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Il paese dei balocchi

L'ospedale del giocattolo è un luogo, dove i bambini possono imparare a riparare i propri giocattoli, oppure ad inventarne uno. Una giornata nel primo laboratorio creativo “Inventiamo un giocattolo”.

26 giugno 2018

Il servizio

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TESTO: AMELIA VALSECCHI JORIO - FOTO: SANDRO MAHLER

Stanno entrando ora i bambini iscritti al primo corso estivo, organizzato dall'ospedale dei giocattoli: “Inventiamo un giocattolo”, un laboratorio creativo aperto a tutti i bambini dai quattro anni. Con l'aiuto dell'animatore Michel, i bambini costruiscono un giocattolo partendo da un loro progetto. Chiara ha fatto uno schizzo di un riccio, ora prende la colla a caldo e lo costruisce passo dopo passo seguendo la sua idea e scegliendo i materiali: una vecchia pallina di gomma e un mucchio di palline colorate che si attaccano assieme. Tutto ciò che si impiega per le costruzioni è materiale riciclato, sono parti di giochi, arrivati all'ospedale del giocattolo che avevano già finito il loro ciclo di vita.
Più in là troviamo Talja, 4 anni, che lavora con sua mamma. Lei sta costruendo un pupazzo con la pancia a forma di mappamondo. A capotavola invece c'è Mathis che si diletta con l'elettronica e ha deciso di impiegare la scheda madre di un computer ormai in disuso per realizzare la sua creazione. Un mondo a parte. «Sì, perché mi interessa tutto quanto riguarda la tecnologia. Da grande mi piacerebbe diventare uno Youtuber che progetta giochi elettronici». In faccia troviamo seduta Francesca, lei è più riservata e sta facendo un progetto di un pianeta molto originale.
I materiali presenti in sala sono eterogenei e suddivisi in scatole: ci sono resti di stoffe, cubetti di legno, elementi di elettronica, ruote di macchinine e fuoristrada e piccoli giochi trovati nelle sorprese. Il corso è basato sull'uso di parti di giochi, smontati perché non potevano più essere riciclati, per generarne uno nuovo: originale e frutto dell'immaginazione dei bambini che partecipano al corso.

Se manca un pezzo
Chi l'ha detto che il paese dei balocchi non esiste? Non si tratta di un mondo immaginario, ma di una realtà concreta che ogni anno raccoglie tonnellate e tonnellate di giocattoli rotti o in disuso, altrimenti destinati alla discarica, ridandogli una nuova vita. Si trova a Lugano, in via Vignola cinque. Lo abbiamo visitato per voi, incontrando Sandro, il direttore, e Devi, l'animatrice nelle vesti del Dottor Tasca. Sono cose alle quali magari non ci si pensa. I nostri figli hanno ricevuto in regalo un puzzle, uno di quelli belli, fatti di legno, magari con tanti tasselli con vari disegni colorati. Ed ecco che un bel giorno ci si ritrova a fare ordine nell'armadio dei giochi e un pezzo manca. Immancabilmente non lo si riesce più a trovare. E allora, delusi, a capo chino, si prende quel puzzle tanto amato dai nostri figli e lo si porta all'ecocentro.
Che dispiacere! Per un solo pezzo mancante un gioco non potrà più fare la felicità di nessuno. Eppure, qualcuno potrebbe correre in nostro soccorso. Bisogna solo sapere a chi rivolgersi. Ed ecco che entra in scena l'ospedale del giocattolo. Un luogo magico, incantato che ridà vita ai vecchi giochi donando loro la possibilità di far felici altri bambini. «Eh sì, – spiega Devi, l'animatrice e coloratissima dottor Tasca, addobbata con una festosa cravatta di giochi al collo e vestita con il suo allegro camice da lavoro dalle larghe tasche dalle quali estrae piccole sorprese per i bambini – a volte non ci si riflette, ma un gioco al quale manca un pezzo può essere riciclato, se qualcun altro, possedendo lo stesso gioco, lo consegna a noi».
Così, da due giochi monchi che avremmo smaltito con tanta tristezza ne nascerà uno nuovo, rigenerato grazie al riciclo messo in atto dall'Ospedale del giocattolo. «Si chiama economia circolare – continua dottor Tasca, animatrice e impiegata amministrativa dell'Ospedale del giocattolo di Lugano – incentrata sul risparmio, sul riciclo e sulla rimessa in circolazione di ciò che non si usa più evitando gli sprechi. E non si tratta solo di giocattoli. La raccolta si estende anche ai vestiti usati che vengono lavati e messi in vendita al mercatino sociale oppure ai libri».
«Il prezzo al pubblico è sempre simbolico – spiega il responsabile, Sandro Diana – perché di principio la nostra filosofia è quella di venire in aiuto alle famiglie meno abbienti, il progetto è nato dal Gruppo di Solidarietà, affiliata all'Organizzazione cristiano sociale ticinese. Per un gioco di società oppure uno elettronico si pagano solo pochi franchi. E chi è in possesso della nostra tessera, può prelevare il materiale dal social shop gratuitamente fino a un importo di cento franchi. Dopodiché, dovrà ricaricare la tessera. Con dieci franchi la tessera varrà automaticamente cento franchi, questo per favorire tutte quelle famiglie monoparentali, con redditi inferiori a 3000 franchi e i nuclei famigliari con un reddito inferiore a 5000 franchi».