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CHAMPAGNE

Bollicine celebri

Da oltre 270 anni produce nella capitale dello Champagne. Anche se non tutte le bottiglie escono indenni dalla sua storica cantina, Moët & Chandon è la marca di champagne francese più bevuta al mondo.

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LEIF CARLSSON / CAROLE GRÖFLIN / MAD
18 dicembre 2018

A Épernay, ai lati di Avenue de Champagne, le grandi Maison si susseguono una dopo l’altra come perle di una collana. Impreziosita da ville signorili e da splendide case borghesi del XIX secolo in stile rinascimentale e neoclassico, la cittadina francese ospita la via più ricca al mondo, che vede sotto di sé oltre cento chilometri di cantine, dove riposano milioni di bottiglie di champagne.
In termini di gallerie, la Maison che ne detiene di più è Moët & Chandon: la sua cantina è lunga ben 28 km. Alcune vie risalgono al 1743, anno di fondazione della storica azienda e i cunicoli sotterranei sono talmente articolati da avere diversi nomi, mentre i supporti dove giacciono le bottiglie sono numerati. Ora però lasciamo da parte i numeri e iniziamo a visitare il paradiso dei sommelier.

Una su cinque è Moët

Moët & Chandon è la marca di Champagne più famosa al mondo. L’uso del superlativo in questo caso è più che giustificato: pare che in tutto il mondo si stappi una bottiglia di Champagne al secondo e che di queste una su cinque provenga dalle cantine Moët & Chandon.
I vigneti della Champagne comprendono circa 1.150 ettari dalle cui uve la storica azienda ricava i suoi prodotti. L’Impérial Brut, fiore all’occhiello della Maison, nasce dalle varietà Pinot Noir, Chardonnay e Pinot Meunier. La dicitura Impérial venne aggiunta nel 1869 per omaggiare nien- te poco di meno che il defunto imperatore Napoleone. Lui e Jean-Rémy Moët, nipote di Claude Moët, fondatore della casa vinicola, erano commilitoni alla scuola militare e Napoleone era un grande appassionato di bollicine.

La rifermentazione

Da tre anni diventata patrimonio mondiale dell’umanità dell’Unesco, la cantina si sviluppa su tre piani ed ha una temperatura media di 10 °C. Le lampadine avvolgono i cunicoli in una luce mistica. Cartelli rettangolari sugli scaffali pieni di bottiglie indicano la data d’imbottigliamento e la quantità di bottiglie presenti. Il carattere utilizzato sui cartelli è in codice, per renderlo leggibile ai soli collaboratori dell’azienda. Lena Perrein, 28 anni, brand ambassador Moët & Chandon si dirige verso uno scaffale particolare. Le bottiglie appoggiate sono coperte da uno spesso strato di polvere. Sono qui per la seconda fermentazione, un processo grazie al quale dallo zucchero si ottiene anidride carbonica e alcool. «Lì sotto è esplosa una bottiglia», dice e illumina lo scaffale con una torcia. Ed effettivamente in basso a sinistra si nota un buco e i resti di vetri e tappi in sughero. «La pressione era eccessiva, ma non abbiate paura: le bottiglie che scoppiano sono solo 1 ogni 10.000». E quando accade, il frastuono rimbomba per tutta la cantina.
La cantina è anche il luogo di lavoro di Benoit Gouez, 48 anni, chef de cave e responsabile della produzione dello champagne. Dopo la vendemmia anticipata, Benoit Gouez è più che soddisfatto della stagione: in questa calda estate le uve sono maturate bene e la resa è stata abbondante. La sola cosa a destargli qualche preoccupazione è il fatto che molti consumatori vedano ancora lo Champagne esclusivamente come una bevanda per le occasioni speciali: «Quando stappate una bottiglia o ordinate un bicchiere di Champagne, ogni occasione diventa un evento speciale». Per portare a termine la sua missione, ovvero svecchiare l’immagine dello spumante francese, Benoit Gouez ha creato una novità: l’Ice Impérial, pensato per essere gustato con tanto ghiaccio (ve- di a lato). Come è stata accolta dai consumatori questa novità? «È senza dubbio il più grande successo commerciale di uno champagne da decenni».