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ATTIVITà DIDATTICHE

Il museo si fa scuola

Il museo d’arte è diventato negli ultimi anni un luogo dove imparare e sperimentare. E anche la scuola tende sempre più spesso a essere presente con le proprie attività didattiche. Con quali obiettivi?

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MAD
07 gennaio 2019

Un momento dell'attività legata a Paul Signac e al puntinismo, proposta da Lac edu nel 2016-17.

«La cosa bella – e nei bambini lo si nota di più – è che ognuno vede il mondo in modo diverso. Il paesaggio cambia a seconda di chi lo disegna».
A dirlo è Isabella Lenzo Massei, responsabile della mediazione culturale per il Lac di Lugano. Mentre il paesaggio di cui parla è quello che si vede dalla finestra del Masi, il Museo d’arte della Svizzera italiana. In occasione della mostra dedicata a Paul Signac, ai bambini era stato chiesto di ricalcare su fogli trasparenti appesi alla finestra il lago e le montagne, imitando la tecnica del pittore francese, esponente di spicco del puntinismo.
«È un’attività che è piaciuta tantissimo. Sia ai bambini sia a noi. E ai visitatori, che arrivando dalla strada, guardando in su, li vedevano disegnare».

Un ventaglio di offerte sempre più ampio e per tutte le età.

L’esperienza del museo

Il museo d’arte è diventato, negli ultimi anni, il luogo ideale per imparare e sperimentare. E questo non solo per lo sforzo che molte istituzioni culturali stanno facendo per avvicinare i più giovani al lavoro degli artisti. Come spiega Mario Bottinelli Montandon, uno dei due curatori del progetto Esperienza museo, promosso dal Dipartimento formazione e apprendimento della Suspi, anche la scuola si muove nella stessa direzione. «Nell’approccio per competenze, previsto dal nuovo piano di studio della scuola dell’obbligo ticinese, si chiede di portare le lezioni anche al di fuori del contesto scolastico, in quelle che vengono chiamate situazioni di vita o situazioni autentiche».
«Questo credo sia l’aspetto più importante: vivere l’esperienza in prima persona», incalza Cristiana Canonica Manz, l’altra curatrice del progetto, il quale si propone di dare, soprattutto ai docenti in formazione, gli strumenti per portare nel migliore dei modi le classi nei musei.
La grossa novità rispetto al passato, spiegano i due docenti di Didattica disciplinare di Educazione visiva ed Educazione delle arti plastiche, è la collaborazione fra la scuola e le strutture museali. «Per questo – aggiunge Canonica Manz – è molto importante che queste due persone, l’insegnante e il mediatore culturale, riflettano insieme sull’esperienza di visita del museo».

Un ambiente diverso

A ricoprire da qualche tempo entrambi i ruoli, quello dell’insegnante e quello dell’animatrice di attività didattiche nei musei, è Linda Fontanelli. Dal 2016 la docente di scuola media collabora con il Museo Villa dei Cedri di Bellinzona, curando degli atelier legati alle esposizioni e rivolti alle scuole.
«La prima importante differenza fra le due situazioni è data dall’ambiente. Al museo lo spazio si trasforma ogni volta in base al laboratorio che si propone. Inoltre, bambini e ragazzi possono vedere l’opera d’arte dal vivo, il che è fondamentale».
«Poi il rapporto che ho con loro cambia. Talvolta li faccio accomodare per terra, su dei cuscini, prima di spiegare quale lavoro ci sarà da fare. È tutto più informale rispetto a quando si è in classe. E non c’è neanche la pressione legata alla valutazione, che sui ragazzi incide molto».
D’altra parte, come evidenzia Bottinelli Montandon, «un ragazzo non è bravo – nel senso di competente – perché prende delle belle note a scuola, ma perché riesce a essere consapevole che ciò che ha imparato ha una relazione di senso con il “mondo là fuori”, il che gli potrà tornare utile nella vita di tutti i giorni».
Tutto cambia: il museo, la scuola, la società, la tecnologia a disposizione di mediatori e docenti. «La sfida, per i musei – dice Lenzo Massei – di seguire e accompagnare la scuola in questo cambiamento, utilizzando per esempio il digitale in modo utile: non in sostituzione della realtà, ciò che – ormai è chiaro – non funziona, ma integrandolo all’offerta analogica del museo. È vitale non fissarsi sulle cose del passato, bensì adeguarsi agli sviluppi della società». 


Non è mai troppo presto

Col nuovo anno, Lac edu ripropone “Primi passi nell’arte”, un’attività didattica per bambini e bambine di 2-4 anni e i loro genitori, in cui sperimentare con colori, forme e tecniche artistiche guidati dalla mediatrice Astrid Gianinazzi.