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I pompieri: gioie e dolori

Il 31 agosto si festeggiano i 150 anni della Federazione Svizzera dei pompieri. Un giubileo celebrato anche a Sud delle Alpi. Ecco la situazione, radiografata dalla caserma di Locarno.

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Massimo Pedrazzini
26 agosto 2019

È sempre più difficile trovare volontari che si mettano a disposizione per il corpo dei pompieri.

«Mi è capitato di salvare due persone dalle fiamme. Sono sensazioni forti, che ti restano per sempre. In un’altra occasione non ce l’abbiamo fatta, ci vuole anche fortuna. A volte penso ancora a quel cadavere carbonizzato». Emozioni che trapelano dalle parole di Eros De Gol, 41 anni, mezza vita trascorsa al servizio del corpo dei pompieri di Locarno. Lo incontriamo alla vigilia della festa di sabato 31 agosto, giubileo dei 150 anni della Federazione Svizzera dei pompieri. «Da una parte – sottolinea il comandante Alain Zamboni (61) – mostreremo alla popolazione le nostre attività. Dall’altra cercheremo di coinvolgere possibili nuove leve».

Eros De Gol (41 anni, a sin.) e Alain Zamboni (61 anni).

Gli ostacoli “sociali”

Sono circa 120 i militi legati alla caserma di Locarno, compresi i pompieri di montagna. Per la maggior parte si tratta di volontari. Solo in sette lo fanno per lavoro. Una realtà, dunque, ancora molto diversa da quella di Lugano, dove il professionismo è stato abbracciato da una trentina di pompieri. «Quella luganese – sottolinea Corrado Grassi, presidente della Federazione ticinese – resta una realtà unica in Ticino. In generale, per ragioni storiche e finanziarie, si continua a puntare sul volontariato. Difficile che si possa arrivare, un giorno, a un professionismo generalizzato». Ed è un po’ un cruccio per gente della vecchia guardia come Zamboni, perennemente alla ricerca di quell’entusiasmo che sembra essersi spento. «Intendiamoci, i nostri pompieri sono tutti motivatissimi. Qualcosa però è cambiato a livello sociale, inutile negarlo. Innanzitutto non è più così marcato quel senso civico che spinge a fare qualcosa per il prossimo. I giovani spesso mollano per questioni di studio. Altri perché trovano resistenze da parte del datore di lavoro». «Pur con qualche variazione a seconda della regione, è un fenomeno in crescita – conferma Grassi –. C’è sempre meno sensibilità da questo punto di vista. E così capita spesso che nei weekend e alla sera ci siano tanti militi a disposizione. Ma che a coprire i diurni feriali siano sempre le stesse persone». Attenzione, inoltre, a chi vede nell’affiliarsi a un corpo pompieri la possibilità di sfuggire ai propri problemi occupazionali.

Pompieri durante un'esercitazione.

«A fare i volontari nei pompieri non si diventa ricchi – fa notare Zamboni –. Si guadagna qualcosina, come rimborso spese, per gli interventi. Il fatto è che quando queste persone poi trovano un posto di lavoro “vero”, possono subentrare problematiche nel gestire la nuova situazione. Non di rado veniamo piantati in asso».

Sotto pressione

Dagli incendi urbani a quelli di bosco, passando per gli interventi in caso di incidente d’auto. «Veniamo chiamati in causa, ad esempio, quando c’è una persona intrappolata nella vettura – dice Zamboni –. Per liberarla. Oppure quando c’è dell’olio sulla carreggiata, in modo da evitare inquinamenti e rimettere in sicurezza il tratto stradale». Zamboni, di formazione ingegnere civile, già da piccolo era attratto dal ruolo del pompiere. «Vedevo magari un bosco bruciare. E in me subentrava un mix di fascino e apprensione. La mia fantasia iniziava a correre». «Io, invece, sono sempre stato spinto dall’idea di aiutare il prossimo – aggiunge De Gol –. Anche se, purtroppo, col passare degli anni notiamo che la gente pretende sempre di più da noi. E ha sempre meno tolleranza. Si ragiona con la logica del “tutto e subito”; guai ad arrivare con un minuto di ritardo. Ci si dimentica che anche noi siamo esseri umani e quando c’è un’emergenza, abbandoniamo magari le nostre famiglie per correre a compiere la nostra missione. A volte c’è anche chi reclama per le nostre esercitazioni, magari perché le ritiene rumorose, o per altre ragioni. Ma se non ci esercitiamo, come facciamo a essere pronti nei casi d’emergenza?». Al di là di qualche malumore, tuttavia, quella dei pompieri resta una grande e calorosa famiglia. «Soprattutto nelle zone di valle, far parte dei pompieri significa fare vita aggregativa – conferma Zamboni –. Ma anche da noi, nelle aree urbane, ci diamo da fare. Ogni anno facciamo la cena di gala. E poi il “Natale del pompiere”, il venerdì prima di Natale. Solo noi, senza mogli. Con una tradizionale cena a base di lesso e patate bollite. Lì facciamo le ore piccole e, emergenze permettendo, tiriamo il fiato».


Comandante pompieri Cadenazzo

Mariella Pasotto (43)

Mariella Pasotto (43) comandante pompieri Cadenazzo

Da quanto tempo è attiva nei pompieri?

Da 24 anni. Ne avevo 19, quando mi sono lanciata. Ero un maschiaccio, l’azione mi è sempre piaciuta. Sono spinta dall’adrenalina dell’intervento. Ho iniziato come milite normale. Poi sono diventata caporale. In seguito, dal 2015, comandante.

Le statistiche indicano che ci sono sempre più donne pompiere in Svizzera. Perché?

Una donna può dare tanto. Anzi, deve sempre dare di più. Per dimostrare agli uomini che in quel contesto ci può stare. Io ai corsi ero sempre presa di mira, sollecitata. Per me era una sfida.

Ci sono, però, caserme in cui la donna è ancora tabù.

Forse perché si teme che una donna, soprattutto se carina, possa rompere degli equilibri. Il mio compagno l’ho conosciuto proprio in caserma, so di cosa parlo. Il mio, però, era un caso particolare. Ero davvero l’unica donna. E tutti gli altri maschi erano praticamente occupati. Oggi sono stimata dai colleghi e dalle loro mogli.

Consigli per una ragazza che vuole lanciarsi nel settore?

Tenere gli uomini al loro posto. Se il maschietto fa la battuta, va bene. Ma tutto si deve fermare a quello. L’abbigliamento conta molto. Non c’è bisogno di presentarsi in tenuta super sexy. Poi, al limite, ci si può vedere fuori, al bar. In caserma, però, serve disciplina.

Porte aperte anche da voi il 31 agosto. Come festeggerete?

Faremo una bella festa, certo. Ma la nostra giornata chiave sarà quella del 28 settembre. Lì inaugureremo la caserma nuova e festeggeremo i nostri 80 anni. Insomma, ci attende un mese di bagordi.


PORTE APERTE

Venerdì 30 e, soprattutto, sabato 31 agosto ricorre la festa per i 150 anni della Federazione svizzera dei pompieri. Tutte le caserme sono invitate ad aprire le loro porte alla popolazione. Eventi un po’ ovunque. Qualche cifra? In Svizzera i militi sono circa 85mila (di cui il 10% donne), in Ticino 1.500 (di cui una ottantina “in rosa”). Cinque i centri di soccorso: Biasca, Bellinzona, Locarno, Lugano e Mendrisio. A questi vanno aggiunti una ventina di corpi locali e circa 250 pompieri di montagna.

www.pompieriticino.ch