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FAMIGLIA
GLI ANIMALI DOMESTICI CI PARLANO

Una lingua da interpretare

Il cane e il gatto instaurano una relazione con i propri umani. Con il comportamento e lo sguardo comunicano. Imparare a capirli semplifica il rapporto. 

FOTO
MELANIE TÜRKYILMAZ
18 dicembre 2018

Alba è felice di poter giocare a rincorrersi con la sua padrona, Leyla.

Ci arriva un video per posta elettronica. È di un amico. Lo guardiamo: una chioccia cova. La mano di chi la filma cerca di spostare la gallinella dal suo giaciglio, lei disapprova, non vuole essere disturbata ed è pronta a difendersi. Passano alcuni secondi e da sotto le ali della gallina spuntano due orecchie appuntite, poi altre quattro. La chioccia si alza ed appaiono tre bei gattini. Sorprendente, vi pare! La mamma chioccia li teneva al caldo sotto il suo piumaggio dorato.

NICOLA GIANINI

Nicola Gianini, zooantropologo, interviene quando i nostri amici a quattro zampe sono a disagio.

Zooantropologo, interviene quando i nostri amici a quattro zampe sono a disagio.

Ma allora gli animali ci parlano? Secondo Nicola Gianini, zooantropologo, educatore e cofondatore di Orion*, non ci sono dubbi: noi siamo in grado di comunicare con gli animali perché loro provano emozioni proprio come noi. «L’importante è non confondere le nostre emozioni con le loro. Noi possediamo una certa paletta, mentre loro ne hanno un’altra. Il segreto sta nel saperla interpretare. Un’operazione complicata, che potrebbe essere facilitata ascoltando il testo di una vecchia canzone di Claudio Baglioni, meno conosciuta e per niente melensa: Io lui e la cana femmina, in cui gli animali vengono trattati da nostri simili».

Per il nostro esperto la comunicazione interspecifica esiste e la si può sperimentare con il proprio beniamino, sia esso un cane oppure un gatto o un altro animale. «Capire, per esempio, cosa ci sta dicendo il nostro cane quando scodinzola può già essere un buon inizio. La parte difficile sta nel distinguere il ti- po di scodinzolamento, perché il cane, mentre muove la coda, può esprimere tanti stati d’animo diversi. Se tiene la coda bassa, può darsi che abbia paura e si senta in pericolo; se invece la tiene alta, ritta sulla schiena, muovendola come una bandiera al vento, potrebbe esprimere la sua eccitazione, perché sa che stiamo per uscire in passeggiata». Saper leggere queste sue espressioni ci aiuterà ad aprire un vero e proprio canale di comunicazione.

I Demma e il cane Alba

La famiglia Demma, ad esempio, desiderava da molto tempo un cane, ma molti ostacoli impedivano la realizzazione del loro sogno. «Abbiamo procrastinato per otto anni la decisione. Alla fine è arrivata Alba, una cagnolina meticcia. Non dico che tutti debbano pensarci su così tanto, noi ci abbiamo riflettuto a lungo perché sapevamo che ci avrebbe cambiato la vita». E così è stato. Con l’arrivo di Alba, la famiglia Demma ha modificato il suo stile di vita e punto di vista su alcune cose importanti. La mamma non voleva un cane in casa per la noia dei peli. Ora, non dice di accettarli senza farci caso, ma le priorità non sono più la casa pulita o i vestiti perfetti, ma che Alba sia appagata nel suo nuovo nucleo familiare. «L’abbiamo accolta con amore e lei ci sta ricambiando in modo quasi esagerato. Mi sembra che parli con gli occhi; quando la guardo, capisco cosa vuole dirmi. Mi pare di essere tornata indietro nel tempo, quando i miei figli volevano qualcosa, ma non sapevano ancora parlare. Con Alba è lo stesso, mi guarda e io intuisco cosa vuole che faccia».

Il linguaggio del gatto

Mentre un cane accetta il ruolo che gli attribuiamo all’interno della famiglia, il gatto no. Per un gatto coesistere all’interno di un nucleo famigliare è più complicato. Ci sono dinamiche che solo chi ha conosciuto da vicino i felini può comprendere. Un gatto, ad esempio, può scatenare i suoi peggiori istinti per il fatto che si sia spostato un mobile all’interno del proprio appartamento. Oppure, rifiutarsi di mangiare perché gli abbiamo cambiato cibo. Avete mai osservato la faccia schifata di un gatto che annusa un oggetto a lui estraneo? Potrebbe darsi che alzi la coda stizzito, si giri su stesso, e lo marchi con uno spruzzo d’urina. Un piccolo cambiamento nella vita di un gatto può creare grossi problemi a tutti. A volte, la soluzione si trova in fretta, mentre in altri casi è più difficile.
«Essere chiamati da qualcuno che improvvisamente non sapeva più gestire i suoi gatti è stato illuminante per me», spiega Nicola Gianini. «Sono andato a casa di questa famiglia e ho visto che nessuno dei tre gatti di casa era a suo agio. Uno dormiva quasi tutto il giorno per la noia, l’altro soffiava e si nascondeva sotto il tavolino del salotto e l’altro ancora, restava sulle sue senza interagire con gli altri. Non è che la soluzione sia arrivata subito. Ho osservato i comportamenti e mi sono posto una domanda: non sarebbe meglio se questi gatti potessero uscire all’aperto?». La situazione era ideale, la casa dei proprietari dei gatti confinava col bosco. «Abbiamo fatto un tentativo ed è riuscito. Dando la libertà a questi mici, la loro vita è cambiata e ogni problema in casa si è risolto automaticamente».
Per Nicola Gianini essere uno zooantropologo è un po’ come andare controcorrente, combattendo l’idea di antropocentrismo. «Per il mio lavoro, al centro dell’universo c’è proprio il rapporto tra uomo e animale». Il suo ruolo è quello di aiutare le persone a relazionarsi con gli animali. «Se per la comunicazione col cane ce la caviamo piuttosto bene, con i gatti siamo ancora ben lungi dal sapere interpretare il loro modo di essere e pertanto comprenderne il linguaggio», conclude lo specialista. 


Attività didattica

Cani e gatti

L’associazione Orion promuove la zooantropologia didattica nelle scuole e con attività extrascolastiche. Propone corsi nelle scuole speciali, nei centri riabilitativi e terapeutici. Inoltre, favorisce iniziative culturali e consulenze nell’ambito della relazione canina e felina