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Papà ai fornelli: cosa combinano?

Cosa accade quando i ragazzi rimangono soli con il papà per cena? Complicità e fantasia animano la serata! L'esperienza di tre genitori ai fornelli.

12 marzo 2018

Nella preparazione della pizza Lionel è incaricato - con il supporto vigile del papà - di preparare i condimenti, tagliare la mozzarella, spalmare il pomodoro.


Il servizio

TESTO: NATALIA FERRONI/ ELISA PEDRAZZINI – FOTO: SANDRO MAHLER

In vista della festa di San Giuseppe, abbiamo chiesto a tre papà di raccontarci com'è il loro rapporto con la cucina. È emerso un fil-rouge che accomuna i genitori: quello di “coinvolgere i figli nelle attività ai fornelli”, chi per farli giocare, chi per garantire la riuscita del pasto... Ecco le loro testimonianze.

Il trucco è renderlo partecipe
Alessio Dell'Avo è padre di due bambini, Lionel e Zoe, rispettivamente di 3 anni e di 6 mesi. Cucina regolarmente, non perché la mamma sia assente, ma per pura passione: «Da quando è arrivata Zoe, Lara (la mamma) è raramente fuori casa per pranzo o per cena, però in cucina ci alterniamo. Ognuno ha le sue specialità, le mie sono i piatti caserecci come le lasagne, l'arrosto o il risotto. Buona parte delle ricette che uso mi è stata passata dalle nonne o da mia mamma».

Il menu di questa sera prevede pizza fatta in casa. Alessio si è attrezzato con un apposito fornello, modificato per renderlo ancor più performante, termometro laser, paletta di legno, spatola, ecc. «Mi sono impuntato per fare una vera pizza napoletana: su internet si trovano moltissimi consigli e persino il forum della “confraternita della pizza”, da cui ho attinto per capire come perfezionarla. Dopo un paio di tentativi ho trovato la combinazione ideale di ingredienti, tempi e temperature» ci spiega. Mentre spiana l'impasto preparato la sera precedente, Lionel (3 anni) sposta la sua scaletta e si affianca al papà: «Con l'aiuto del nonno abbiamo modificato uno sgabello in legno per permettergli di raggiungere il piano di lavoro, così mi può aiutare» racconta Alessio, e il bimbo annuisce con orgoglio. Il fatto di coinvolgerlo nella preparazione dei pasti ha avuto anche un effetto positivo sull'apprezzamento del cibo. «Fino a qualche tempo fa non voleva mangiare l'insalata, ma da quando se la condisce  da solo il problema è sparito» osserva Alessio.


Per Adamo e il figlio Simone è importante mangiare in modo salutare.

Cucina a quattro mani
Per Adamo Cicero e suo figlio Simone le occasioni per stare in cucina sono meno frequenti che per Alessio e Lionel, ma anche per loro la collaborazione è fondamentale. Al telefono, Adamo dice che in cucina se la cava “benino”. Al nostro incontro, scopriamo un duo – padre e figlio di 14 anni – rodato ai fornelli e curioso di novità. «Non cuciniamo spesso, ma quando ci mettiamo lo facciamo insieme». E poi si guardano e dicono “e oggi, di cosa abbiamo voglia?». C'è complicità. Aprono il frigo: pomodorini, cuori di  carciofo, carote, uova… e decidono per un'insalata di riso. «Preparare la cena con qualcosa di già pronto non è nelle  nostre abitudini. Ci teniamo a un'alimentazione equilibrata e solo la cucina con prodotti freschi e non elaborati, permette sapori interessanti e fragranze più forti». Adamo e Simone si dividono i compiti: uno versa il riso nell'acqua bollente e frulla gli ingredienti per la salsa dell'insalata, l'altro prepara le verdurine. «Cucinando sin da piccolo insieme ho imparato a conoscere le basi» racconta Simone, e il papà aggiunge: «Le ricette con tanti ingredienti ci scoraggiano, ma abbiamo  voglia di sperimentare». Chissà, che sia proprio questo “spirito di avventura” a rendere padre e figlio così affiatati ai  fornelli? «Quando siamo a tavola solo noi due c'è un'intimità diversa: possiamo chiacchierare “tra uomini”, anche se a volte abbiamo talmente fame che mangiamo senza tante parole».


A controllare che papà Raffaele non combini guai in cucina c'è la figlia Giovanna.

“Pizza fossile” o “pasta degli indiani”
In casa Soldati, pare che Giovanna (9 anni) si metta le mani nei capelli se tocca a papà Raffaele preparare la cena. Quando la incontriamo, ci confida qualche “incidente di percorso” avvenuto negli anni scorsi: come la granella di nocciole usata al posto del formaggio grattugiato, la “pizza fossile” che ha oltrepassato la cottura standard o la “pasta degli indiani” denominata così per la sua semplicità da bivacco, ovvero senza condimento, nemmeno il sale. Dopo qualche piccola svista culinaria, ecco che oggi papà Raffaele, con qualche bigino riguardante tempi e temperature, si arrangia egregiamente nel compito di sfamare Giovanna e il fratello maggiore, Martino. «La pasta dovrebbe essere pronta – annuncia il papà e, voltandosi verso la figlia – provi tu se è cotta?». Tra “pasta degli indiani” e “pizza fossile” il torneo gastronomico secondo i ragazzi lo vince comunque il fast food: «La loro cena preferita quando la mamma non c'è, malgrado il mio impegno – scherza Raffaele –, rimane l'hamburger da asporto».