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Da Parigi a Vienna, da Napoli a Bellinzona, vi presentiamo alcuni dei vigneti metropolitani più caratteristici d’Europa, testimonianze storiche del passato.

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GETTY IMAGES
04 marzo 2019

Vienna è la città più vitata d'Europa e i suoi vini bianchi raggiungono spesso il podio nei concorsi enologici.

Vigne tra i palazzi, trattori per le strade del centro, paesani armati di forbici che chiacchierano con impiegati in giacca e cravatta. In alcune città d’Europa la campagna viticola si fonde letteralmente con il centro urbano, accade a Napoli come a Vienna.

Il più famoso vigneto metropolitano è probabilmente la vigna parigina di Clos-Montmartre, proprietà della Città. Un ettaro e poco più di collina, alle spalle della Basilica del Sacré-Coeur. La sua fondazione risale all’XI secolo, epoca in cui furono messe a dimora le prime barbatelle dai monaci benedettini. Cadde poi nell’oblio tra il Settecento e il Novecento, e negli anni ’30 del secolo scorso venne riportato alla luce e furono piantati nuovi ceppi, tra i quali i classici Pinot Noir e Gamay. Dalla prima vendemmia di allora, ogni anno, nel mese di ottobre, il quartiere celebra la “Fête des vendanges de Monmartre”.

Ai margini della città

Di tutt’altra dimensione sono i vigneti viennesi: coprono una superficie totale di circa 700 ettari e fanno di Vienna la prima città vitata d’Europa. Si trovano in periferia e, nonostante la vicinanza con l’abitato possa far pensare a vini mediocri, i viticoltori locali sorprendono per sensibilità ecologica (oltre il 30% lavora secondo criteri biologici) e per l’attenzione alla qualità. La specialità della zona sono i vini bianchi e conquistano regolarmente il podio nei concorsi enologici, ma anche i rossi di Zweigelt e di St. Laurent sono notevoli; se vi si presentasse l’occasione, varrebbe la pena assaggiare il Wiener Gemischter Sazt, ottenuto da uve di diversi vitigni coltivati nello stesso appezzamento. Il luogo migliore per sorseggiare questi nettari è l’Heurige, una taverna di mescita e vendita del vino che nel Medioevo registrava bevitori da 120 litri all’anno, mediamente sei volte più di quanto viene consumato oggigiorno. Un locale autentico si riconosce dalle frasche di pino appese sull’insegna ad indicare che è aperto. Non cercatelo tra i palazzi, i più popolari si trovano al margine, dei boschi dove era solita cavalcare la principessa Sissi. Dopo gli assedi da parte dei turchi, nel 1529 e nel 1683, e la grande ricostruzione del nucleo urbano, infatti, le taverne vennero spostate dal centro città alla campagna.

A picco sul mare

La seconda metropoli in Europa per estensione delle vigne è Napoli. Probabilmente, se interrogati, pure i napoletani stessi saranno sorpresi di questo dato. Sono almeno 200 gli ettari di filari cittadini e alcuni di straordinaria bellezza si intrecciano con il tessuto urbano, affondano le radici nel suolo lavico e respirano l’aria del mare. Per ammirarli ci si può recare a Ovest del centro storico, sulle colline residenziali di Posillipo oppure al cospetto del Cratere degli Astroni. Le cultivar più diffuse a Napoli sono quelle storiche, tenaci come i contadini che le coltivano: Piedirosso, Aglianico, Olivella, Sciascinoso, Falanghina, Greco, Coda di volpe, Catalanesca, Biancolella e Forastera. In parte sono varietà ampiamente conosciute e diffuse in Italia, in parte rarità servite sfuse nelle sole osterie campane.

Tra mura medievali

Per concludere il nostro viaggio tra i grappoli di città, è doveroso fare tappa presso i bellissimi vigneti castellani di Bellinzona. Una parte di essi è protetta dalle mura di Castelgrande, l’altra si trova al cospetto del Castello di Montebello. I terreni sono di proprietà dello Stato, le uve gestite e vinificate dall’Azienda agraria cantonale di Mezzana, che le imbottiglia con l’etichetta “Castelli di Bellinzona Ticino Doc Merlot”. Come nelle altre città, le vigne sono una delle ultime testimonianze tangibili degli spazi agricoli che un tempo ritmavano il paesaggio urbano.