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PRUGNE

L'oro blu della Svizzera orientale

È tempo di susine nostrane. Tamara Krapf, contadina bio sangallese, ci spiega come mai il raccolto di questo saporito frutto a nocciolo cambia di anno in anno a seconda delle variabili.

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DANIEL AMMANN
30 agosto 2021

Bernhardzell (SG), regione tra Gossau e il lago di Costanza, è rinomata per l’abbondanza di pruni ad alto fusto. Anche Tamara (32 anni) e Stefan Krapf (35) ne possiedono una sessantina sulla loro azienda agricola bio, il Känguruhof. «A Bernhardzell ci sono un sacco di pruni della stessa generazione. A quei tempi la gente guardava cosa piantava il vicino e, se i risultati erano buoni, faceva lo stesso», racconta Tamara. Una varietà diffusa qui è la Fellenberger, una susina dolce e dal gusto intenso.

Nella loro azienda agricola di 14 ettari, oltre ai pruni, ci sono anche alberi di melo, pero e 35 vacche dalle quali si produce carne bovina bio. Da due anni la loro azienda ha ottenuto la certificazione Gemma di Bio Suisse. «Abbiamo un legame molto forte con la natura. Il nostro obiettivo è essere in sintonia con lei e non andarle contro», afferma Tamara Krapf, di formazione fiorista, maestra di yoga e sciamana. Convertire l’azienda al bio rilevata nel 2013 è stata la logica conseguenza dello stile di vita della coppia. «Dal 2019 siamo un’azienda bio al 100%, dai vegetali alla carne».

La Fellenberger è una varietà di susina robusta, che qui è riuscita ad adattarsi bene. «Siamo a più di 600 metri d’altitudine. Gli inverni sono spesso rigidi e letali per la tignola del susino, come è accaduto l’inverno scorso», dice Tamara Krapf. Le larve di questa farfallina bruna scavano gallerie nella polpa dei frutti. Un’altro parassita è la drosofila. Le aziende agricole bio non possono trattare le piante con pesticidi chimico-sintetici. «Abbiamo ottenuto buoni risultati con una mistura concentrata di aglio e cipolla preparata a mano». Entrambi i tipi di insetti sono infastiditi dall’odore della cipolla e dopo il trattamento si allontanano dalla pianta.

Un cesto di prugne bio. In Svizzera sono 310 gli ettari coltivati a pruno, di cui neppure il 10% è bio. Dieci anni fa erano solo la metà.

Poi c’è la moniliosi, malattia crittogamica provocata da un fungo che porta alla mummificazione dei frutti mentre sono appesi alla pianta. Anche in questo caso esistono rimedi naturali, come «l’equiseto macerato mescolato alla farina di roccia. A volte è efficace, altre meno», così racconta Krapf. Gli attacchi parassitari non sono l’unica variabile a cui è riconducibile l’incertezza del raccolto. «Nel 2019 l’ondata di gelo che ha distrutto l’intera fioritura dei pruni ha causato la perdita totale del raccolto». Anche quest’anno una parte della fioritura ha risentito delle gelate primaverili. Inoltre, la conversione al bio comporta raccolti inferiori. «Ce lo accolliamo, sapendo che è a fin di bene». Quest’anno Tamara Krapf stima di raccogliere dagli 800 kg a una tonnellata di susine. Nel periodo antecedente la conversione sono arrivati anche a tre tonnellate.

Nel Känguruhof ci sono dieci canguri provenienti dalle regioni più fredde dell’Australia, con i quali «vogliamo attrarre le persone nella nostra fattoria e trasmettere loro la bellezza della natura», attraverso visite guidate, corsi sulla natura, passeggiate per imparare a riconoscere le erbe e tanti altri eventi.


«Un categorico "No" alla chimica»

Quali sono le principali sfide nella coltivazione di susine bio?

La moniliosi, una malattia fungina che fa marcire i frutti mentre sono ancora sull’albero e la tignola delle susine, che depone le uova sull’epidermide dei frutti. Poi ovviamente ci sono anche eventi atmosferici estremi come le ondate di gelo e le grandinate, che possono fare strage di fiori e di frutti.

L'INTERVISTATO

Andreas Häseli

Andreas Häseli, dell'Istituto di ricerca dell'agricoltura biologica FiBL.

Quali sono i rimedi contro parassiti e malattie?

Le aziende bio hanno il divieto assoluto di utilizzare fitofarmaci chimico-sintetici. Esistono rimedi naturali ma non sempre sono efficaci quanto quelli chimici. La farfalla della tignola, le cui larve si nutrono dei frutti, può essere disorientata con trappole chemiotropiche che le impediscono di ritrovare il compagno. Le femmine così non riescono più ad accoppiarsi e a deporre le uova. Questa tecnica funziona però solo su impianti particolarmente estesi. Le tentredini, invece, si possono debellare con un concentrato di quassia amara.

E quali strumenti hanno a disposizione gli agricoltori bio contro le malattie fungine?

Non esistono rimedi affidabili contro la marcescenza della moniliosi. Importante è la corretta messa a dimora degli alberi. L’eccesso di umidità è nocivo. Sono essenziali un buon irraggiamento, poca ombra, una corretta potatura dei rami finalizzata a creare una chioma non troppo fitta all’interno della quale l’aria possa circolare, permettendo alle foglie di asciugarsi rapidamente nonché la sistematica rimozione dei frutti danneggiati. Anche il corretto sesto d’impianto può essere d’aiuto per prevenire le malattie.