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I tosaerba ecologici a quattro zampe

Le pecore di razza Shropshire che pascolano tra i piccoli abeti della famiglia Wälchli mantengono l’erba bassa, concimano il terreno e non staccano i giovani getti ai futuri alberelli di Natale. Per questo non servono pesticidi e concimi sintetici.

FOTO
PHILIPP ZINNIKER / INFOGRAFICO DI CAROLINE KOELLA
11 dicembre 2018

Mentre Pascale Wälchli segna gli abeti da tagliare, le pecore fanno da tagliaerba, brucando attorno agli alberelli.

Niki è una pecora di 6 anni a capo di un gregge di 90 esemplari di proprietà dell’azienda agricola Wäckerschwend di Oschwand (BE). In questo vivaio di alberi di Natale di 12 ettari il gregge ha una missione speciale: mantenere corta l’erba che cresce tra i piccoli abeti, senza però sfiorare i giovani getti delle piantine. Non appena Niki dà il via, gli ovini iniziano a brucare l’erba. E quando Niki rientra in stalla, anche il gregge la segue.
Pascale, 48 anni e Paul Wälchli, 62, vorrebbero che le pecore brucassero l’erba senza però danneggiare i giovani getti degli alberelli, un comportamento che di fatto è contro la loro natura. Nessuna razza sarebbe in grado di farlo. Ad eccezione delle pecore Shropshire della famiglia Wälchli. Quando, nel 1998, i Wälchli acquistarono i primi cinque esemplari, le lasciarono pascolare per tutta la notte in una piccola area recintata della loro piantagione. Il mattino seguente trovarono l’erba ancora alta, ma gli alberelli tutti rosicchiati. «In quel momento d’istinto avrei voluto portarle al macello», racconta Paul Wälchli.

Alberi di Natale da Coop: predominio della produzione domestica. 80% di provenienza svizzera, 20% di provenienza estera. 

Brucano solo l’erba se...

In diverse circostanze però le pecore Shropshire hanno già dato prova di aver capito che possono brucare l’erba ma devono lasciar stare i piccoli abeti. Questo però avviene solo in determinate condizioni. Se gli animali hanno poco spazio a dispo- sizione per pascolare, tendono a scaricare lo stress mordicchiando gli alberelli d’abete. Se nel loro intestino si sviluppano vermi, le pecore li debellano cibandosi di rametti di conifere. E se soffrono di una carenza di sali minerali, la compensano assumendo gemme di aghifoglie. Il tutto è reso poi ancor più complesso dal fatto che il fabbisogno di sali minerali di una pecora cambia da esemplare a esemplare e a seconda del momento dell’anno.
A poco a poco Paul e Pascale Wälchli hanno scoperto cosa era meglio per le loro pecore, e i loro alberi di Natale. Oggi lasciano pascolare il gregge tutta la notte in un grande terreno. Quando il gregge fa ritorno in stalla, il mattino successivo trova cinque secchi di diversi sali minerali. Ogni animale ne assume la quantità necessaria in funzione delle esigenze individuali. Ogni anno poi le pecore sono sottoposte a un trattamento di sverminazione.

Tagliaerba e concime

Paul Paul e Pascale Wälchli producono ogni anno da 6.000 a 7.000 alberi di Natale e possiedono un gregge di pecore che nei periodi di punta in primavera raggiunge i 200 capi, 100 dei quali sono agnelli. Per la loro azienda la produzione di carne di pecora è diventata la seconda fonte di reddito.
Le pecore sono animali delicati e i pericoli in agguato sono molti: dai batteri responsabili della zoppina, una patologia che causa un’infiammazione purulenta degli unghioni, ai mosconi che depongono le loro uova sul vello delle pecore. Se ignorate, do- po la schiusa le larve si spostano verso la cute dell’animale, iniziando a cibarsi di carne viva. I Wälchli riescono a tenere a bada questo tipo di patologie. Gli animali poi non si limitano a tenere bassa l’erba tra gli alberi ma forniscono al terreno anche il concime necessario. In tal modo le pecore sostituiscono pesticidi e concimi di sintesi. Un approccio del tutto naturale e che ha ottenuto anche il benestare della piccola Niki.

Un debole per gli alberi svizzeri

FATTO N. 300

Ogni anno vendiamo migliaia di alberi di Natale piantati e cresciuti in Svizzera. Con questa scelta sosteniamo la produzione regionale, evitando al contempo lunghi trasporti. Circa il 10 per cento dei nostri abeti proviene da coltivazioni particolarmente sostenibili ed è provvisto del label Oecoplan, che identifica gli alberi certificati bio. Foto: bildwerk gmbh. Questo e altri fatti su: www.fatti-non-parole.ch/300