X

Argomenti popolari

FAMIGLIA
I COMPITI A CASA

I compiti? «È bello farli insieme»

Nell’ambito delle attività di “Gioventù dibatte”, i ragazzi della scuola media si confrontano sui compiti a casa. Cronaca di una disputa convincente e costruttiva.

08 febbraio 2019

Ogni giorno confrontarsi con una "sfracca" di compiti può trasformare il periodo della crescita personale in un incubo.

Elene è una biondina sveglia che ti guarda fisso e sostiene di non avere alcun dubbio: «I compiti a casa sono dannosi e stressanti, generano la maggior parte dei litigi in famiglia e suscitano avversione per la scuola e la cultura più in generale». In questo modo però, con la sua prontezza di spirito e una proprietà di linguaggio fuori dal comune, la ragazza dimostra probabilmente che qualche dose di compiti sorbita anche fra le mura domestiche le ha fatto solo bene. Leandro, che le sta accanto, annuisce ale considerazioni della compagna, aggiunge che «i compiti prendono troppo tempo» e si lancia addirittura in una valutazione giuridica: «Ledono il diritto al riposo e allo svago sancito dall’articolo 24 della Dichiarazione dei diritti dell’uomo!». Articolo la cui denominazione ufficiale, tra l’altro, è bellissima: “Diritto di giocare”.

È un grande, vivace, entusiasmante circo colorato, l’appuntamento per il quale Selene e Leandro, Siria e Morgana, Giampietro e molti altri ragazzi di scuola media si ritrovano a riflettere sui grandi e piccoli perché del loro vivere quotidiano. Si tratta del concorso “La gioventù dibatte”, organizzato dall’associazione “Yes” alla Biblioteca cantonale di Bellinzona: un’occasione di confronto e riflessione che i ragazzi colgono a piene mani.

Ponte fra casa e scuola

Siria, cui magari i compiti a casa non piacciono particolarmente, ma che ne difende l’importanza, è sicura di una cosa: «Favoriscono la comunicazione fra casa e scuola». E ancora più in là si spinge Morgana, che elenca quattro buoni motivi per “vivere” i compiti con positività. Uno («aiutano la concentrazione») ci è chiaro; gli altri un po’ meno: «Fanno socializzare con i compagni, se non capisci puoi chiedere a un maestro, e stimolano lo stare in gruppo». Ma gli altri in casa mica ci sono, obiettiamo. E invece ci sono eccome, chiariscono i ragazzi, perché è prassi, per gli allievi di scuola media, sfruttare anche per i compiti gli onnipresenti gruppi “Whatsapp”. Il cimento diventa così condiviso, più che individuale. Con il rischio, forse, che il rendersi davvero conto di non aver capito una cosa venga edulcorato da una soluzione sempre a portata di smartphone.

Smaltita la nostra incredulità per una pratica che fino a 15 anni fa era inimmaginabile, Giampiero, con il suo sguardo intelligente, porta un’altra freccia all’arco dei favorevoli: «Non c’è dubbio che i compiti facciano bene: durante le lezioni impari delle cose e i compiti ti aiutano a verificare se quello che credi di aver capito sei anche in grado di applicarlo».

L’agorà costruttiva

Pro e contro, per argomentazioni ed eloquenza, sembrano dunque equivalersi, in questa piccola agorà che valorizza le convinzioni e stimola le capacità di difenderle. Linda, ad esempio, porta un tema inattaccabile: «I compiti a casa non vanno bene perché l’aiuto offerto dai genitori è spesso controproducente: loro ci spiegano le cose in modo diverso rispetto a quanto ci è stato insegnato in classe». Con generosità, subito dopo, la ragazza difende però tutti quei papà e quelle mamme che stoicamente lottano contro i loro anacronismi didattici: «Per loro – ammette – tornare su certi temi a decenni di distanza è veramente difficile». E il sorriso con cui accompagna le sue parole vale tante cose assieme: di certo un ammonimento e uno sbuffo; ma anche una carezza di chi sa perdonare, se lo sbaglio è commesso a fin di bene. Ma perdonare poi per cosa?, interloquisce a questo punto Giulia, che quando si infervora le diventano le guance un po’ rosse: «Quando una cosa non è chiara, è bello riuscire a capirla assieme. I compiti creano quindi un legame».

Se è d’accordo anche soltanto un po’, infine, Enea non lo dà a vedere. Si ravvia il ciuffo, spalanca gli occhi scuri, e poi lo dice, chiaro e tondo: «Ma quali compiti e compiti... Noi, alla nostra età, abbiamo bisogno di tempo libero!».

«I compiti ti aiutano ad applicare quanto hai capito in classe»

Giampiero

 

Perché considera i compiti a casa importanti?

Per gli stessi motivi ben descritti dall’articolo 47 del Regolamento della scuola media: hanno lo scopo di abituare gli allievi alle verifiche e all’approfondimento personale, nonché di favorire la conoscenza delle attività scolastiche da parte dei genitori.

La condivisione è proprio uno degli aspetti evocati dagli alunni favorevoli. Ma c’è chi si lamenta per l’eccessivo stress indotto dai troppi compiti.

Va sottolineato che in prima e seconda media i compiti sono piuttosto limitati e consistono soprattutto nel ripetere quanto imparato in classe, mentre in terza e quarta diventano più impegnativi. Comunque, lo stesso articolo chiarisce bene che, attribuendo i compiti, occorre seguire criteri di moderazione e di concertazione fra i docenti. Infatti questa è materia di cui si discute e che dev’essere tematizzata nei consigli di classe a inizio anno. Personalmente ritengo che i compiti siano utili, a condizione che vengano dati usando il buonsenso e la giusta misura.

E come la mettiamo con i gruppi “Whatsapp”, che rendono il compito a casa un vero e proprio dibattito, nel quale chiunque può trovare la risposta che non è capace a trovare da solo?

Questa è una realtà, già... Molto meglio i compiti svolti “fisicamente” assieme, anche con compagni che frequentano classi diverse, quindi in grado di aiutare i più picco- li. Infatti, nelle attività parascolastiche, quasi tutte le sedi di scuola media propongono o lo studio assistito, o l’imparare tra pari, o ancora i compiti svolti insieme.

Tiziana Zaninelli, capo della sezione dell'insegnamento medio.