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Se Barbie vuole essere «normale»

«Adesso è una di noi» hanno esultato vari media al lancio delle tre nuove corporature più «umane» della famosa bambola. La parola passa a Ken. — Giorgia von Niederhäusern

07 marzo 2016

Barbie ambisce a modelli irraggiungibili per lei? (Foto: Alain Intraina) Le nuove Barbie della linea Fashionistas, saranno in vendita da CoopCity dal 21 marzo a 16.90 franchi l?una.


Ora che la stampa internazionale si è sfogata, ho deciso di  aprire la bocca, almeno tanto quanto mi sia concesso dal vinile di cui è composta la mia faccia. In fondo è della mia compagna che si è parlato. La bionda con cui condivido il Glam camper e la vasca idromassaggio. La bambola che, per compiacere chi la trova troppo finta, da poco ha dichiarato al mondo di volersi proporre in altre 3 taglie, 7 tonalità di carnagione, 22 colori degli occhi e 24 tipi di capelli (vedi box). Adesso, fianchi più larghi o meno, l'amerò come prima. Il mio ruolo accanto alla bambola più famosa al mondo non cambierà (o così mi hanno detto i manager di Mattel). È la mia pupa e la difenderò a spada tratta (tanto sai che paura faccio… bene che mi vada, è di plastica pure quella). Ma devo confessare che mi preoccupa questo suo nuovo tentativo di essere più «umana», più «normale». Temo che abbia aspirazioni irrealistiche.

Temo che Barbie abbia aspirazioni irrealistiche »

Ken, il fidanzato


Di ritocchi, frollini e rialzi in borsa
Perché forse non tutti se lo ricorderanno (nessuno ha passato oltre 50 anni della sua esistenza al suo fianco come me), ma Barbie di interventi ne ha già subiti. Anche se, a proposito delle sue nuove forme, si è parlato di una vera e propria rivoluzione, non è la prima volta che Barbie è stata rimodellata per avvicinarsi a standard più umani. Già nel 1997 il suo seno è stato diminuito e il suo punto vita allargato. Inoltre, la diversità razziale era stata introdotta già a partire dagli anni Sessanta, con l'apparizione di bambole afro-americane o asiatiche (ad esempio Christie, Brad e Kira). La nuova paletta cromatica per le acconciature, le iridi e la carnagione delle bambole lanciate a fine gennaio è un pretesto per offrire alle bambine di ogni etnia una compagna di gioco che la rappresenti. È assurdo pensare di poterle soddisfare tutte. Qualcuna si sentirà sempre tagliata fuori. Sì, perchè voi umani siete unici, mentre noi siamo il frutto di una produzione industriale seriale: fatti con i stampini e sfornati come i frollini.  

Lo trovo ingiusto: si è criticata tanto
Barbie per il suo inverosimile girovita, ma qualcuno si è mai lamentato della statura di PollyPocket? La verità è che Barbie sa intimorire. Chi altra è capace di intraprendere oltre 180 carriere diverse, andare in skateboard (sui tacchi),  pilotare aerei e fare la spaccata senza mai perdere il sorriso? È un mostro di bravura, la prima della classe odiata da tutti, che ricorda – a chi non è di plastica come lei – che loro, sullo skateboard, è meglio che con lo stiletto non ci salgano. E il rialzo borsistico registrato dalla Mattel nell'ultimo trimestre è avvenuto anche grazie a lei, Barbara Millicent Roberts, la bambola che ha lavorato dal primo momento che è uscita di fabbrica, nel 1959. Già, perché la gavetta l'ha iniziata come modella, ma nel 1965 era già nello spazio come astronauta; quattro anni prima che Neil Armstrong arrivasse sulla luna. Anche il suo curriculum vitae, insomma, di «normale» ha ben poco. Bisogna anche ammettere che qualche insuccesso lo ha avuto pure lei. E i flop peggiori sono arrivati proprio con alcuni storici sforzi di Barbie per risultare più «vera».

Tentativi e fallimenti
Come quando, nelle vesti di Barbie magica voce, si è messa a «parlare davvero» esclamando frasette intellettualmente poco stimolanti quali «La matematica è difficile» (fatta eliminare dal suo lessico nel 1992). Nel 1997 era poi stata lanciata una bambola in sedia a rotelle, Becky: la poverina però non riusciva a entrare nell'ascensore della Casa dei sogni di Barbie. E ancora, il cane Tanner, che faceva la pupù. Questa sì che era una trovata realistica, peccato che potesse essere ingoiata facilmente dai bambini e contenesse concentrazioni troppo elevate di piombo e cromo.
Ma la diatriba infinita è quella legata alla silhouette di Barbie e all'effetto che potrebbe avere sulle bambine. Sul tema, uno degli studi più citati è quello di tre ricercatrici britanniche che, nel 2006, hanno dimostrato che la bambola influenza negativamente l'autostima delle bambine, che tendono a voler essere come lei. Mi pare giusto allora segnalare un secondo studio (anglo-australiano), che ha mostrato come le proporzioni di Barbie, se fosse umana, la costringerebbero a camminare a gattoni. Inoltre, i suoi polsi non sarebbero in grado di alzare pesi elevati, avrebbe posto solo per mezzo fegato e non riuscirebbe a sollevare la testa, troppo grande per il collo. Soprattutto, Barbie non ha il cervello. Un accessorio che non le è stato concesso. Dʼaltronde, se ne fosse dotata, alle acconciature frankensteiniane e alle amputazioni che ogni tanto subisce o ai giri in microonde che qualche volta si deve fare non sopravvivrebbe con tanta nonchalance. Sì, perché un altro studio, del 2005, ha spiegato che è normale che le bambine vivano un rito di passaggio in cui torturano le loro bambole per distaccarsi dalla loro infanzia. No, Barbie non sarà mai «una di voi». Non ce la può fare. Dopo tutto, è solo una bambola.


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