X

Argomenti popolari

FATTI NON PAROLE
SOSTENIBILITà

I funghi del pioniere

Patrick Romanens era il primo in Svizzera a coltivare shiitake e cardarelli bio. Ora, un’altra scoperta: la crusca come substrato, invece di buttarla.

FOTO
CHRISTOPH KAMINSKI / MAD
11 marzo 2019

Coltivazione di shiitake (foto grande). Sopra, Patrick Romanens mostra, con orgoglio, carnosi cardarelli.

A prima vista, pane e cardarelli non hanno proprio nulla a che fare l’uno con l’altro. Patrick Romanens, pioniere della coltivazione di funghi biologici, nelle sue cantine a Gossau (ZH), non lontano da Rapperswil-Jona, ci mostra invece che queste due materie possono andare a braccetto. «Nella fabbricazione della farina, la macinazione dei cereali produce anche crusca e tritello» spiega Romanens. «E la crusca, per esempio, è un buon substrato per i nostri shiitake (dopo lo champignon, il fungo più venduto a livello mondiale), i geloni (dalle grandi cappelle paragonati a medaglioni di vitello) e i cardarelli (un quasi porcino, vista la consistenza carnosa), ma anche per un altro fungo commestibile, il pioppino». L’ingegnere agronomo del Politecnico di Zurigo, nato nella Vallée de Joux, con l’aiuto di una ventina di collaboratori coltiva quindi queste “creature”, che a livello botanico non appartengono né al genere animale né alle piante.

Crusca bio dal mulino Swissmill

«I nostri funghi crescono su un substrato che produciamo noi partendo, tra l’altro, da truciolato di legno e, appunto, dalla crusca. Visto che questa proviene dagli strati esterni del chicco, è ricca di fibre e minerali, materia ideale per far cresce i funghi». Ma da dove ritira tutta questa crusca?

Già solo nel mulino Swissmill di Zurigo, che appartiene a Coop, vengono macinate ogni anno 200mila tonnellate di farina di diversi tipi di cereali. Ciò produce circa 50mila tonnellate di sottoprodotti, come appunto la crusca e il tritello. Finora, con queste quantità si foraggiavano bovini e maiali. Un fatto positivo, perché le sostanze prodotte sui campi vengono così restituite all’agricoltura. Ma il loro fabbisogno di questi sottoprodotti non è costante durante l’anno. In estate, per esempio, i ruminanti hanno bisogno di meno mangime supplementare, perché sono maggiormente al pascolo, dove brucano erba fresca.

Nella ricerca di usi alternativi per la crusca, nel 2016 Coop ha scoperto il substrato di funghi commestibili. «Abbiamo sempre usato la crusca nella nostra coltivazione, ma finora veniva importata. Oggi viene dalla vicino Zurigo, dal mulino Swissmill. Ed è di produzione biologica. La sostenibilità da noi è un fatto» conclude il 64enne funghicoltore.

Coop implementa l'upcycling

FATTO N. 366

Coltivazione di shiitake (foto grande). Sopra, Patrick Romanens mostra, con orgoglio, carnosi cardarelli.

Crusca e tritello sono sottoprodotti derivati dalla produzione di farine. Se utilizzati nel modo giusto possono rivelarsi molto preziosi. Ecco perché Coop cerca di valorizzare i sottoprodotti dei suoi mulini e chiudere così il ciclo naturale delle materie. Un esempio: la coltivazione di funghi bio dell’assortimento Coop. Questo e altri fatti su: www.fatti-non-parole.ch/366