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Le nostre alleate

Brucano tutto quel che capita loro sotto tiro. Così le capre itineranti contrastano l’incespugliamento dei prati secchi e favoriscono la biodiversità.

FOTO
MISCHA CHRISTEN / HEINER H. SCHMITT
09 ottobre 2018

Il fotografo suscita grande curiosità tra le capre che circondano la loro pastora, Antonia Studer. Siamo in val d'Orsera (UR).

Il silenzio della montagna urana è rotto solo dal brucare delle capre e, prima ancora, da un lieve scampanellio intermittente. Appena la pastora Antonia Studer, 32 anni, richiama il gregge, le capre accorrono in massa: piccole e grandi, a pelo lungo e corto, giovani e anziane. La risalita del ripido versante di Tiefenbach in Val d’Orsera (UR) non sembra intimorirle. Il gregge di 200 capi sa che il richiamo di Antonia prelude al cibo: pane raffermo. E nessuna vuole farsi scappare la prelibata razione.

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Luce e calore per le piante rare

Le capre, che si inseriscono nel progetto delle greggi di capre itineranti, non sono qui solo per divertirsi, ma per una precisa missione: brucare tutto quello che capita loro sotto tiro, contribuendo alla biodiversità. Il progetto nasce, infatti, con l’obiettivo di contrastare l’inselvatichimento e l’abbandono di un numero sempre maggiore di prati e di pascoli secchi la cui coltivazione non è remunerativa per gli agricoltori. Questi ecosistemi sono preziosi biotopi che offrono l’habitat ideale a specie vegetali come genziana, stella alpina, giglio selvatico e a diverse specie rare di orchidee. «Per poter crescere necessitano di luce e calore abbondanti», spiega Pierre Coulin, 44 anni, agroecologo e coordinatore del progetto. Sulla medesima superficie allignano però anche piante, arbusti e persino alberi che sottraggono preziosa luce e calore alle altre piante.
Le capre rosicchiano arbusti e alberi, asportano foglie e corteccia, bloccando l’apporto idrico alla pianta e provocandone la morte. Il medesimo destino tocca ovviamente anche alle piante rare. Ma questo non ne pregiudica la sopravvivenza. Al contrario: contribuisce a farle crescere più forti e rigogliose l’anno dopo.
Tutto questo ha spinto Pro Natura, l’Ufficio federale dell’ambiente e i Cantoni Grigioni e Uri, particolarmente ricchi di superfici erbose abbandonate, a dare una chance al progetto delle capre.

Dalla Valle del Reno al Furka

Quest’anno da aprile a fine ottobre il gregge di capre itineranti si è spostato di pascolo in pascolo, toccando un totale di nove siti tra loro molto differenti. Le capre sono partite da Trimmis (GR), nella Valle del Reno di Coira. Si sono poi spostate fino in Val d’Orsera (UR), passando per Rhäzüns e Ilanz. Al momento stanno pascolando a un’altitudine di 2.150 metri. Fortunatamente le condizioni meteo sono buone: a ottobre a queste altitudini non è raro imbattersi nella neve. E neve e capre non vanno molto d’accordo.
Assieme alle capre, anche le pastore Antonia Studer e Beatrice Herzig, 38 anni, si godono le gradevoli temperature autunnali, accudendo il gregge con Christian Brunold, 27 anni. I tre montano e smontano i recinti, organizzano i trasferimenti e si prendono cura degli animali malati o feriti. Oppure li coccolano. Come fanno con Sämu, la capretta nata a maggio scorso nel gregge. O con Olaf, un mastodontico caprone castrato che si è guadagnato la fama di inguaribile coccolone. Dopo le varie tappe in Val d’Orsera e in altri pascoli grigionesi, il gregge farà ritorno nella Valle del Reno. Alcuni esemplari però dovranno prendere la via del macello.
In una piccola macelleria di Sedrun la loro preziosa carne sarà trasformata in salsicce Pro Montagna che saranno in vendita la prossima settimana nei grandi punti di vendita Coop.

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