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CONSULENZA
LEGALE

La garanzia dell'e-bike

Se si rompe dopo 20 mesi la portabatteria, le tapparelle da riparare, il contributo alimentare dell’ex marito.

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Illustrazione reto crameri
07 ottobre 2019

Nell’ottobre 2017 ho acquistato una bicicletta elettrica in offerta, con la relativa garanzia di 24 mesi. Trascorsi 20 mesi si è verificato una rottura al portabatteria. Il fornitore mi ha consigliato la sostituzione della batteria (costo fr. 700.-) sottolineando, però, che la garanzia era scaduta: la bicicletta è un modello del 2015. Domanda: il rivenditore era obbligato a comunicarci queste condizioni?

Il venditore avrebbe dovuto comunicarle l’esclusione della garanzia. Per legge, infatti, lei avrebbe avuto diritto a una garanzia di due anni. Poiché, immagino, si trattava di una bicicletta nuova, mai utilizzata, lei quindi poteva a giusto titolo presumere di beneficiare della garanzia legale. A meno che, come detto, il venditore non l’abbia espressamente esclusa, cosa che non ha fatto. Ritengo, perciò, che lei abbia diritto di beneficare della garanzia. In caso di rifiuto da parte del venditore, lei dovrà necessariamente fare, purtroppo, una causa giudiziaria.

Abito in affitto in un appartamento di una palazzina vecchia. La proprietaria ha fatto riparare due tapparelle fuori uso e ha pagato la fattura. Ora mi ha chiesto un rimborso di 150 franchi, perché dice che è a carico dell’inquilino. È legale questa richiesta?

Dipende un po’ dalle circostanze. In particolare, da quanti anni lei abita da inquilina nell’appartamento e se si è trattato di usura delle tapparelle; oppure se le tapparelle sono state riparate o sostituite poiché danneggiate da lei inquilina. Se si si è trattato di una sostituzione dovuta a normale usura, ritengo che tale spesa debba essere sopportata unicamente dalla proprietaria. Se, invece, il cattivo funzionamento era dovuto all’intervento dell’inquilino, allora sarà lei a dover sopportare la spesa.


Si può?

Cosa fare se il mio ex marito e padre dei miei due figli non paga regolarmente i contributi alimentare solo indispettirmi?

Se il contributo alimentare è stato fissato nella sentenza del giudice, lei può chiedere - a condizione che suo marito lavori quale dipendente - la trattenuta dallo stipendio al datore di lavoro di quanto dovuto. In tal caso, lei dovrà rivolgersi al giudice che, se dovesse ritenere motivata la sua richiesta, ordinerà al datore di lavoro di versare a lei parte dello stipendio di suo marito, fino a concorrenza del contributo alimentare dovuto.


Per i vostri quesiti:

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