X

Argomenti popolari

FAMIGLIA
IN SELLA AL MOTORINO

Passione moz

Il ciclomotore, mitico mezzo di locomozione di un’intera generazione, non smette di affascinare. Cosa accende l’entusiasmo? Lo abbiamo chiesto ad un gruppo di giovani di oggi.

15 luglio 2019

Rimettere in sesto un vecchio ciclomotore è un divertimento, perché si mettono le mani nella meccanica, e si guadagna in indipendenza.

E mentre la gioventù mondiale si muove attorno all’idea dei Friday For Future (FFF), commuovendo anche la giura del Premio Nobel, alle nostre latitudini i giovani si spostano ancora e sempre con ciclomotori per lo più Piaggio, dotati di un motore a due tempi e prodotti – nella maggior parte dei casi – alla fine del secolo scorso. Infatti, la Piaggio, come altri costruttori, ha smesso di produrli all’inizio degli anni 2000, perché vietati in tutta Europa.

Il mercato svizzero che reclamava soli 2000 pezzi all’anno si è così trovato orfano e costretto a riciclare quelli già usati. Ma perché l’Europa li ha messi al bando? «Sono mezzi di trasporto poco sicuri, poco affidabili e altamente inquinanti!», puntualizza il nostro interlocutore d’eccezione, Marco Gerosa ai comandi della Gerosa Motors. Un commercio che da tre generazioni si occupa di motocicli nel cuore della città di Lugano. Di fatto, uno studio svizzero pubblicato sulla rivista Nature and Science nel 2014 – evidenziava come l’inquinamento di un ciclomotore fosse fino al 124 per cento superiore di quello di un veicolo a quattro ruote.

Mezzo di trasporto individuale

Ma allora cosa spinge i nostri giovani a riverniciare e cavalcare questi pezzi d’antiquariato? «Ho preso il motorino per essere un po’ più indipendente nei trasporti. Posso andare in giro da solo, oppure con gli amici ed è divertente!», ammette Hamdy. «Mi fa sentire più grande e quando sei in giro hai un leggero margine di manovra, non come con l’autopostale dove l’orario è fisso…», completa Rémy. Già poiché a 14 anni sia il/la giovane che la sua famiglia per interessi diversi vedono nella motoretta la libertà. I ragazzi diventano attori dei loro spostamenti brevi – allenamento sportivo, lezione artistica o semplicemente incontro prolungato con gli amici. Rispettivamente i genitori, dopo 14 anni di leali servizi, quali principali tassisti, si godono il meritato riposo.

Di fatto, la configurazione logistica del nostro cantone fa sì che, laddove le famiglie vivono in periferia, il ciclomotore diventa l’unico mezzo di trasporto individuale affinché un giovane di 14 anni raggiunga il centro da solo. «Ci sono già i motorini elettrici, ma i moz spaccano!», ci confida il signor Gerosa.

Ma allora si tratta di estetica? «Di sicuro è una componente importante. Non so come l’utilizzo dei vecchi motorini si sia riattivato, ma immagino che un giovane, probabilmente il leader della classe, dopo aver scoperto e rimesso in sesto il vecchio ciclomotore del papà si sia recato a scuola… Di conseguenza gli altri hanno cercato d’imitarlo. Questo mi ricorda l’epoca d’oro del motorino…, noi baby boomer eravamo più di mille a possederne uno, alcuni volevano emulare in tutti i modi i protagonisti del film Easy- rider, altri personalizzavano il moz secondo i propri gusti, trasformando e aggiungendo al proprio motorino – Rixe o Puch – tutta una serie di accessori cromati che li rendevano unici». Forse è lì che è nato il concetto di customizzazione (personalizzazione).

A quei tempi, il motorino era uno status symbol. «Ho acquistato il moz per comodità e anche per la bellezza di andarci… e ora è diventata una passione. Inoltre, qui nel Mendrisiotto credo ci sia una cultura del motorino», spiega Nicola. «È una tradizione che si tramanda! Quando sono arrivato alle medie vedevo i più grandi con il moz e contavo i giorni che mi mancavano per averne uno anch’io. Oggi per me poterlo parcheggiare nel garage della scuola è motivo di fierezza!» conclude Rémy.

Lo scambio di esperienze

Anche per il signor Gerosa, il motociclo ha tanti pregi: «In primo luogo stacca i giovani dallo smartphone. È una scuola di vita, un’esperienza che consiglio a tutti nel percorso verso l’indipendenza. Inoltre, stimola lo spirito dell’esploratore e il piacere della scoperta. Favorisce il distacco dal cordone ombelicale e accresce lo scambio di esperienze tra amici, in questo modo il gruppo diventa anche propedeutico».

Rémy (a sin.), Hamdy, Luca e Nicola, fieri di condurre il motorino di papà.


La manutenzione

e l’esame di conducente

Volete bene al vostro motorino, allora fate molta manutenzione, pulitelo bene e a mano, così da vedere, ad esempio, se un bullone allentato va stretto evitando di trovarsi nei guai.

Quando acquistate il motorino prendetene uno originale poi, caso mai, fate voi i cambiamenti.

Per superare l’esame di conducente, scaricare l’App o il CD e per due settimane studiare tutti i giorni. Rifare i test, poi siete pronti. In ogni caso è più facile di una verifica di tedesco…

Per non farsi rubare il motorino mettere sempre il lucchetto ed evitare di posteggiarlo in posti visibili.