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A TAVOLA
GRIMELL

Il sapore di un tempo

Simile alla gazzosa, il grimèll veniva preparato dalle donne della Valle di Muggio per dissetare chi andava a falciare i campi. Da otto anni, Rosanna e Giorgio Cereghetti recuperano la tradizione.

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ALAIN INTRAINA
17 giugno 2019
Produzione piccola, per il consumo personale, ma curata: ecco il grimèll dei coniugi Cereghetti.

Produzione piccola, per il consumo personale, ma curata: ecco il grimèll dei coniugi Cereghetti.

«Chiedevo a mio suocero che gusto avesse. E lui rispondeva che era come una gazzosa, ma né al limone né al mandarino. Era un’altra cosa. E io mi dicevo: ma cosa sarà stata mai questa “altra cosa”?».

A raccontarci del grimèll, bevanda tipica della Valle di Muggio fermentata al sole come la gazzosa tradizionale, è Rosanna Cereghetti. Otto anni fa, dopo averla riscoperta a una festa di famiglia, si è fatta spiegare il procedimento da seguire per prepararla. E da allora ne produce regolarmente ogni anno, per sé e per venderla in qualche mercatino.

«Il nome grimèll», spiega Giorgio, suo marito, «deriva da grim, che vuol dire gramo. Era un vinello di seconda o terza pressatura, quindi piuttosto scadente. E quella di berlo, era un’abitudine diffusa in tutto il Ticino. Lo si dava a chi lavorava nei campi, per calmare la sete. Poi, in Valle di Muggio, a questo vinello si è cominciato ad aggiungere delle spezie, fino a che si è sostituito il vino con acqua bollita e tè».

Rosanna e Giorgio brindano con il grimèll, bevanda tradizionale della Valle di Muggio.

Leggermente alcolico

Oltre l’acqua, lo zucchero e il tè nero, gli ingredienti del grimèll sono i fiori di sambuco, i semi di coriandolo, l’orzo e il limone. Come tutte le bevande a fermentazione naturale, contiene poi una piccola quantità di alcol. «Il tenore alcolico è dell’1,8% vol», precisa Giorgio, «lo abbiamo fatto misurare. Ma può aumentare o diminuire a dipendenza della fermentazione».

Già, perché il bello del grimèll sta anche qui. «Alla fine – sottolinea Rosanna –, pur essendo io a mettere insieme gli ingredienti e a far caramellare lo zucchero, è la natura a creare la bevanda finita. La meteo ha una sua influenza. In estate può essere pronto in 4 o 5 giorni, in inverno ci vuole più tempo».

Perfetto per l’estate

«Ad ogni modo, d’estate è molto dissetante – assicura Rosanna –. E chiaramente va bevuto ben fresco!». Giorgio ricorda poi che «può essere un ottimo aperitivo. C’è per esempio chi lo usa come base per una specie di spritz, aggiungendoci vino bianco. E da quando lo produciamo, è diventato anche il nostro digestivo».

C’è molta fierezza e orgoglio in Rosanna e Giorgio Cereghetti, per aver recuperato questa bevanda tradizionale della Valle di Muggio. Ma anche per aver trovato, dopo tanti tentativi ed esperimenti, il giusto equilibrio fra tutti gli ingredienti.

L’unico rammarico della coppia è di non aver potuto far riassaggiare il grimèll al papà di Giorgio, scomparso prima che potesse provare la ricetta elaborata da Rosanna – e mantenuta segreta nelle sue esatte proporzioni. Chissà se era proprio questa, quella “altra cosa” di cui parlava lui!


La ricetta del grimèll

*Ricetta tratta da “Il ricettario – Un viaggio tra i sapori della Valle di Muggio”

Per 5 litri d’acqua ci vogliono

500 g di zucchero

40 g di semi di coriandolo

30 g di tè nero

2 fette di limone bio

1 c di orzo intero (non perlato)

4 g di fiori di sambuco essiccati

Ecco come fare

Pestare i semi di coriandolo e metterli in un grosso recipiente richiudibile insieme al tè nero, alle fette di limone e ai fiori di sambuco.

Caramellare 100 g di zucchero in una casseruola, poi aggiungere 4 dl d’acqua calda e lasciar bollire fino a che lo zucchero non si sia sciolto.

Quindi lasciar intiepidire.

Con altri 8 dl d’acqua e i 400 g di zucchero rimasti preparare uno sciroppo, poi lasciar intiepidire. Versare tutto quanto preparato fin qui nel grosso recipiente richiudibile.

Bollire i restanti 3,8 litri d’acqua e lasciar intiepidire. Poi versare anche questi nel recipiente richiudibile. Tappare e lasciar riposare al sole per un periodo che può andare da una settimana a quindici giorni, agitando il contenuto del recipiente una volta al giorno.

Filtrare il tutto con un telo sottile e imbottigliare.