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Il riso per garantire il futuro

Le nuove varietà di riso bio Coop Naturaplan prodotte dalla riseria Brunnen (SZ) sono buone ed equosolidali. Le famiglie di agricoltori in India e Thailandia coinvolte beneficiano direttamente e in modo sostenibile della vendita delle varietà di riso.

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FRANK EYHORN, ANDRE HERGER
30 agosto 2021
Donne coltivatrici di riso in India piantano germogli per il progetto "Fair&Good". Il progetto li sostiene con metodi di coltivazione migliorati.

Donne coltivatrici di riso in India piantano germogli per il progetto "Fair&Good". Il progetto li sostiene con metodi di coltivazione migliorati.

Verso la fine della visita, Gerhard Marty termina con una significativa esortazione, un invito a riflettere: «Dopo aver visto quanto tempo e fatica servono a un contadino per produrre un sacco di riso, abbiatene ancora più rispetto quando lo mangerete a casa».

Questo monito esprime la passione con cui il patron della Reismühle/Nutrex di Brunnen (SZ) si dedica al riso, principale fonte di nutrimento per metà dell’umanità. Negli ultimi dieci anni il cereale coltivato principalmente nel Sud e Sud-est asiatico è diventato per la riseria un modello esemplare di produzione sostenibile. Non a caso il logo dell’azienda riporta la dicitura “Fair&Good”. Chiunque abbia infatti a che fare con la produzione di riso, specialmente quello di origine asiatica, sa quanto coltivazione e commercio equosolidale siano fondamentali.

Il progetto “Fair&Good”

La riseria di Gerhard Marty, di proprietà del Gruppo Coop, è stata una pioniera nella coltivazione di riso sostenibile. Più di 25 anni fa introdusse per la prima volta il riso bio nell’assortimento, seguito cinque anni più tardi dalle prime varietà Fairtrade. Da dieci anni la riseria aderisce a “Fair&Good”, un progetto che associa la produzione Fairtrade a quella bio e che viene gestito da Coop, dall’organizzazione di aiuto allo sviluppo Helvetas e da partner locali.

«Con questo progetto siamo i pionieri»

Gerhard Marty, riseria di Brunnen (SZ)

«Con questo progetto abbiamo aperto nuove strade», dichiara Marty con una punta di orgoglio. E sottolinea: «ci stiamo mettendo anima e corpo per far sì che sia davvero sostenibile». Se le 3.760 famiglie che coltivano il riso sostenibile di Coop nel Nord dell’India e in Tailandia riescono a ottenere raccolti in grado di assicurare loro un’esistenza dignitosa il merito è anche di “Fair&Good”. Casi come questo sono ancora un’eccezione nell’industria del riso.

In India e in Tailandia

Il progetto investe nell'istruzione, in metodi di coltivazione ecologici, in un approvvigionamento energetico sostenibile tramite l’energia solare e il biogas o anche in un piccolo parco macchine che i contadini condividono per non dover dipendere più dai buoi. Durante la sua ultima visita in India, Marty ha avuto modo di vedere le nuove attrezzature e i rudimentali impianti di biogas che evitano ai contadini di disbosca- re le foreste e usare la legna per il fuo- co. Un esempio di come “Fair&Good” aumenti la produzione agricola solo attraverso corsi di formazione è il sistema di produzione per l’intensificazione del riso (SRI), un metodo di facile attuazione che, sebbene richieda più lavoro manuale, permette di incrementare le rese. «Questi sottoprogetti hanno un impatto positivo anche sugli agricoltori confinanti che, vedendo i risultati dei loro vicini, sono incoraggiati a passare ai nuovi metodi di produzione», afferma Marty, ribadendo però che miglioramenti duraturi si manifestano solo sul lungo termine. «A volte non è facile dissuadere i contadini ad abbandonare tecniche di lavoro tradizionali e convincerli ad abbracciarne di nuove. Molti miglioramenti, specie all’inizio, comportano più lavoro». Come ad esempio la pratica di estirpare le erbacce anziché utilizzare sostanze chimiche. Per questo lavoro extra, i contadini ricevono un piccolo premio di un max di 10 centesimi per ogni chilo di risone.

Le cooperative coinvolte

«La conversione dalla produzione convenzionale a quella bio è un percorso che dura anni», spiega Marty. «Per questo motivo in India abbiamo coinvolto nel progetto cooperative che da sempre hanno fatto poco uso di chimica sulle risaie». In Tailandia fortunatamente la conversione al bio interessa spesso interi villaggi o frazioni. Ciò evita che i terreni confinanti allevati in regime convenzionale contaminino quelli bio. «L’obiettivo dei progetti non è solo la sostenibilità della produzione, ma anche la continuità delle consegne e la qualità del prodotto». Con il passare del tempo dovremmo affrontare anche i nodi del- la logistica, della trasformazione e del confezionamento.

La riseria di Brunnen

Le varietà di riso prodotte ultimamente dal mulino mostrano in maniera esemplare che il principio della sostenibilità non trova espressione solo nella coltivazione biologica e in condizioni di commercio equo e solidale, ma anche nel trasporto, nello stoccaggio e nell’imballaggio. Infatti, per salvaguardare l’ambiente, il riso basmati bio Naturaplan dall’India e il riso Jasmin bio Naturaplan dalla Tailandia arrivano a Basilea via nave in maniera ecologica. Inoltre, il riso grezzo nella riseria di Brunnen è lavorato senza emissioni di CO2. Senza contare che anche l’imballaggio è più sostenibile rispetto ai precedenti, perché privo di pellicola di plastica, prodotto con cartone riciclato certificato e sicuro per gli alimenti, nonché dotato di un beccuccio senza plastica o metallo.

Gerhard Marty conclude, sottolineando ancora una volta: «Noi non siamo benefattori, ma vogliamo aiutare i produttori ad aiutare se stessi». Non si tratta, insomma, di dire alle persone in India e in Tailandia cosa devono fare, ma di illustrare loro i benefici che queste misure sortiscono sul lungo termine. «Perché i progetti devono continuare ad andare avanti anche quando noi non saremo più lì». È così che funziona la sostenibilità.