X

Argomenti popolari

Incontri

Gli aerei svedesi Gripen tra sperpero e sicurezza

AL VOTO — Il 18 maggio c'è in ballo il referendum che chiede di bocciare la legge federale sull'acquisto degli aerei caccia della Saab. Gli argomenti pro (Marco Romano) e contro (Marina Carobbio).

29 aprile 2014

Saverio Lurati sindacalista e Luca Albertoni, direttore della Camera di commercio ticinese


Il confronto

Le domande & le risposte

Perché spendere 3,1 miliardi di franchi per 22 nuovi aerei da caccia Gripen dell'azienda svedese Saab? Per di più, allo stadio di prototipo? Gli attuali F/A 18 Hornets non sono più efficienti?

Marco Romano
PERCHÉ VOTO SÌ
Marina Carobbio
PERCHÉ VOTO NO

Bisogna subito precisare il dettaglio dei 3,1 miliardi, strumentalizzati e «pompati» dai contrari. Si tratta di un investimento in 10 rate annuali da 300 milioni l'una, prelevati dal budget ordinario dell'esercito, tra il 2014 e il 2024. Meno del 5 per mille (!) della spesa annuale della Confederazione. Con questo investimento non si sottrarranno soldi ad altri ambiti. Si farà capo ai mezzi dell'esercito. Chi afferma il contrario, mente! L'esercito ha oggi 32 F/A-18 e 54 F-5 Tiger. Questi ultimi sono stati acquistati oltre 30 anni fa e non rispondono più agli standard moderni di sicurezza e operatività. Non possono volare né di notte né con il brutto tempo. I nuovi 22 Gripen sostituiranno quindi i Tiger e completeranno la flotta: 22 nuovi aerei invece di 54!

La Svizzera non ha bisogno di spendere miliardi per l'acquisto di nuovi aerei da combattimento, a maggior ragione dal momento che gli aerei che si vogliono acquistare esistono solo sulla carta, mentre numerose sue componenti non sono ancora state sviluppate. Addirittura per i «Gripen E» previsti dall'accordo di compera, il prototipo sarà disponibile solo nel 2015. Ciononostante si deve anticipare già il 40% del prezzo d'acquisto senza sapere se questi aerei funzioneranno effettivamente o meno. Per quanto riguarda poi i compiti di polizia nello spazio aereo, l'esercito svizzero dispone già di 32 F/A 18 ancora funzionanti, per i quali recentemente si è deciso di investire 400 milioni per la loro manutenzione.



L'acquisto dei Gripen è giustificato principalmente dalla necessità di garantire la sicurezza del Paese. Ma da dove arrivano le minacce incombenti, se i Paesi che ci circondano sono «amici»?

Marco Romano
PERCHÉ VOTO SÌ
Marina Carobbio
PERCHÉ VOTO NO

Non esiste esercito senza forze aeree. Chi combatte l'acquisto dei Gripen vuole di fondo smantellare le forze armate. Le forze aeree controllano, proteggono e, se necessario, difendono lo spazio aereo. Malgrado sembri tutto tranquillo, gli aerei da combattimento sono oggi impiegati quasi tutti i giorni. Sorvegliano lo spazio aereo. Aiutano gli aerei civili per problemi di navigazione e di guasti radio. Controllano i voli d'entrata non autorizzati e intervengono in caso di situazioni non chiare. Siamo circondati da Paesi «amici», ma i malintenzionati si muovono in tutto il mondo. I dirottamenti non avvengono solo nei film! Chi è contrario si informi cosa fanno quotidianamente le forze aeree. Non giocano!

Le minacce principali con le quali siamo confrontanti oggi sono quelle legate alla cyber-criminalità o alle minacce ambientali. Rischi ai quali non si risponde comperando costosissimi aerei da combattimento, il cui acquisto farà mancare ingenti mezzi finanziari per affrontare quelli che sono i problemi con cui è confrontata realmente la popolazione, come la pressione nel mondo del lavoro, l'aumento degli affitti e dei costi per la sanità e per la formazione. Globalmente l'acquisto dei Gripen costerà 10 miliardi: 3,1 miliardi per l'acquisto e il resto per la manutenzione, la gestione, il personale ecc. Dieci miliardi che potrebbero essere spesi bene altrimenti.



La flotta aerea militare svizzera è passata da 300 velivoli degli anni Novanta a circa 90 attuali. Un virtuoso cambiamento?

Marco Romano
PERCHÉ VOTO SÌ
Marina Carobbio
PERCHÉ VOTO NO

L'esercito è evoluto e ha dovuto passare parecchie diete dimagranti (risparmi notevoli!). A livello di forze aeree l'evoluzione è evidente, ma ha un limite. Respingendo il referendum, dal 2018, a scaglioni, i 22 nuovi Gripen affiancheranno i 32 F/A-18. Avremo quindi in totale 54 aerei. Sotto questa soglia non è pensabile andare. Lo spazio aereo va controllato e, se si osservano le tensioni presenti anche sul continente europeo, è irresponsabile e utopico immaginare una Svizzera senza forze aeree.

Un cambiamento che conferma il fatto che i problemi principali di sicurezza non si affrontano potenziando la flotta aerea. Anzi, come è anche confermato dall'attuale Rapporto sull'esercito, il nostro spazio aereo è protetto in modo eccellente anche senza i Gripen. Un paese a noi vicino, come l'Austria, ha 15 aerei per sorvolare il suo spazio aereo. La Svizzera ne dispone già oggi di più: perché dovremmo acquistarne ancora svuotando per questo le casse pubbliche?




Quale controprestazione per l'acquisto dei Gripen, la Saab e i fornitori si impegnano a stipulare contratti di compensazione con aziende svizzere per 2,5 miliardi di franchi. Secondo il Consigliere federale Maurer, al Ticino spetterebbero 125 milioni di franchi. Qual è la vostra opinione?

Marco Romano
PERCHÉ VOTO SÌ
Marina Carobbio
PERCHÉ VOTO NO

Non si tratta di un'opinione, ma di una realtà fissata nel contratto d'acquisto. Chi produrrà l'aereo dovrà coinvolgere aziende svizzere per sviluppare e produrre componenti per il velivolo o prestazioni preliminari (macchine per la fabbricazione). Anche il Ticino ha diritto a questi «affari compensatori» e la cifra indicata è certamente interessante. Tocca alle aziende ticinesi del settore mobilitarsi. Sono opportunità di lavoro in ambiti ad alto valore aggiunto e in mercati internazionali.

Che si tratta di polvere negli occhi e che di concreto c'è ben poco, men che meno per il Ticino. Come dimostra il caso reso pubblico recentemente della Pilatus di Stans, alla quale la ditta Saab produttrice dei Gripen aveva inizialmente promesso l'acquisto di 50 velivoli prodotti dall'impresa svizzera, acquisto ora già ridotto da parte della stessa ditta svedese a 20. Più in generale, sul tema delle compensazioni, il controllo federale delle finanze ha pubblicato uno studio nel 2008 da dove risulta che solo una parte degli acquisti di materiale d'armamento all'estero ha un «ritorno» in Svizzera, meno di quanto promesso, e che queste contropartite creano in realtà pochi posti di lavoro supplementari.

Il referendum

La scheda

Fai clic sull