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VINO
CRONISTORIA

90 anni di CAGI

Vino e canzoni, negli anni, sono evoluti seguendo nuove tendenze. Riviviamo la storia della CAGI, Cantina Giubiasco, a suon di musica italiana.

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Getty images, mad
07 ottobre 2019

Quando Mogol e Battisti lanciano 'I giardini di Marzo' la Cantina Sociale Bellinzonese diventa CAGI.

Cosa si canta quando la Cantina Sociale del Bellinzonese, così si chiamava all’inizio, vede la sua fondazione? Sono gli anni della grande crisi economica mondiale, il 1929. Gino Fanzi scrive “Balocchi e Profumi” che è subito un successo. Quell’anno, in occasione del Tiro Federale, alcuni viticoltori decidono di unirsi per fare fronte alle difficoltà del settore viticolo, fondano la prima Cooperativa vinicola del Cantone e saranno tra gli artefici del marchio di qualità VITI. Nel 1948 l’Europa si sta riprendendo dalla Seconda Guerra Mondiale, quando vedono la luce i primi LP a 33 giri e “Mamma”, cantata da Nilla Pizzi, risuona nei locali.

Gli anni trascorrono velocemente e il boom economico fa sì che la gente abbandoni l’agricoltura per andare a lavorare nell’industria. In Ticino gran parte dei vigneti continua ad essere un’attività accessoria e quando nel 1958, Domenico Modugno trionfa a Sanremo con “Nel blu dipinto di blu”, le uve di Merlot conferite alla Cantina superano per la prima volta quelle di Bondola. Sulle note de “I giardini di Marzo” di Mogol e Battisti, nel 1972 la cantina cambia ragione sociale diventando CAGI, Cantina Giubasco. Purtroppo, non sempre le cose vanno come si spera e, nel 1985, i produttori di latte salvano la cantina, sull’orlo del fallimento. Loretta Goggi canta “Io nascerò” quale buon auspicio alla nuova struttura. Ne segue un periodo di rinnovamento, sotto la direzione di Adriano Petralli.

Nel 1986 nasce il Merlot Bianco Bucaneve ed Eros Ramazzotti lancia “Adesso tu”. Due anni dopo, Jovanotti fa ballare con “È qui la festa” e la CAGI vinifica il suo primo vino in barrique. Nel 2015 la viticoltura ticinese è scossa da un lutto: muore il direttore Petralli, l’uomo del rinnovamento della struttura e, soprattutto, dell’immagine. Gli subentra Sergio Scalmanini, enologo per lunghi anni al suo fianco. A lui si deve la nascita degli spumanti Bucaneve e Malizia... e la radio suona “Una vita in vacanza” degli Stato Sociale.


Mirko Rainer sommelier

Villa Antinori, un’etichetta toscana inconfondibile rimasta pressoché invariata sin dal 1928, anno in cui il marchese Niccolò Antinori volle creare il primo Chianti Classico destinato all’invecchiamento. Un Toscana IGT che, pur vivendo continue evoluzioni e innovazioni, non tradisce i suoi cento anni di storia. Una storia nella quale si sono succedute ben ventisei generazioni, che hanno fatto di Montalcino la loro dimora.

Il Villa Antinori rivela un denso color rosso rubino e un complesso bouquet aromatico, nel quale spiccano profumi di frutta rossa, prugna e marmellata, seguiti poi da note vanigliate, tipiche dei 12 mesi di affinamento in barrique. Morbido, persistente e sapido, è ideale con carni rosse o con paste saporite.

Villa Antinori Toscana IGT Rosso, 2016

In vendita nei grandi centri Coop e su: www.mondovino.ch

Prezzo: fr. 17.50/ 75 cl

Provenienza: Toscana, Italia

Vitigno: Sangiovese, Syrah

Da bere: da 2 a 5 anni dalla vendemmia