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a tavola

Sebalter a cantine aperte

Un giovane talentuoso ma anche affezionato alla realtà in cui è cresciuto. Sebalter rispecchia la nuova generazione di estimatori del vino locale e presenta l'occasione per conoscerlo meglio. — Elisa Pedrazzini

21 maggio 2015

Sebalter e Roberto Belossi presso la Cantina Il Cavaliere.


Come ogni primavera, da ben 17 anni, a fine maggio molte aziende vitivinicole in tutto il Cantone inviteranno gli appassionati di vino a conoscere la propria realtà. Quest'anno, padrino d'eccezione della manifestazione sarà Sebastiano Paù-Lessi, in arte Sebalter, cantautore ticinese. Davanti a un assaggio di vino, in compagnia di Roberto e Tiziana Belossi della Cantina Il Cavaliere, ci racconta il suo legame con il vino del territorio: «Sono cresciuto a Giubiasco vedendo i nonni che volentieri bevevano un bicchierino di rosso mangiando, e coltivavano la vite. Il vino parla della nostra cultura ed è un prodotto di qualità di cui non possiamo che essere orgogliosi». A testimoniare le sue parole, la sua cantina, composta per gran parte da bottiglie di vino rosso ticinese. «Abbiamo la fortuna di avere eccellenti vini a “km zero” – sottolinea l'artista – sarebbe peccato non approfittarne».

L'interesse dei giovani
La sua figura è più che mai rappresentativa in un contesto enologico che si trasforma e che coinvolge sempre più generazioni. Lo conferma anche Roberto Belossi, che con la sua azienda partecipa a Cantine Aperte fin dalla prima edizione: «È un evento in crescita, i primi anni vi era una forte presenza di turisti, circa il 60-70 per cento dei partecipanti. Negli ultimi anni, sebbene i forestieri siano sempre numerosi, notiamo un maggiore interesse da parte della gente del posto e una forte presenza di giovani». Il consumatore giovane è anche una garanzia di continuità per l'azienda: «Sono i futuri clienti, se apprezzano il prodotto, continueranno a sceglierlo in futuro».

Turisti a casa nostra
Passeggiare per Cantine Aperte è l'occasione giusta per conoscere realtà vicine ma talvolta poco note, di sbirciare tra le botti e le etichettatrici, e di far domande: «Paradossalmente è un atteggiamento che in vacanza riesce più spontaneo. – riflette Sebalter –. Sono stato poco tempo fa in Grecia e, di fronte a un'azienda di vino, ci siamo fermati e abbiamo “bussato” per una visita senza indugiare. Qui in Ticino difficilmente ci verrebbe in mente di farlo». Da parte sua, Roberto Belossi riceve quasi esclusivamente visite da parte di turisti: «Sebbene fuori dall'azienda vi sia sempre il cartello “aperto”, pochissimi ticinesi si fermano». Il 30 e 31 maggio, è l'occasione per farlo! Parteciperanno 64 cantine sparse tra Novazzano e Rodi-Fiesso, visitabili dalle 10 del mattino fino alle 18. Tra tour in cantina, degustazioni libere o guidate, abbinamenti cibo-vino e passeggiate per le vigne, sarà un fine settimana all'insegna della convivialità, animato dalla curiosità dei buongustai e coordinato dalla professionalità di viticoltori ed enologi. Nessuno avrà dubbi se poter o meno “bussare” presso le cantine. Trovate maggiori informazioni a proposito delle aziende che aderiscono all'iniziativa e dei vari eventi collaterali (degustazioni, serate a tema) sul sito: www.ticinowine.ch


Elisa Pedrazzini

La proposta

Vocabolario enologico

Il vitigno di casa nostra, ma anche il quinto più coltivato al mondo con circa 160.000 ettari. Il Merlot è conosciuto per i vini di qualità, soprattutto quello delle regioni di St-Emilion e Pomerol. Dai sentori di prugna con note speziate, è spesso associato al Cabernet Savignon, più che per compensazione dei sapori in bottiglia, per la complementarietà in vigna: fioriscono e maturano in momenti diversi e quindi nelle annate in cui una varietà soffre, spesso l'altra si esprime al meglio.

Uno degli assemblaggi classici a base Merlot è la «ricetta bordolese», dove è combinato con Cabernet Sauvignon e Cabernet Franc. Da questa unione nascono la maggior parte dei grandi Bordeaux. Oltre che in Francia, ha un'ottima diffusione nell'Est Europa. In Romania è la varietà a bacca rossa più coltivata, in Bulgaria la seconda; in terra ungherese prende il nome di «Médoc Noir».