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CORNELIA BALZARINI

Gli schemi da rompere

Sognava di vivere in una metropoli e ora abita a Calezzo, un paesino delle Centovalli. Storia di Cornelia Balzarini, che insegna yoga in mille varianti. Anche quella sospesa nel vuoto su un’amaca.

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MELANIE TÜRKYILMAZ
16 agosto 2021

Gli occhi sono di un azzurro profondo. E a vederli, mentre pratica Antigravity yoga penzolando da un’amaca sospesa nel vuoto, fanno ancora più impressione. Sono il biglietto da visita di Cornelia Balzarini, classe 1964, una donna che trasmette soprattutto calma. Solare, sorridente, ci apre le porte della sua casa di Calezzo. «È qui che abito da 27 anni».

Atea e spirituale

Cresciuta a Malix, un villaggio nei pressi di Coira, Cornelia sognava di vivere in una metropoli. Ma le sono bastati cinque anni a Locarno per capire che la città non faceva per lei. «Arrivai in Ticino a 21 anni, con mio marito, il padre dei miei tre figli, Nerena, Virginia e Sidario. Ero diventata “grande” in mezzo al verde. D’inverno invece passavamo tutte le giornate presso il piccolo skilift del paese. Volevo respirare l’atmosfera urbana e invece alla fine ho seguito il richiamo della libertà. Qui a Calezzo c’è una pace invidiabile. E non c’è neanche un campanile; mi sta benissimo visto che sono atea. Sono molto spirituale, questo sì».

Faceva la segretaria, Cornelia. Ma a un certo punto della sua esistenza ha iniziato a porsi domande. «Sentivo che mi mancava qualcosa. Durante un’esperienza formativa nel canton Argovia, nell’ambito della ginnastica jazz, ho capito che avrei dovuto lavorare col mio corpo, col movimento». Cornelia apre una scuola di danza, la Dance Bazar chiusa di recente, e per anni farà ballare decine di persone a Intragna e a Losone, con show in giro per la Svizzera.

Cornelia Balzarini: «Ora che vado per i sessanta mi rendo conto che il bello deve ancora arrivare».

Snodata, agile, spigliata in ogni suo gesto. Il suo soprannome è Mahashakti, che significa grande energia. Ogni mattina all’alba beve un bicchiere di acqua calda e poi va a camminare nella natura. Quando ritorna, medita per almeno mezzora. «La mia vita è fatta di punti di rottura. Non credo nei dogmi, sono una che vuole rompere gli schemi, staccarsi da qualsiasi condizionamento. La nostra mente ha un potenziale enorme e lo sfruttiamo solo al 10%. Oggi insegno yoga in più varianti e cerco costantemente di migliorarmi, di avere uno stile di vita sano e una buona alimentazione. Mangio due volte al giorno e mi basta. Anche apprendere la tecnica dell’Antigravity yoga, a Ibiza, è stata una tappa fondamentale per il mio benessere. Praticare yoga su un’amaca sospesa è qualcosa che può spaventare, in realtà accresce l’autostima e la fiducia in sé stessi. E l’energia fluisce. La paura è la nostra più grande nemica. Se ti trovi a un bivio e non sai dove andare, è sempre meglio andare verso la via che ti fa più paura. È così che si cresce. E non si smette mai di imparare. Io a 30 anni pensavo di avere raggiunto l’apice del mio percorso. Ora che vado per i 60 mi rendo conto che il bello deve ancora arrivare».

La 56enne non guarda la televisione, divora libri e si abbuffa di musica di ogni tipo. «Non mi piace invece ascoltare o leggere troppo le notizie. Ci sono cose enormi che non possiamo cambiare, nel mondo. Voglio conservare le forze per potere stare bene e per potere aiutare gli altri. Quando sono crollate le Torri Gemelle a New York io l’ho saputo solo alla sera, da mio marito. Vedete? Se succede qualcosa di davvero grosso, qualcuno me lo dice».

La morte da celebrare

California, Cambogia. E poi ancora India, proprio prima dell’arrivo della pandemia. Per formarsi e per lavorare, Cornelia ha girato il mondo. «In India avrei dovuto insegnare in un centro ayurvedico, a Rishikesh, la mecca dello yoga. Dopo pochi giorni ero già stufa. Mi dicevo: cosa ci faccio tra queste mura, quando fuori c’è tanto da scoprire? Ho mollato tutto e me ne sono andata in giro per diversi mesi». Fino a gennaio 2020. Quando, durante un sogno, “riceve un messaggio” dal padre. «Mi disse che se non fossi tornata, non l’avrei più rivisto. Tornai quasi subito. E infatti dopo poche settimane è morto. Ho fatto in tempo a riabbracciarlo e ad accompagnarlo nell’ultimissimo tratto del suo cammino». Con la morte Cornelia ha un rapporto quasi spensierato. «Ho anche già detto ai miei figli dove e come dovrebbe essere il mio funerale. Poco lontano da qui, a Calascio, c’è una chiesetta bellissima, con un prato meraviglioso. Vorrei che quel giorno le persone che mi hanno voluto bene facessero una festa pazzesca, con musica “a balla” e con la mia canzone preferita, Wicked Game di Chris Issak, come colonna sonora».