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L'uomo delle bottiglie blu

Pioniere dell’agricoltura biologica, all’avanguardia per quel che riguarda la tecnologia e ribelle nelle idee di marketing. Incontro con l’audace Reynald Parmelin.

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VALENTIN FLAURAUD
25 febbraio 2019

All’esterno, la potatura delle viti è quasi terminata. In cantina, è l’ora delle prove di assemblaggio e dei primi imbottigliamenti. Il 2018 promette di essere un’annata coi fiocchi. Infatti, l’uva l’estate scorsa ha potuto approfittare di moltissime ore di sole. Ci troviamo nella Côte, famosa regione vitivinicola affacciata sul lago Lemano, tra Losanna e Ginevra. Nella tenuta La Capitaine a Begnins (VD), che si estende su 22 ettari, Reynald Parmelin produce 18 qualità di vino (60% bianchi, 40% rossi) con 20 vitigni diversi, coltivati secondo i principi della biodinamica. Da cinque anni, l’imprenditore ha scommesso sui prati fioriti tra i filari: margherite, vedovelle, salvie, fiordalisi e forasacchi, favoriscono la presenza di insetti utili, che si nutrono di parassiti dannosi per la vite.

Reynald Parmelin: «L'immagine del viticoltore con barba lunga e zoccole, che produce vini dall'etichetta in cartapecora, non mi è mai andata a genio».

Reynald Parmelin proviene da una famiglia di viticoltori di Bursins (VD), di cui rappresenta assieme al fratello Yvan, viticoltore pure lui, l’ottava ge- nerazione. Il proprietario di La Capitaine ha intrapreso la strada del bio fin dal suo primo vigneto nel 1994. Avendo insegnato viticoltura al centro per l’agricoltura biologica di Changins, tra il 1987 e il 1994, ed essendo convinto della validità delle sue idee, le ha volute mettere in pratica. All’epoca, nel Canton Vaud, Reynald era un vero e proprio pioniere: «Tutti mi dicevano che era impossibile produrre vini di qualità con l’agricoltura biologica. Ho voluto dimostrare il contrario», ricorda il vodese, la cui azienda agricola si fregia della gemma di Bio Suisse dal 1994 e del marchio Demeter (per la biodinamica) dal 2010. Missione compiuta: i suoi clienti, soprattutto svizzeri, sono molto fedeli. E le sue cuvées hanno vinto numerosi premi, tra cui miglior vino biologico al Grand Prix du Vin Suisse, per ben 5 volte!

«Siete tutti pazzi»

Curioso di natura e grande appassionato di calcio – da giovane ha giocato con il consigliere federale Guy Parmelin, con il quale ha un antenato in comune – il viticoltore vodese ha viaggiato molto, inseguendo la sua passione per il vino. Ha vissuto per dei periodi in Francia, negli Stati Uniti, in Australia e in Nuova Zelanda.

Poesia di assemblaggi

Tenuta la Capitaine

Cuvée Noble Blanc bio Naturaplan La Côte AOC 2017
Un “blend” di Chardonnay, Pinot Bianco e Pinot Grigio, con uno splendido bouquet aromatico. Ottimo per aperitivo, con il pesce e con i piatti a base di formaggio. Fr. 21.95/75 cl, nei grandi centri Coop.

Cuvée Noble Rouge bio Naturaplan La Côte AOC 2017
Il Cabernet Sauvignon abbraccia Gamaret e Merlot. Si sposa con una Berner Platte e il saucissons vaudois. Fr. 24.95/75 cl, nei grandi centri Coop.

Nel 1995 ha deciso di rinnovarsi presentando i suoi vini in bottiglie di vetro.... blu-cobalto (che si possono gettare nello scomparto per il vetro verde dei contenitori per il riciclaggio). La novità ha irritato i suoi colleghi, ma ha stuzzicato l’interesse della clientela. La sua scelta un po’ sfrontata – ha esitato per sei mesi prima di decidersi – è diventata il suo biglietto da visita. Il suo amico e docente, Werner Hohl, viticoltore di Stäfa sulle rive del lago di Zurigo, la prima volta che ha visto la bottiglia ha esclamato: «Voi romandi non siete normali!». Poi un giorno, si è presentato con una bottiglia rosso granato: «Sei peggio di me!», è stata la risposta di Reynald.

Il viticoltore si è dotato anche del necessario equipaggiamento tecnologico. Nel cuore del vigneto si trova così una stazione meteorologica. Ogni dodici minuti, la stazione fornisce importanti parametri, come l’umidità del- l’aria o delle foglie: «Un programma informatico elabora i dati e fornisce preziose informazioni sullo stato di salute delle viti. In questo modo, so se devo subito trattare le piante con i miei preparati biodinamici o se posso invece attendere ancora qualche giorno».

I vitigni più presenti nella tenuta di Reynald sono: Chasselas, Gamaret e Merlot. Il vino è prodotto in una sessantina di tini, anfore e botti in acciaio inox, ogni parcella è vinificata separatamente. In tal modo è possibile imbottigliare il vino giusto al momento giusto. «Le vigne si estendono su una superficie di 5 km. All’interno della tenuta sono presenti diversi microclimi e le uve maturano diversamente», spiega il viticoltore.

Reynald Parmelin nota come i consumatori siano sempre più curiosi riguardo ciò che bevono e lui si mette volentieri a disposizione per parlarne con loro, proponendo diverse attività direttamente in cantina. Ad esempio, ciascuno può riempire, tappare ed etichettare le proprie bottiglie. Il buon umore è compreso nel prezzo!