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Datteri — Il pane del deserto

Il delizioso frutto esotico è un'indispensabile risorsa di carboidrati per i popoli nordafricani. Da noi addolcisce il momento del caffè.

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Ferdinando Godenzi
22 settembre 2014

Sulla nostre tavole giungono solo le qualità più morbide e dolci.


Deglet Noor, Khadrawi, Medjool, Barghi, Zahidi sono alcune delle 100 varietà di datteri esistenti. Sulle nostre tavole giungono solo le qualità più dolci e morbide, spesso di grandi dimensioni. Da sempre simbolo di fertilità nelle regioni desertiche del Nord Africa, i datteri sono una delle principali economie agricole del territorio. In gran parte sono destinati al consumo interno delle zone di produzione e solo in maniera marginale all'esportazione.

In alcuni paesi arabi rappresentano la fonte principale di carboidrati e per questo vengono anche chiamati «pane del deserto». Sono un frutto molto nutriente: la polpa, dolce e carnosa, è ricca di carboidrati semplici (circa 70%), e contiene buone dosi di minerali quali potassio, rame, vitamina B6, magnesio e ferro. Il dattero cresce in grappoli su palme alte una decina di metri, la raccolta è affidata agli uomini che, aiutati da una cinghia attorno all'addome, si arrampicano a piedi nudi fino ai frutti e li raccolgono manualmente.

La maturazione inizia a novembre e dura fino a dicembre, ma i frutti parzialmente essiccati si conservano per sei mesi almeno. Nei paesi di origine sono anche fatti essiccare completamente e macinati per ottenere una dolce farina. Alle nostre latitudini si gustano prevalentemente come un dolcetto a fine pasto ma altrove il loro impiego può essere diversificato: si farciscono, si aggiungono alle insalate, ai couscous e nelle salse al curry. Uno stuzzichino facile e veloce da servire come aperitivo sono i datteri farciti di formaggio a pasta dura tipo Sbrinz o Parmigiano, avvolti nella pancetta e passati in forno caldo per una decina di minuti.