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STREETFOOD

Puntata 4: Vittorio street food

La quarta puntata streetfood ci porta nella patria della 'nduja, la salamella piccante che, come i panini, sono rigorosamente fatti in casa da Vittorio.

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MAD
22 maggio 2018

L'IDENTIKIT

Chi è? Vittorio street food
Cosa fa? Panino con arrosti misti, piada calabrese
Dove lavora? Ovunque ci siano eventi di street food, in Ticino e in Svizzera

Io sono goloso e ho una cognata calabrese, un connubio letale. L’estate scorsa sono andato a cena e ho fatto fuori da solo mezza salamella di ‘nduja, il salume calabrese più piccante che esista. Non vi dico il giorno dopo, è come per una sbornia, bevi la sera presagendo il mal di testa la mattina dopo. Solo che a fare male non è proprio la testa ma una parte del corpo circa un metro più in basso.
Ecco, scusate l’introduzione tragica e imbarazzante che ci porta, per questa puntata, a parlare di Vittorio, calabrese doc trapiantato in Ticino, che da qualche anno delizia i suoi clienti con specialità della sua terra, come gli arrosti misti, le piade con peperoni ‘nduja (rieccola) cipolla, patate e arrosto, e altre leccornie a base di salumi calabresi.

Ad aiutarlo ogni tanto il piccolo Antonio di dodici anni, dal viso furbetto e dagli occhi neri e vivaci. La vera meraviglia di Vittorio è che fa assolutamente tutto lui in casa, ci spiega che ha una smodata passione per giardiniere, marmellate e conserve, ma non solo: i salumi che mette nei suoi panini sono rigorosamente anch’essi fatti in casa.
Sei salumiere, gli chiedo? “No, ma sai, da noi in Calabria un po’ tutti sanno fare queste cose”. E allora mi viene un po’ la malinconia per quelle realtà rurali che conoscevamo bene anche noi decenni fa, quando in ogni famiglia ticinese si faceva la mazza e la ricetta delle spezie per il salame era custodita come il tesoro della corona.
Vittorio ama il cibo perché in fondo trasmette la sua terra attraverso i panini, La Calabria riecheggia tra i sughi con il peperoncino, che nella cucina calabrese è un imperativo. È un po’ una forma di ricordo, ma anche di condivisione, è come se Vittorio dicesse: “Guardate che bella e buona è la mia terra”.