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Al lavoro in bici

Le bike sono elettriche oppure meccaniche. Dalla valle Onsernone a Cadenazzo ci sono 96 postazioni. L’entusiasmo di Nancy, Michele e Giorgia, fruitori del “Bike sharing”.

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SANDRO MAHLER
01 aprile 2019

Michele e Giorgia, padre e figlia, salgono in sella alla bici per recarsi rispettivamente a lavoro e a scuola. Ma non solo.

L’aperto sorriso di Nancy Fürst risponde senza bisogno di parole alla prima domanda: Allora, come funziona? «Tecnicamente sempre meglio... e moralmente è impagabile – dice subito dopo –. Ti fa stare bene perché ti muovi in libertà, con efficienza e su mezzi affidabili». Avessero cercato uno sponsor, i promotori del “Bike sharing” del Locarnese non avrebbero potuto trovarne uno più convincente. Nancy, docente all’Accademia Teatro Dimitri di Verscio, residente a Tegna, madre di due figlie, ha adottato la mobilità lenta soprattutto per gli spostamenti di lavoro, grazie alla copertura capillare del suo territorio di riferimento, le Terre di Pedemonte. Ma ne riconosce il potenziale anche estendendolo al tempo libero: «L’Onsernone per esempio: grazie alle postazioni presenti nei paesi, intendo riscoprire la valle percorrendola in bici (preferibilmente in discesa, anche se ho l’elettrica). E poi, d’estate, con tutto il traffico che blocca le strade: vuoi mettere il percorso alternativo, in sicurezza, fino in città, magari per una serata al Festival del film?».

In effetti, vista l’ampiezza della rete locarnese – che è ufficialmente la più estesa della Svizzera – le soluzioni d’utilizzo sono innumerevoli: con 489 biciclette fra elettriche e meccaniche, 96 postazioni distribuite in 15 Comuni – dalla Valle Onsernone a Cadenazzo – il “Bike sharing” copre lo scibile degli spostamenti urbani e invita a riconsiderare in chiave ecosostenibile quelli periferici.

La docente Nancy Fürst si reca da Tegna a Verscio in bicicletta.

Ritmo e ossigeno

Che è proprio ciò che ha fatto Michele Giovannacci, abitante in collina sopra il Piano di Magadino e impiegato a Locarno. Per lui, che da 3 anni è abbonato al “Bike sharing”, da quando il raggio Velospot è stato ampliato, il segmento del percorso casa – lavoro, coperto in sella, rappresenta un momento da godere, più che da sopportare: «Da Gordola a Locarno è uno spettacolo – dice –; sul lungolago scelgo il mio ritmo e intanto mi posso ossigenare. E i vantaggi non finiscono qui». Già, perché Michele il suo entusiasmo lo ha ampiamente condiviso, facendone anche un fattore sociale: «Trovo sia un’offerta validissima, e l’ho detto in giro, facendo in pratica del proselitismo: due colleghe mi hanno ascoltato ed è nata la bellissima consuetudine di condividere il tragitto».

Un entusiasmo che ha fatto presa anche in casa: la figlia Giorgia, studentessa al quarto anno di Liceo a Locarno, si sposta regolarmente sulla sua bici azzurra dalla stazione di Muralto alla postazione della Morettina, a due passi dai banchi di scuola. E nel fine settimana non disdegna una pedalata da Gordola al Lido di Locarno (e ritorno).

Ventiduemilacinquecento noleggi

Entrambi, padre e figlia, così come Nancy Fürst, sottolineano l’efficienza degli operatori nel far fronte a qualche iniziale problema di software: «Ero rimasto impressionato da quanto avevano lavorato per trovare delle soluzioni e dalla disponibilità dimostrata per contenere i disagi», nota Michele. «Grande disponibilità generale» rilevata anche da Nancy, che parla poi di «notevole efficacia nel rispondere ai problemi tecnici».

E la soddisfazione del cliente va dritta al cuore di chi ha progettato e coordinato il servizio: Luigi Conforto, responsabile, a tempo parziale, dell’Ufficio Energia del Comune di Locarno: «Il lavoro, comprendente anche la scelta dei luoghi in cui creare le postazioni, è stato condotto su mandato della Commissione intercomunale dei trasporti. È vero: ci siamo impegnati e siamo orgogliosi degli oltre 900 abbonati attuali, delle quasi 1.300 persone che hanno utilizzato il sistema con diverse forme di abbonamento e dei complessivi 22.500 noleggi registrati». Fra essi, anche quelli di Conforto e di una nutrita schiera di dipendenti dell’Ufficio tecnico comunale: «Per gli spostamenti professionali la bici è l’ideale, ne approfittiamo volentieri. E da lì ad adottare il modello anche a titolo privato, il passo è naturale». Più che “passo”, pedalata! Quella energica di Luigi ha il sapore di un invito.


Occupazione sostenibile

Edo Carrasco

Direttore della Fondazione il Gabbiano.

Cosa significa gestire il servizio di “Bike sharing”?

Si tratta di un’impresa sociale che risponde ai bisogni dei clienti, e a quelli dei nostri ragazzi, che hanno dai 18 ai 30 anni e vogliono reinserirsi professionalmente. Il “Bike sharing” è una palestra lavorativa che si presta allo scopo. Credo nella mobilità lenta e nella sostenibilità ambientale, così come in quella sociale. Con questa opportunità ho raggiunto un obiettivo che rincorrevo dal 2008.

In concreto, qual è il compito assunto dai ragazzi?

Sono in atelier, accompagnati da due meccanici e da un’educatrice; lì lavorano, riparano le biciclette e le spostano nelle varie postazioni, per garantire che ve ne sia sempre una dotazione adeguata.

I clienti sono soddisfatti?

I ragazzi sono sempre disponibili a rispondere ai bisogni di chi chiama, per risolvere i problemi, o mettere a disposizione le tessere e le batterie da applicare sulle bici elettriche. I Comuni sono i proprietari delle infrastrutture; noi garantiamo la gestione del servizio.