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VINO
TRIACCA

Grigionesi in Toscana

I Triacca sono svizzeri che coltivano la vite in Valtellina e in Toscana per produrre un vino destinato ai connazionali. La storia di successo di una famiglia di “frontalieri al contrario”.

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MAD
16 dicembre 2019

Uno scorcio autunnale tra le vigne di Nebbiolo in Valtellina.

La Valtellina si dice sia il giardino dei poschiavini. Gli spazi agricoli sono spartiti tra lombardi e grigionesi da tempo immemore, almeno da quando la Repubblica delle Tre Leghe – l’attuale Canton Grigioni – prese possesso per quasi tre secoli (1512-1797) della valle. «Siamo frontalieri al contrario» scherza Giovanni Triacca, discendente di una famiglia svizzera dedita alla viticoltura in Valtellina da quattro generazioni. «Non siamo mai stati in conflitto con la gente del posto, perché loro vendevano il proprio vino nei villaggi vicini, noi in Svizzera. Era una sorta di accordo tacito – sottolinea –. E quando approdammo in Toscana, si instaurò lo stesso rapporto non competitivo con i viticoltori locali».

50 anni fa molte colline del Chianti erano occupate da boschi.

Un grande intuito

Alla fine degli anni ’60, Gino Triacca, papà di Giovanni, ebbe un’intuizione geniale: il vino toscano avrebbe spopolato. Era convinto che da una terra così bella e ricca di storia non poteva che nascere un vino magnifico e, vista la notorietà della regione, che questo sarebbe stato accettato facilmente dai consumatori elvetici. All’epoca, il vino toscano non godeva della fama attuale ed era venduto sfuso e in fiaschi. I Triacca furono tra i primi ad importare in Svizzera (e da Coop) il Chianti Classico in bottiglie da 75 cl. Esattamente 50 anni fa, infatti, comprarono un ampio terreno tra Siena e Firenze: la fattoria La Madonnina. Allora il paesaggio differiva molto dalle attuali colline scandite da filari regolari. Anzi, la prima reazione di Gino quando visitò la tenuta fu: «Dove sono i vigneti?». Come molti terreni del Chianti, la fattoria scelta dai poschiavini era occupata da un’area boschiva, utilizzata per battute di caccia. «Ero un ragazzino e ricordo che papà tornava dalla Toscana con lepri e fagiani, per la disperazione di nostra madre, a cui toccava pulirle e cucinarle» racconta divertito Giovanni. Negli anni successivi vennero messi a dimora 50 ettari di vite e si dovette attendere il 1975 per festeggiare la prima vendemmia. Parallelamente alla nascita de’ La Madonnina, la famiglia acquistò anche il bellissimo monastero La Gatta a Bianzone, in Valtellina – il cui nome non ha nulla a che vedere con il felino –, con tutti i vigneti annessi, inaspettatamente messo in vendita dai proprietari. Da uomo di grande intuito, Gino non si lasciò sfuggire l’occasione e, benché fosse un azzardo, riuscì a far crescere le due cantine parallelamente: la superfice vitata della tenuta toscana è ora di 100 ettari, oltre a 300 di boschi e uliveti; quella in Valtellina è di 40 ettari.

Giovanni Triacca, responsabile della parte commerciale dell'azienda.

Storia recente e futura

A gestire l’attività vinicola di famiglia ora ci sono i fratelli Giovanni (59) e Luca (55). Il maggiore è responsabile della parte commerciale e il minore della produzione. «Sentiamo una grande responsabilità nei confronti di ciò che è stato creato dai nostri predecessori – confessa Giovanni Triacca –. Tutto partì dal no- stro bisnonno, che nel 1897 volle provare a coltivare 2.000 metri di vigna. Poi continuò con l’acquisto di altri piccoli appezzamenti e la produzione di un vino da vendere sfuso, che i grigionesi chiamavano “Veltliner”… In oltre 120 anni è stata fatta molta strada». Mentre affronta il discorso della successione, l’espressione si fa più seria. I suoi figli e quelli di suo fratello Luca, seppur giovani per esprimere una scelta, per il momento non dimostrano interesse nel mondo vinicolo. Il grigionese lo reputa un cambiamento sociale: «Noi siamo cresciuti in cantina, ci sentivamo parte dell’azienda. Da bambini aiutavamo a vendemmiare o a imbottigliare; ci pagavano 2 franchi all’ora ed eravamo conten- ti. Il fine settimana si andava con la famiglia nel vigneto per un picnic. La nostra vita era lì, tra i filari. Quel rapporto stretto con la campagna in cui noi ci siamo trovati sin dall’infanzia non è più attuale. Per la nuova generazione dei Triacca la cantina di famiglia è un lavoro come un altro». Nella speranza comunque che i figli si facciano avanti, Giovanni e Luca continuano far la spola tra Svizzera, Valtellina e Toscana, curando personalmente le vigne, la vinificazione e il commercio delle loro etichette, sulle orme dei loro progenitori. 


Maturazione perfetta

TESTO Mirko Rainer, Sommelier

Il Valtellina Superiore DOCG Riserva La Gatta della casa vinicola Triacca festeggia 50 anni di produzione. Come indica il bollino sull’etichetta, è dal 1969 che la Tenuta La Gatta seleziona i migliori grappoli di Nebbiolo di maturazione tardiva per la produzione di questo vino valtellinese dalle indiscusse qualità. Un vino complesso che matura per anni in grandi botti di rovere, arricchendosi di profumi ampi, intensi, ma al tempo stesso delicati. Di color rosso ciliegia, tende negli anni al granato. Elegante e con una buona speziatura, rivela sentori di ciliegie mature e frutta secca. Un Nebbiolo di montagna armonico e dall’equilibrata acidità, non delude accanto a un gustoso piatto di pizzoccheri, un arrosto o una bella polenta taragna.

Valtellina Superiore DOCG Riserva La Gatta Triacca 2015

Prezzo: fr. 14.95/ 75 cl

Provenienza: Lombardia, Italia

Vitigno: Nebbiolo

Da bere: da 4 a 6 anni dalla vendemmia

In vendita: nei grandi centri Coop

www.mondovino.ch


Da 50 anni in toscana

Questa settimana in offerta:

La Madoninna Chianti Classico Riserva 2016

Dal cuore della Toscana, un concentrato di Sangiovese, Cabernet Sauvignon e Merlot.

Ha sentori di frutta rossa, grande eleganza e intensità. Può essere conservato per 8-10 anni dalla vendemmia e si abbina bene ad arrosti, pollame e primi piatti sostanziosi.

A fr. 9.75 invece di fr. 13.95 / 75 cl, fino al 21.12.2019.