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Cosa si nasconde dietro le lacrime?

Imparare ad interpretare il pianto del neonato rende i neo genitori meno ansiosi e il piccolo più sereno. Consigli utili per capire il lamento del proprio bebè.

05 marzo 2018

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TESTO: AMELIA VALSECCHI JORIO – FOTO: MAD

Non è forse vero che il primo vagito è atteso da tutti con grande speranza? Il primo pianto ci dà la sicurezza che il bambino sta bene. Un bel sollievo. Per il pediatra e specialista della crescita e dello sviluppo del bambino, Andreas Wechsler, il vagito «non solo è positivo e salutare, ma è anche un esempio per farci capire che non sempre il pianto va associato al dolore». Per Christine, madre di Paride, il pianto del neonato rappresentava uno spauracchio prima della nasci
ta di suo figlio. «Ero preoccupata, perché tutti mi raccontavano che il pianto del bebè può durare ore durante la giornata e nelle ore serali per via delle coliche. Quando Paride è nato, mi sono accorta che non è proprio così. È capitato, che Paride piangesse senza sosta, ma non tutti i giorni e non così a lungo».

Interpretare il disagio

I neogenitori fanno il loro percorso principale durante i primi mesi di vita del bambino, dove imparano a soddisfarne i principali bisogni, come nutrirlo, cambiarlo, lavarlo, metterlo a dormire e coccolarlo. Ci sono poi anche momenti più impegnativi, dove il pianto del bambino si fa più intenso e i genitori si sentono impotenti di fronte ad esso. In questi casi, possono venire in aiuto gli specialisti, come le levatrici, le infermiere pediatriche dei consultori “Genitore bambino”, oppure i pediatri. Per Christine, la levatrice è stata di grande aiuto. «Mi ha dato un grande supporto e mi ha sostenuta. E poi ho letto tanti libri e mi sono fatta consigliare dalle amiche che erano diventate mamme prima di me. Inoltre, il mio pediatra anticipava le risposte alle mie domande». Secondo Wechsler: «La sfida interessante è imparare a interpretare il grande ventaglio di espressioni che il neonato ci propone. È fondamentale prendersi il tempo necessario di osservare il proprio bambino per capire le sue esigenze. Il pianto fa parte del gioco. E, nei casi normali, dove non sussiste cioè nessuna
patologia, riuscire a interpretarlo aprirà molte porte sulla comunicazione col neonato». «All'inizio è stata dura», ammette Christine, «ma pensavo potesse essere peggio. Il fatto è che dormi poche ore di fila per volta, ti svegli ogni due o tre ore per notte. È estenuante, ma poi ci si abitua. Passo per passo, si accompagna il bambino nel suo percorso di crescita e prende il ritmo anche la mamma». Per il pediatra: «la visita durante il primo mese di vita di ogni bambino è importante. I genitori vengono insieme a presentarmi il figlio, ed è in quell'occasione che riesco a trasmettere loro la maggior parte delle informazioni necessarie. Se mamma e papà sono esausti, perché la maggior parte delle volte il neonato piange sia di giorno, sia di notte, spiego che il suo pianto è dovuto ai cicli di veglia e di sonno che sono ancora sparsi sulle ventiquattro ore. Ci vorrà ancora un po' di tempo prima che il ritmo del bebè si regoli».

Il pianto nel sonno
«Tante volte, di notte, succede che Paride si muove e mi sembra sveglio, ma in realtà sta dormendo. Io d'istinto lo prendo subito e, per non sentirlo piangere, lo allatto». Può capitare, spiega
Andreas Wechsler, «che un bambino pianga, ma che in realtà stia dormendo. Questo stato di vigilanza è chiamato il sonno attivo. Durante questo frangente, dove il bambino dorme, ma sembra sveglio, è possibile che pianga. Effettivamente, il bambino dorme e piange al tempo stesso. E ci sono alcune prove da fare per dimostrarlo: una, per esempio, è che non reagisce agli stimoli sensoriali diretti e non interagisce con l'esterno. Un'altra, che di solito faccio nel mio studio, se il bambino si trova nella fase di sonno attivo quando arriva da me, è quella di farlo prendere in braccio prima da uno sconosciuto – io lo dimostro dandolo in braccio alla mia aiuto medico – e poi ridarlo ai genitori. Se il bambino si trova nello stato di sonno attivo e sta piangendo mentre dorme, non si calmerà in nessun caso, sia che lo prenda in braccio uno sconosciuto, sia che lo prenda in braccio la mamma o il papà. Riconoscere lo stato di sonno attivo del proprio bambino, faciliterà il compito ai genitori»*.

Il manuale: *Andreas Wechsler, Genitori per divertimento, figli per passione. Istruzioni per l'uso (0–3 anni), ed. Casagrande, 2017.

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CONSIGLI UTILI
Per la Federazione svizzera delle levatrici (Fsl), sezione Ticino, il pianto del neonato è una modalità di comunicare con il mondo. Ho un bisogno fisico da soddisfare: verificate se ha fame, sonno, freddo, caldo o il pannolino bagnato. Non sono abituato alla vita extrauterina. Non sento il battito del cuore della mia mamma: lasciatelo dormire su di voi in una fascia o in un marsupio. Uscite a passeggio. L'aria nella mia pancia mi fa male: in posizione supina alleviate il suo dolore con un massaggio del pancino… Che caos, prima tutto era più ovattato: una vita regolare e con pochi stimoli esterni sollecita meno il bebè. I miei genitori mi amano, ma a volte non hanno pazienza: se il pianto del piccolo vi sopraffà, lasciatelo in un posto sicuro e allontanatevi da lui per un attimo. Tornate da lui, quando sarete pronti. Se non riuscite a ritrovare la calma, chiamate qualcuno che vi dia sostegno.

CONTATTI: 079 602 26 20 o  www.levatrici-ti.ch