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Donne in vetta

A lungo l'alpinismo è stata una prerogativa maschile. Ma negli ultimi anni sempre più donne hanno scoperto la passione per la montagna. Alcune ne hanno fatto anche una professione.

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VALENTIN CHAPUIS
16 agosto 2021
Sono sempre più numerose le donne che si cimentano nell'alpinismo.

Sono sempre più numerose le donne che si cimentano nell'alpinismo.

«È vicino il momento – speriamo – in cui nessuno proverà più rabbia o umiliazione, come a volte accade ancora oggi, quando si unisce a una cordata che ha un capo donna». Sono le parole scritte nel 1983 dalla pioniera ginevrina dell’alpinismo Loulou Boulaz, a soli tre anni dall’accettazione delle donne nel Club alpino svizzero. Nel frattempo le cose sono cambiate, ma le donne guide alpine sono sempre una piccola minoranza: 42 su 1.534, e nessuna in Ticino. Sono invece di sole donne le cordate organizzate da Svizzera Turismo con l’iniziativa “Women Peak Challenge”, cui Caroline George, guida alpina dal 2009, funge da coordinatrice: «L’iniziativa sta raccogliendo un buon successo, delle 48 cime elvetiche sopra i 4.000 ne abbiamo scalate già 45. C’è una bella dinamica in queste cordate femminili, perché tutte sono molto più partecipi. Quando ci sono uomini, a volte si tende a lasciare a loro le responsabilità. Invece qui c’è una situazione di partecipanti alla pari». Ma non tutte sono alpiniste esperte. «C’è chi non aveva mai affrontato un Quattromila e chi non aveva mai indossato dei ramponi» precisa la guida, che ha scalato cime vertiginose e guidato cordate in Svizzera e in giro per il mondo. Insom- ma, anche se la montagna resta un’attività impegnativa e richiede preparazione, non vuol dire che sia un sogno irrealizzabile, sempre che si possieda una buona condizione fisica.

Montagne mitiche

«I Quattromila hanno un significato mitico, non sono solo una cifra. Sono le montagne più alte delle Alpi e sono una referenza. Non tutti sono difficili da raggiungere, ma comportano un aspetto tecnico, perché tutti hanno un ghiacciaio, il che vuol dire che bisogna camminare con i ramponi sulla neve o sul ghiaccio. Ma la cosa più difficile può essere l’acclimatazione, il sentire la mancanza d’ossigeno».

Melanie Becchi e Sara Della Frera dedicano gran parte del loro tempo libero alla montagna, che per loro non è un semplice hobby, ma una vera passione.

Ed è proprio questo che ricordano Melanie Becchi e Sara Della Frera, due autodefinitesi “alpiniste della domenica”. «In altitudine la mancanza d’aria e la fatica si fanno sentire; mi è già capitato di soffrire del mal di montagna» sottolinea Melanie. E Sara aggiunge sorridendo «in quota non dormi bene, non ti svegli riposata come una rosa». Le due giovani donne hanno scoperto la montagna un po’ per caso, e da questa passione comune è nata anche un’amicizia. «Ci siamo conosciute tre anni fa frequentando i corsi del CAS Ticino». Melanie Becchi inizia facendo trekking, finché un giorno vuole sapere “cosa ci fosse oltre”; mentre Sara Della Frera, cresciuta a Milano, pratica la scalata in palestra da quando è ragazzina. Fino a incontrare quello che oggi è suo marito, che la inizia a scalare montagne vere, e trasferirsi in Ticino.

Le cose che contano

Le due donne, oltre a prendere parte alle attività del CAS Ticino, condividono spesso la cordata, rafforzando la loro amicizia, che si indovina dagli sguardi complici che si lanciano durante la chiacchierata: quando una inizia la frase, spesso è l’altra a concluderla. Basti dire che per la festa di addio al nubilato di Sara, sono partite con delle amiche per un weekend alpinistico. «Le salite in cordata sono esperienze viscerali che legano tantissimo» sottolinea Sara, che si sta anche allenando per affrontare le cime nepalesi, per un viaggio di nozze poco convenzionale. «Mi sono innamorata delle sensazioni che ti regala la montagna. Lassù stacchi completamente, i problemi comuni spariscono, di social non se ne parla nemmeno, sei immerso completamente nella natura, solo le cose veramente importanti contano». E queste cose importanti poi si trasformano in ricordi indimenticabili, come quell’uscita in cui le due per salire all’Adula decidono di prendere la via più tecnica. «Dopo due ore di salita con ramponi e piccozza, ero sfinita, pensando di aver raggiunto un terzo del percorso» ricorda Melanie. Sara continua: «Invece mancavano solo 10 minuti», e le due scoppiano in una risata complice. Entrambe dedicano gran parte del loro tempo libero all’allenamento, ma anche a semplici escursioni: «Il Ticino è un parco giochi meraviglioso per gli amanti della montagna» osserva Melanie.

Sara Della Frera (a sin.) con Melanie Becchi.

Una fonte di energia

Anche per Caroline George, che abita con il marito (pure lui guida alpina) ai piedi di Verbier, la montagna è una risorsa. «Lavoro molto, ho una famiglia, e quando ho bisogno di ricaricare le pile, vado in montagna. È una passione che fa vibrare, e io vorrei trasmettere anche ad altre donne questa fonte di energia. È troppo bello vedere la gioia e la motivazione delle donne che partecipano a queste cordate e i loro commenti su ­Facebook, che invogliano e incoraggia- no altre donne a lanciarsi nell’impresa. ­Alcune mi hanno confessato di aver ­cullato il sogno per diversi anni, senza mai aver osato pensare di poterci un giorno riuscire. Non si sentivano in grado. E invece poi scoprono che ne sono capaci. Questo apre loro un mondo di possibilità. Ed è magnifico».

La guida di montagna Caroline George ha accompagnato clienti in tutto il mondo e quest'anno funge da coordinatrice per l'iniziativa di Svizzera Turismo "Women's Peak Challenge".

E un buon segnale della democratizzazione della montagna viene anche dal CAS, la cui direzione è in mano a una donna, Françoise Jaquet. E pure dall’associazione svizzera delle guide di montagna, dal 2020 per la prima volta guidata da una donna, Rita Christen, che ammira particolarmente ­l’alpinista Loulou Boulaz: «Perché con coraggio e piacere ha percorso la sua strada, al- lora completamente non convenzionale, sia come alpinista sia come donna. Mi piace difendere l’idea che una donna può fare tutto secondo il motto "I want, I can!"».


Testimonianze di dieci donne guide di montagna

Intervista a Chiara Todesco, autrice del libro “Le Signore delle cime –Storie di guide alpine al femminile” (2018). Dieci ritratti di donne italianeche raccontano cosa significa per loro la montagna.

Nella prefazione al suo libro sulle guide alpine donna, la vice presidente del Club alpino italiano afferma che l’alpinismo è una disciplina maschile e forse maschilista. In che senso?

Vuoi per motivi tecnici, vuoi per motivi sociali, l’alpinismo è sempre stato un terreno di gioco degli uomini, che vedevano con occhio storto le donne alpiniste. Alcune guide donne che ho intervistato, almeno quelle che lo sono diventate per prime, hanno spesso incontrato difficoltà sul loro percorso, sia per superare i pregiudizi durante la loro formazione sia quando erano già diventate guide. C’erano clienti uomini che storcevano il naso trovandosi di fronte a una guida donna. Però questo succedeva agli inizi (negli anni ’80 ndr). Diverse mi hanno raccontato che ora non è più così, anzi hanno clienti di lunga data, molto affezionati e con cui salgono spesso in montagna.

L'INTERVISTATA

Chiara Todisco

La giornalista italiana Chiara Todesco.

Lei ha mai riscontrato atteggiamenti maschilisti?

Personalmente non ho vissuto discriminazioni, ma sono cresciuta con l’immagine dell’alpinista uomo. Mio padre stesso era alpinista, così come i suoi amici. Nella cerchia più larga, c’erano anche delle donne. Mio padre ha trasmesso il suo amore per la montagna sia a mio fratello sia a me: quando ero ragazzina mi ha portata in vetta al Gran Paradiso (4.061 m.s.l.m).

Cosa rappresentano i Quattromila? È solo una cifra?

All’epoca avevo tredici anni ed era stata una conquista, mi ero allenata moltissimo. Conosco bene la Valle d’Aosta, ci sono cresciuta ed è la regione di numerosi Quattromila: il Monte Bianco, il Monte Rosa, il Gran Paradiso, il Cervino… Anche quando si è nel fondovalle si sente la loro presenza. E ogni volta che vedo il Monte Bianco provo un’emozione forte, perché è su quelle pareti altissime che è stata scritta la storia dell’alpinismo. Quindi, non è solo una cifra. Rappresenta l’amore per la montagna, che per me non vuol dire necessariamente raggiungere la cima. Io mi sento vicina alla montagna anche senza raggiungere le vette – ho smesso di arrampicare da anni –; mi basta ammirarle.

Cosa le è rimasto impresso degli incontri con le dieci donne che ha avuto per la stesura del suo libro?

La passione e la determinazione di queste donne nel voler diventare guida, nonostante le difficoltà, e la loro capacità di riuscire a conciliare vita privata (alcune sono madri) e professionale. Diverse tra loro hanno un compagno alpinista o guida, per cui ci sono comprensione e condivisione dei compiti all’interno della coppia. Un’altra cosa che mi ha sorpresa è che molte di queste guide arrivano dalla città e si sono trasferite in montagna per amore della montagna: so- no diventate “montanare” a tutti gli effetti.

Cosa pensa dell’iniziativa di Svizzera Turismo “Women Peak Challenge”?

È una bella iniziativa perché punta i riflettori sulla cordata al femminile. Ma a patto di non esagerare: c’è infatti il rischio di ghettizzare le donne, sottolineando magari ancora di più differenze che non ci sono. Una donna non dovrebbe sentire di avere qualcosa da dimostra- re solo per il fatto di essere donna.


Alpinismo al femminile – Qualche data

1857 Emma Catherine Forman è la prima donna a scalare la Punta Dufour (4.634 m).
1863 Nasce il Club Alpino Svizzero, che nel 1907 decide di non accettare le donne.

1871 Vestita con una gonna di flanella, Lucy Walker è la prima donna a scalare il Cervino. La seguirà poco dopo l'americana Meta Brevoort, la seconda donna a compiere la prodezza.
1906 Nasce l’Associazione svizzera delle guide di montagna.​​​​​​

1935 La ginevrina Loulou Boulaz (1908-1991), pioniera dell’alpinismo femminile svizzero, raggiunge come prima donna lo sperone Croz (4.110 m) delle Grandes Jorasses.
1980 Le donne sono infine accolte nel Cas.

1986 La friborghese Nicole Niquille è la prima donna svizzera a ottenere il diploma di guida di montagna.
2013 Françoise Jaquet è la prima donna ad assumere la presidenza del Club alpino svizzero.

2020 Rita Christen è la prima donna a presiedere l’Associazione svizzera delle guide di montagna.
2021 Svizzera Turismo, in collaborazione con l’Associazione svizzera delle guide alpine, Mammut e il Club Alpino Svizzero, organizza l’iniziativa 100% Women’s Peak Challenge, la sfida di scalare le 48 cime svizzere oltre i 4.000 m entro ottobre, in cordate tutte al femminile. Oltre 300 donne hanno accettato la sfida e le cime raggiunte sono già 45. Circa 40 collaboratrici Coop si sono iscritte all’iniziativa e alcune vi hanno già partecipato. Questa è la foto ricordo della scalata al Breithorn (4.164 m), raggiunto in una cordata capitanata da Caroline George lo scorso 31 luglio.