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Tre re vi busseranno alla porta

La vigilia dell'Epifania tra Gorduno e Galbisio si rinnova il rito di andare di casa in casa a cantare una strofa della canzone dei “Tre Re”. Un tempo, in segno di riconoscenza, si otteneva cibo. Oggi, invece, si riceve un contributo in denaro. – AMELIA VALSECCHI JORIO

03 gennaio 2018

Il servizio

Per capire cosa significhi portare avanti una tradizione di paese, bisogna viverla. Parliamo oggi di un'usanza che ha radici profonde, che risale probabilmente agli inizi del secolo scorso o che addirittura, come si narra tra la gente, si perde nella notte dei tempi. È una tradizione che ancora vive nei quartieri di Gorduno e Galbisio andare di casa in casa a rappresentare i Re Magi. Marco Turchetti, capogruppo dei “Tre Re”, si ricorda benissimo che anche suo padre, classe 1918, già lo faceva ai suoi tempi. L'usanza era di andare a bussare alle porte delle case, la vigilia dell'Epifania, per cantare una strofa della canzone dei “Tre Re” e ricevere in cambio un po' di vino. Quel nostrano di una volta, prodotto in casa dalle famiglie, che ai tempi veniva trasportato sulle spalle in una brenta e in seguito caricato su un carretto. Un rituale che è ancora vivo nella mente delle persone dei giorni nostri, e che, con i naturali cambiamenti dell'era moderna, è ancora praticato da un gruppetto affiatato di persone. «Non è facile immaginare quanto fosse importante per i nostri padri prendere parte a questa tradizione», ci spiega Pio Del Don, che da circa sessant'anni fa parte del gruppo, «perché quando i nostri avi andavano a bussare alle porte delle case, sulle tavole di allora non regnava di certo l'abbondanza». Per loro, un po' di vino extra era come manna dal cielo. Un vino che si conservava per il gruppo di cantori, che lo consumava le domeniche di festa, oppure, una volta travasato in una damigiana, si vendeva all'asta sul sagrato della chiesa dopo la messa.



La tradizione ai nostri tempi
«In origine erano solo gli uomini ad andare di porta in porta a cantare la canzone dei “Tre Re”, mentre oggi si sono aggregate anche le donne» – ci spiega Lucia Beltrametti, che da più di un ventennio partecipa al giro. Quali altri cambiamenti ci sono stati? Quello più evidente è l'offerta. Oggi si ricevono contributi in denaro, piuttosto che bottiglie di vino. Tuttavia, alcuni punti fermi sono rimasti, come per esempio alcune tappe che lungo il percorso sono di rito: «Ci sono case in cui sappiamo già che ci daranno pane, salame e vin brulé». Fermate molto gradite nelle notti gelide di gennaio. E, quando tutto termina, sempre verso la mezzanotte, i due gruppi si riuniscono davanti a un piatto caldo. «Non rimandiamo mai la cena», spiega Marco Turchetti, «perché si sa, poi sarà difficile trovarci un'altra volta. Perciò,
la sera stessa, due incaricati, di solito i capigruppo di Gorduno e Galbisio, contano il denaro offerto dalle famiglie, che verrà poi elargito alle società dei quartieri e alle scuole elementari per sostenere le attività culturali e ricreative degli alunni, mentre una parte di esso verrà messo da parte per la messa dell'Epifania, momento in cui ci si ritrova in Chiesa davanti al presepio a cantare l'intera canzone dei “Tre Re”».

Il momento dei bambini
Per questo motivo, nella parrocchia di Gorduno e Galbisio, si è deciso di far conoscere la tradizione anche ai più piccoli, invitandoli a partecipare al giro del nucleo nel quartiere di Gorduno, con partenza e arrivo anticipati. In tal modo, i bambini guidati dagli adulti, iniziano
a imparare la canzone e a conoscere la tradizione. Nuova linfa, che si spera possa portare avanti un'usanza che fino ad oggi non ha sofferto la crisi, fatta eccezione per un anno, ma si parla già di vent'anni fa, quando il gruppo subì una riduzione improvvisa. Allora si ebbe infondatamente timore per il futuro. Negli anni successivi il gruppo si allargò sempre più. Oggi una trentina di persone va di casa in casa a cantare la canzone dei “Tre Re”. Un appuntamento che si ripeterà anche nel 2018.

Foto: Hsaskia Cereghetti