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FAMIGLIA
ALBUM FOTOGRAFICO / LOREDANA TURCHI

Non ti scordar mai di me

Una famiglia, centinaia di fotografie raccolte negli album. Gli sguardi diversi di tre generazioni, con un unico obiettivo: mantenere vivi i ricordi.

TESTO
FOTO
ALAIN INTRAINA
11 marzo 2019

Federica, la nonna Elide e la madre Carla, della Capriasca, sfogliano gli album di famiglia.

«È sempre così: ognuno vuole tenersi stretti i propri ricordi» sussurra Carla Cattaneo, classe 1964, della Capriasca, sfogliando le grandi pagine dell’album fotografico che raccontano e illustrano la sua vita. Il desiderio di immortalare un momento speciale, quasi a voler fermare il tempo, e racchiuderlo in una sorta di diario accomuna le tre generazioni: da quella di sua mamma Elide Pietra, classe 1935, a quella della figlia Federica Cattaneo, nata nel 1993.

Dagli anni ’30 a oggi, però, ne sono cambiate di cose. Nell’attuale rivoluzione digitale siamo costantemente a contatto con le immagini. Quante foto vediamo – e scattiamo – ogni giorno sui nostri smartphone, in televisione o navigando in rete? Fino a 30 anni fa, invece, l’accessibilità era assai ridotta: i telefoni portatili non c’erano e non tutti avevano i mezzi finanziari per potersi permettere un apparecchio fotografico. Anche i rullini e il loro sviluppo avevano un costo alto. Inoltre, se ai giorni nostri i telefonini e le macchine fotografiche pensano per noi, regolando in automatico la messa fuoco e la luce, in passato tutto andava impostato manualmente. Un processo che richiedeva una certa perizia e che, secondo Elide dava alla foto «pü sé d’importanza».

Anche Federica è d’accordo: le foto digitali sembrano essere meno speciali, anche perché oggi possiamo scattarne all’infinito e stamparle non costa più tanto. E non c’è più l’adrenalina dell’attesa per andare a ritirarle. «Ricordo ancora la novità dello sviluppo in sole ventiquattr’ore – ci racconta Carla –. Poi, negli anni ’80, addirittura in un’ora, fino ad arrivare alla grande rivoluzione delle istantanee».

Il valore delle immagini

Le “vecchie” Polaroid sembrano essere tornate di moda. Quasi a voler dimostrare che un numero limitato di scatti e l’esito cartaceo, tangibile, rendono la foto unica. «Sulle pareti del mio appartamento ho molte fotografie – ci mostra Federica, indicando un filo teso dove sono appese diverse Polaroid –. È una specie di album in formato gigante».

Oltre ai muri di casa, Federica ama riempire di ricordi anche gli album. Mentre da piccola li faceva in maniera tradizionale, stampando e incollando le singole foto, negli ultimi anni preferisce crearli online. Uno dei vantaggi è che se ne possono stampare più copie: Federica, dopo un viaggio in Cambogia con la sua migliore amica, ne ha fatti stampare due. Uno per se stessa, l’altro da regalare alla sua compagna d’avventura.

«I miei album sono un diario: li faccio soprattutto per ricordare i viaggi speciali – spiega curiosando tra le pagine che raccontano delle esperienze vissute in Togo –. Dopo averli fatti stampare, ci incollo qualche banconota del posto, i biglietti del volo, le entrate al museo o le carte da visita di ristoranti e hotel». A rendere il tutto ancora più personale sono i brevi commenti, le minuziose descrizioni di episodi che l’hanno colpita. Oltre alle vacanze, per non dimenticare gli attimi di vita quotidiana, lo scorso anno Federica ha raccolto in un album le fotografie più significative degli ultimi dieci anni. Un lavoro di selezione molto impegnativo.

«Mi ga tegn tütt», ride Elide. Abituata da sempre a scartare meno foto possibili – oltre ad essere più care, con il rullino se ne scattavano anche di meno – oggi Elide tende a conservare e incollare in un album tutte quelle che ha. E che riceve: i suoi nipoti le inviano regolarmente delle cartoline personalizzate, grazie all’applicazione della Posta, Post- Card Creator.

Carla ammette che, rispetto al passato, di recente fa meno album. Con delle eccezioni, come il matrimonio di suo figlio o il viaggio in Palestina. Non devono mancare la data, il luogo e, per esperienza personale, «il nome delle persone. Perché quando riguardo l’album della mia infanzia, ci sono alcuni volti che non riconosco più».

Tre modi diversi di raccontare il passato, ma con la stessa volontà di mantenerlo vivo, per sé stesse e per chi verrà.

Fotografa di famiglia

Loredana Turchi



 

Come va gestita una grande quantità di foto?

Spesso esageriamo con la massa di scatti, soprattutto col telefonino. Dopo una giornata particolarmente produttiva, suggerisco di ritagliarsi dieci minuti per fare una cernita e selezionare le foto più significative, eliminando così i doppioni e salvando l’essenziale.

Qual è il miglior metodo di archiviazione?

Consiglio di tenere un archivio digitale, quindi di salvare le foto su un hard disk ester- no e fare regolarmente un backup. Io le catalogo per anno e mese e, per facilitare la ricerca, le rinomino con una parola chiave. Vale sempre la pena stampare le foto migliori: è un investimento per il futuro, un modo per preservarne la memoria.

Quali programmi sono utili per migliorare le foto?

Programmi come Adobe Photoshop e Lightroom aiutano a ritagliare le foto e a migliorare l’esposizione alla luce. Ci sono anche altri programmi gratuiti sui diversi sistemi operativi, come Microsoft Photos o Apple Photos.


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