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L'arte, la bellezza e l'integrazione

Il primo marzo, il Museo Vincenzo Vela ospiterà gli allievi della 4a B di Tesserete, che incontrerà un gruppo di persone richiedenti l’asilo. L’attività si sviluppa nell’ambito del progetto “Dialogue en Route”, nato nella Svizzera orientale.

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ALAIN INTRAINA
18 febbraio 2019

Gli allievi della 4a B di Tesserete divisi in gruppi. Per un'intera giornata, si confronteranno con giovani richiedenti asilo.

Venerdì primo marzo il Museo Vincenzo Vela di Ligornetto ospiterà «Dialogue en Route», un progetto nato nella Svizzera orientale e a Zurigo, che a breve verrà esteso in tutto il Paese. Il Museo, in questo senso, vuole essere una “fermata” nel percorso di dialogo. Come? Tramite la mediazione culturale e l’incontro tra richiedenti l’asilo e una classe della scuola media di Tesserete. Vincenzo Vela, il padrone di casa (nel 2020 si celebrerà il duecentesimo della nascita), donò la sua proprietà anche con l’obiettivo che la sua dimora-atelier diventasse un luogo di accoglienza e di dialogo.
Per un’intera giornata migranti e ragazzi ticinesi lavoreranno a braccetto, sotto la regia della responsabile delle attività di mediazione culturale, Sara Matasci. «L’arte diventa veicolo per parlare di emozioni, condividere esperienze e confrontarsi su diversità e similitudini culturali. Un momento privilegiato e arricchente», ci spiega Matasci. Concretamente, partendo dall’osservazione delle opere del Museo, i ragazzi discuteranno di eroi, musica, viaggi, profumi e religione, confrontandosi nelle loro lingue o provando a esprimersi solo a gesti.

In classe con i ragazzi

Per capire come vivono gli adolescenti questo appuntamento, abbiamo assisti- to a una lezione. In queste settimane stanno svolgendo delle attività preparatorie. Il tema è di stretta attualità e tutti lo conoscono. Lo si capisce dagli interventi, mirati e precisi, dei giovani. Il loro approccio è spontaneo ed esula dalle logiche dei grandi. «Qual è la prima domanda che vorreste fare loro?», chiede il maestro di classe. Il coro è unanime: «Come stanno e come si trovano in Svizzera». Gli allievi non vedono l’ora di avvicinare una realtà tanto diversa dalla loro. Si radunano in piccoli gruppi. Alcuni studiano le tratte migratorie, fatte di viaggi estenuanti tra mare e deserto. «Chissà se il nostro cibo a loro piace», si domanda una ragazzina con la coda in fondo alla classe. Altri pensano a come comunicheranno. «Avranno imparato un po’ di italiano?». «Ci faremo capire!», risponde un compagno.
La curiosità è forte, come la voglia di stare insieme, di dialogare, ma anche divertirsi e soprattutto condividere momenti di vita. La lezione è quasi agli sgoccioli. La lancetta si avvicina velocemente alle 11.30, momento in cui suonerà la campanella.
Intercettiamo tre ragazzi, per entrare un po’ più nel dettaglio. Tecla, 15 anni, ci dà la sua definizione di migrante. «Una persona che è costretta a spostarsi dal suo paese, magari perché è in corso una guerra. Non vorrebbe, ma è obbligata a scappare. Nessuno si sveglia la mattina e decide così, di punto in bianco, di andarsene. E per questo vivono una situazione di disagio». Il suo desiderio è di scoprire, attraverso i migranti, cose nuove; è curiosa e al contempo un po’ rattristata.

La quarta B della scuola media di Tesserete al completo.

Benvenuti alla lavagna

Manuel, 14 anni, si concentra sul loro viaggio. «Vorrei conoscere tutti i dettagli. Probabilmente nemmeno ci rendiamo conto di cosa hanno passato…». Ci dice che in televisione gli capita spesso di vedere immagini di migranti. «Trovo sia scioccante, per esempio la notizia che una barca è stata ferma per giorni in mare. Una situazione disumana». Gli fa eco l’amico Daniel, 14 anni e uno sguardo deciso e sicuro. «Dovremmo fare di più in materia d’accoglienza, non sono degli animali. Vorrei sapere il loro stato d’animo e spero stiano bene in Svizzera».
Prima dell’inesorabile suono della campana, i ragazzi si ritrovano davanti alla lavagna per condividere quanto discusso. Si gioca, si scherza e spunta la scritta benvenuti in tutte le lingue. In tedesco manca una «l», ma la giovane si corregge immediatamente, tra l’ilarità generale. Gli studenti, all’ultimo anno di scuola media, studiano e si impegnano, spensierati e curiosi, come è giusto che sia. Non tutti, purtroppo, hanno questa fortuna, ma con i loro sorrisi proveranno a contagiarli. Il messaggio è chiaro e la mano dei ragazzi della 4a B di Tesserete è protesa in direzione dei richiedenti l’asilo che incontreranno tra qualche giorno. Benvenuti, per la “fermata” ticinese di «Dialogue en Route». Un viaggio di vita, per ognuno.