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VINO
TOSCANA

Nobile toscano

La cantina Trerose, in provincia di Siena, è un’icona della qualità e della tradizione vinicola toscana. Con la vendemmia 2016, il Nobile di Montepulciano di questa idillica tenuta festeggia 30 anni nell’assortimento Coop.

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ALAIN INTRAINA
02 dicembre 2019

Il borgo Trerose è appartenuto a feudatari, prelati e nobili famiglie.

La Toscana, crocevia di popoli e di cultura, è la terra dove è nato l’italiano e culla di leggende. Come quella sulla cantina Trerose, una storia secolare che echeggia tra le sue botti in affinamento. Ubicata in cima a una collina di Montepulciano – in provincia di Siena, ma a ridosso dell’Umbria – la villa che domina la tenuta vinicola appartenne al cardinale Passerini, vissuto tra il 1469 e il 1529. Per suo volere, nelle cantine dove oggi invecchia il vino Nobile di Montepulciano, venne scavato un cunicolo segreto che conduceva fino in Umbria, detto il “Passo del Cardinale”. Secondo alcune fonti la galleria costituiva un’agevole via di fuga in un periodo di tensione tra il Granducato di Toscana e lo Stato Pontificio. I toscani, però, vociferano che il cardinale fosse solito darsi ai bagordi e attraverso lo scavo facesse entrare e uscire indisturbati gli ospiti che richiedevano discrezione, tra cui le dame di compagnia. Altri tempi. Ora, nelle sale dagli alti soffitti, risuona unicamente il cinguettio degli uccellini in giardino, nascosti tra le fronde dei cipressi.

Il direttore operativo Andrea Lonardi nella cantina del vino di Montepulciano. Il Nobile di Trerose matura 18 mesi in botti di legno e 4 mesi in bottiglia.

La nuova gestione

La tenuta Trerose nei secoli è passata di mano in mano, dai feudatari agli ecclesiastici alle nobili famiglie. Dal 2012 fa parte dei Tenimenti Angelini e il vino è etichettato con la firma Bertani Domains. L’azienda comprende cinque colli vitati, zone boschive, una cantina, una villa e la cappella di Santa Caterina, protettrice dei raccolti. Vi lavorano 28 persone, sostenute da Andrea Lonardi (45), energico direttore operativo di Bertani Domains, che sfreccia tra una cantina toscana e una veneta per supervisionare la produzione.

È un caldo pomeriggio di fine estate, la vendemmia è alle porte e le piante cariche di grappoli si mostrano in tutto il loro vigore. «Sono quasi tutti ceppi di Prugnolo Gentile, biotipo di Sangiovese tipico di Montalcino» spiega Lonardi. «A queste vigne sono molto affezionato. Quando è stato necessario rinnovare i filari perché troppo vecchi, ho optato per una pianificazione ad anfiteatro, che rispetta le armoniche insenature della collina».

Elogio del Sangiovese

La filosofia dell’azienda è esaltare le peculiarità del territorio e lo fa utilizzando vitigni autoctoni. «La Toscana è il regno del Sangiovese, ma un Chianti è molto diverso da un Brunello di Montalcino o un Nobile di Montepulciano. Quest’ultimo è l’introduzione alla Toscana, meno tannico del Brunello e meno acido del Chianti. È un vino di grande bevibilità, agrumato e floreale». La scelta stilistica della cantina Trerose è quella di non inseguire le mode dei vini zuccherini dai colori intensi, molto simili l’uno all’altro, ma di rinforzare l’espressività del Prugnolo Gentile. «È un vitigno con tendenza ossidativa, tannini morbidi e colore tenue – sottolinea Lonardi –. Il disciplinare della DOCG di Montepulciano permette di usare fino al 30% di altri vitigni. Attualmente meno del 10% delle nostre vigne è Cabernet Sauvignon e Merlot, e stiamo progressivamente sostituendoli con Sangiovese, perché riteniamo che l’uso di varietà alloctone comporti una perdita di identità».

Il binomio perfetto avviene con pietanze tipiche della tradizione toscana.

La Toscana da bere

Per esprimere al meglio il terroir, gli interventi in vigna sono minimi. Ad esempio, invece della concimazione diretta, dove la terra è povera di nutrienti, seminiamo leguminose. E dove è ricca, si coltiva frumento. In cantina, pigiature delicate e controllo delle temperature di fermentazione. «All’uso delle barriques si preferisce la maturazione in botti grandi e in bottiglia, che stabilizza il vino, senza influire eccessivamente sul sapore. Il risultato è un vino moderno, pur essendo uno dei nettari più antichi d’Italia e riconoscibile» afferma il direttore. La sera, nel cuore di Montepulciano il Nobile di Trerose accompagna la “ciccia”, la bistecca fiorentina. Le volte in pietra del ristorante e il chiacchiericcio animato di sottofondo mi riportano alla mente il cardinale Passerini, il passaggio segreto e le presunte feste. Chissà che sapore aveva il Nobile di Montepulciano ai suoi tempi? Forse “perfectissimo”, come lo definì nel 1530 Sante Lancerio, il bottigliere di Papa Paolo III. E per la sua bontà fu battezzato “vino nobile”.


30 anni da coop

In offerta per festeggiare

Vino Nobile di Montepulciano Tenuta Trerose 2016

Dai profumi agrumati e floreali, al sorso sfoggia un’armonia di frutti rossi e mineralità sottile. Come dice Andrea Lonardi, è un vino di grande bevibilità. Da abbinare a carni arrosto e alla griglia.

Vitigni: Sangiovese 90%, Merlot e Cabernet Sauvignon

Provenienza: Toscana, Italia

Prezzo: fr. 16.95/75 cl 6 bottiglie a fr. 50.85 /6x75 cl invece di fr. 101.70, fino all’8.12.2019 In vendita: nei grandi centri Coop e su:

www.mondovino.ch