quanto nelle luci. Sembra scontato che per ciascuno ci siano occhi a vederlo. Non lo è. Chi vive nell'ombra si abitua a non essere visto.

È più importante l’amore o la speranza?

La speranza è qualche volta una trappola. Qualche volta assomiglia alla sorella pingue del fato. Tuttavia è necessaria, come l’amore.

Chi è il Professor T., docente di Estetica dell’ombra?

Il più invisibile degli uomini: la vita gli ha fatto cilecca da tutte le parti, eppure è il più risolto del romanzo. Lui che ha imparato a non temere il luogo oscuro, sa uscirne per tendere una mano a Cloe. Le tiene compagnia mentre lei attraversa il vuoto. La vede e la riconosce. Il professor T.: avrei tanto voluto incontrarlo anch’io.