Dialogo in cortocircuito | Cooperazione
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Dialogo in cortocircuito

Tirar su i propri figli è un impegno quotidiano. L’incubo di ogni genitore sono gli strepiti e i capricci del proprio pargolo. Consigli utili per interagire senza perdere la pazienza.

13 novembre 2018
L'incomprensione può scatenare il capriccio, l'ascolto paziente può risolverlo.

L'incomprensione può scatenare il capriccio, l'ascolto paziente può risolverlo.

Quando arriva “Messer Capriccio”, dell’angioletto tutto sorrisi e gridolini di gioia, resta ben poco. La bocca che fino a pochi attimi prima vi mandava i bacini, si piega all’ingiù, gli occhi si riempiono di lacrime, pugni e calci vengono sferrati a qualsiasi cosa si trovi vicino.
La colonna sonora è composta da grida modulate ad arte per trapanare il cervello. Un quadro che fa venire i sudori freddi a più di un genitore, soprattutto quando ci si trova in un luogo pubblico. Valentina Deiana, addetta alla vendita a Magliaso ne sa qualcosa. «Per alcuni bambini la tentazione è troppo forte. Una volta una bambina ha strillato per quindici minuti senza interruzione perché voleva un peluche. Per fortuna non era l’ora di punta… – aggiunge sorridendo –. Un intervento da parte nostra è fuori discussione. Sono una mamma anche io, ma azzardo qualche consiglio solo se sono in confidenza con il genitore».
Desirée Débrit, mamma di Vernate, ha ideato una propria strategia. «Mi sono accorta che nei miei figli spesso i capricci nascono dalla stanchezza o da un’overdose di emozioni. Per esempio il mix parco giochi e stanchezza di fine giornata spesso è letale. Sia io che loro siamo magari già in riserva con l’energia e basta poco per scatenare pianti e farmi perdere la pazienza. Quando invece il teatro delle sceneggiate è casa nostra, interrompo il gioco e li faccio andare in camera loro con la promessa che potranno tornare a giocare quando si saranno calmati. Per noi questa regola funziona molto bene».
Ma è proprio vero che è attorno ai due anni che si ha la fase peggiore? L’ho chiesto al medico pediatra Philippe Arlettaz «Direi che non c’è limite. I bambini possono fare i capricci anche ben prima dei due, magari perché è in arrivo un fratellino o perché devono trovare il loro spazio tra i fratelli più grandi. Da più grandicelli possono farli perché improvvisamente un’attività che prima hanno sempre svolto con piacere, non la vogliono più fare. Spesso l’intensità del capriccio è inversamente proporzionale all’entità stessa. Non trovano un fondamento scientifico nemmeno quelle teorie che sostengono che troppi zuccheri o additivi li scatenino. La mia ricetta per i genitori? Buon senso e tanta pazienza».

La risposta a un malinteso

Resta il fatto che gestire le urla, che siano in pubblico o in privato, non è semplice. Per capire quali sono le cause principali che scatenano i capricci, mi sono rivolta a Cinzia Valletta, formatrice Gordon e councelor relazionale. «Già il termine in sé ha un’accezione negativa, sembra fatta apposta per infastidire. Per me il capriccio è la manifestazione di un malinteso. Il bambino ha un bisogno o fa una richiesta, il genitore non la riconosce ed ecco servito il cortocircuito nella comunicazione. Spesso il genitore nell’interazione viene proiettato indietro alla sua infanzia, con il risultato che non avremo un adulto e un bambino che discutono, ma due bambini che litigano». Quando assistiamo a un capriccio, è importante esercitare un ascolto attivo, pur rimanendo sulla propria posizione.
L’ideale è riuscire a sintonizzarsi e riconoscere il bisogno del bambino. Il genitore deve avere bene in chiaro che il bambino non sta facendo qualcosa contro di lui, ma esprime un desiderio con i mezzi che ha a disposizione. Spesso poi un deficit a livello dei bisogni fondamentali, ovvero la fame o la stanchezza, peggiora la situazione. In queste condizioni, infatti, il bambino fa più fatica a gestire le frustrazioni e la sua ultima risorsa è il capriccio.
E se malgrado tutte le buone intenzioni si dovesse perdere la calma? Sia ben chiaro che i genitori perfetti non esistono! Se abbiamo avuto una reazione esagerata, in un momento di calma possiamo parlarne con il bambino e magari cercare insieme una possibile soluzione o un comportamento che potremmo adottare se si dovesse ripresentare il problema. L’importante è coinvolgere sempre il bambino e mantenere la comunicazione.
Insomma, se per il dizionario il capriccio non è che una voglia bizzarra, un desiderio ostinato, per i genitori è una grande sfida educativa. Consola sapere che con gli strumenti giusti può trasformarsi in un’occasione di crescita e dialogo. 

Letture consigliate: Thomas Gordon, Genitori efficaci, edizioni la Meridiana e dello stesso autore, ancora per Meridiana: Né con le buone né con le cattive.


Qualche consiglio...

“ Prevenire, per esempio, evitando di andare a fare la spesa al momento del riposino.

“ Riflettere sulle proprie emozioni. Capita che quando il capriccio avviene in pubblico l’adulto teme di venir giudicato nel suo ruolo.

“ Riconoscere i bisogni fondamentali come il sonno e la fame.

“ Evitare le punizioni, che in questo contesto sono fuori luogo.

“ Non mettete i bambini in condizioni di avere reazioni difficili da gestire. Siate chiari con le vostre intezioni, per esempio, adesso andiamo a fare la spesa, ma non ho intenzione di comprare nessun dolce perché fra poco è l’ora di pranzo.

“ Mantenere la comunicazione con il bambino.

“ Quando il capriccio è in atto, sintonizzarsi con il bambino e mettere delle parole sulle emozioni. Per esempio, capisco che quella caramella rossa ti attira e la vorresti, ma adesso non è il momento.