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CONSULENZA

A fari anteriori spenti

Una multa sproporzionata, i rumori per i lavori in un appartamento, la gravidanza e il colloquio di lavoro.

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ILLUSTRAZIONI: RETO CRAMERI
19 febbraio 2019

Un anno fa, era di giorno, e non mi sono accorto che i fari anteriori dell’auto non andavano (sul tachimetro la lucina di controllo era OK). La polizia mi ha inflitto la multa per “circolare a luci spente di giorno”, io ho fatto opposizione perché le luci posteriori andavano correttamente. Ora è arrivata la conferma della condanna, segnalando che per il difetto ai fari avrei dovuto chiamare il carro attrezzi. È corretto?

Mi sembra una misura eccessiva e poco proporzionata al genere di infrazione. È vero che il conducente deve sempre controllare lo stato del suo veicolo, che tutto sia in ordine e funzionante, ma chiedere di chiamare il carro attrezzi per una quisquiglia del genere lascia a bocca aperta. Mi sarei aspettata piuttosto un’ingiunzione nei suoi confronti a voler provvedere in tempi ragionevoli a riparare il difetto della sua automobile.

Io e mio marito siamo proprietari di un appartamento in uno stabile di sei piani. Di recente è stato venduto l’attico e l’acquirente, attraverso l’amministratore, ci ha informati sui lavori di ristrutturazione che sarebbero durati tre mesi. Da circa due mesi e quasi ogni giorno veniamo “torturati” da rumori di trapanazione. Abbiamo protestato, insieme agli altri condomini ed inquilini, ma senza risultato. Questa situazione sta danneggiando la nostra salute. Abbiamo diritto a un risarcimento?

A parte dirvi di sopportare gli inconvenienti dovuti alla ristrutturazione non posso consigliarvi altro. Non vi è spazio per chiedere un’indennità o un altro tipo di risarcimento, essendo, quello messo in atto, un intervento lecito, autorizzato dall’amministratore e tutto sommato sopportabile, poiché limitato nel tempo. Nel momento in cui deciderete voi di procedere a lavori di ristrutturazione, l’inconveniente dovrà essere sopportato dagli altri, senza che questi possano pretendere un risarcimento.


Si può?

Devo fare dei colloqui di lavoro per un posto di segretaria. Il problema è che sono incinta. Ho l’obbligo di riferirlo al datore di lavoro, che poi ovviamente non mi assumerà?

No, non ha nessun obbligo di riferire questo fatto al datore di lavoro e se lui dovesse chiederglielo, la giurisprudenza ammet- te che lei possa mentire negando. Questo per evitare discriminazioni al momento dell’assunzione. Si tratta di una domanda che non è lecita da parte del datore di lavoro, anche perché la gravidanza non è una malattia e nell’attività di segretaria non pregiudica affatto la qualità del lavoro. Chiaramente la gravidanza non deve essere visibile.


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