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«Io, egocentrica e grata alla vita»

Carla Norghauer è uno degli ultimi volti storici della RSI. Sarà lei a condurre lo show televisivo di San Silvestro. A pochi giorni dall'evento, si racconta a 360 gradi. – di PATRICK MANCINI

27 dicembre 2017

Carla Norghauer è conduttrice alla RSI dal 1994. (FOTO: Sandro Mahler)


L'intervista

Quel sorriso dolce. Quella parlantina cronica. Quel neo sul collo che la rende inconfondibile. Carla Norghauer, 49 anni, è uno degli ultimi volti storici della RSI. Toccherà a lei il 31 dicembre condurre, dall'Auditorium di Besso, lo show televisivo di San Silvestro.

Una volta c'erano “la Maristella”, “il Bigio”. Oggi è più difficile affezionarsi a un personaggio radiotelevisivo.
È rimasta quasi solo “la Carlina”. Perché?
Non di certo per colpa dei conduttori attuali. Il fatto è che nel frattempo il mondo mediatico è stato stravolto. Oggi ci sono mille tv. C'è internet. È più complicato trovare punti di riferimento. Io sono un po' sullo spartiacque. Ho iniziato negli anni in cui è partita la metamorfosi.

Lei è molto amata dal pubblico. Come si sente quando
la fermano per strada?
Sono un'egocentrica. Quando non mi riconoscono ci resto male. I miei amici mi prendono in giro. In realtà da noi lo star system non esiste. I personaggi dello spettacolo sono persone normali.

San Silvestro si avvicina. Ci dà qualche anticipazione sulla serata tv?
Ci sarà l'attesa commedia dialettale della compagnia di Flavio Sala. Poi il concerto di Bande e Cuori. E, infine, una sorpresa da Piazza della Riforma a Lugano.

C'è un Capodanno che le è rimasto nel cuore?
Quello a cavallo tra il 1999 e il 2000. Ero in Piazza Riforma. C'era una folla immensa. E sul palco cantavano i Gotthard. Steve Lee è stata la prima persona che ho baciato nel nuovo millennio.

Come trascorrerà il primo giorno del 2018?
Lavorerò. C'è la tombola
radiofonica in diretta da Locarno On Ice. Per me è il modo migliore di iniziare un nuovo anno. Ho bisogno di stare in mezzo alla gente. Poi mi dedicherò alla famiglia.

Carla Norghauer ha qualche rito particolare legato al Capodanno?
Ho l'abitudine di indossare sempre qualcosa di nuovo. Anche solo un paio di calze. Inoltre, dopo mezzanotte mi ritiro in un angolo e ingoio, uno dopo l'altro, 12 acini d'uva, come vuole la tradizione spagnola. Amo gli spagnoli. Mi piace la loro filosofia. Dicono che vale più il tempo del denaro. E infatti io oggi lavoro al 60%. Per scelta.

Dunque lei ha tanto tempo libero. Come lo trascorre?
Faccio il bucato, pulisco casa. Ma soprattutto faccio la mamma. Ho un figlio, Aristide, di 12 anni. Il mio hobby preferito? Leggere, con un po' di chillout in sottofondo e un bicchiere di cava. Con mio marito che ronfa sul divano.

Già, suo marito Giovanni, conosciuto proprio in tv…
Accadde nel 2001, durante il programma Compagnia Bella. Io ero la conduttrice, lui il regista. Scattò qualcosa. Ma era da un po' che ci incrociavamo nei corridoi. Siamo sposati da 14 anni. Il nostro segreto? Siamo “scialli” e crediamo nel “vivi e lascia vivere”.

Che tipo di mamma è lei?
Sono esigente. Devo fare da bilancia a mio marito. Lui è troppo buono.

A casa, con Giovanni, riesce a non parlare di lavoro?
No. È inevitabile. Mio marito è il mio giudice più severo. E il più sincero.

Le danno fastidio le critiche?
Non si può piacere a tutti. Fino a qualche tempo fa c'era un tale che a ogni mio compleanno mi faceva recapitare una lettera di auguri anonima, in cui specificava che gli stavo antipatica. Sono una perfezionista. Quando faccio una registrazione, la notte successiva la passo in bianco. A rimuginare. Mi chiedo sempre se avrei potuto fare meglio.


Perché ha deciso di fare la conduttrice radiotelevisiva?
Non ho deciso un bel niente. È stato il caso. Io sognavo di fare la direttrice d'albergo. Volevo fare la scuola alberghiera di Losanna, Poi, attorno ai 18 anni, ho avuto gravi problemi di salute. La malattia mi ha fatto perdere il treno. Perché la lista d'attesa per accedere alla scuola era lunga. Così ho ripiegato sullo studio delle lingue. Ho iniziato a girare il mondo. Finché un giorno, nel 1990, il mio patrigno vide un'inserzione su un giornale.

Che cosa c'era scritto sull'inserzione?
La televisione cercava nuovi volti. Il mio patrigno mi lanciò la sfida. Vedeva in me del potenziale. Mi disse che, secondo lui, non avrei mai avuto il coraggio di presentarmi ai provini.

E lei, il guanto di sfida, lo raccolse…
Sì. Superai una lunga selezione. Eravamo in 250 candidati. Rimanemmo in due. Io e Severino Piacquadio, che oggi fa il giornalista sportivo. Scelsero lui e io rimasi a casa.

Come la prese?
Benino. In fondo la scommessa col patrigno l'avevo vinta. Ci fu, tuttavia, un episodio particolare. Bigio Biaggi, che gironzolava nei pressi del locale dei provini, chiese di me. E mi promise che se un giorno avesse  avuto bisogno, mi avrebbe chiamata. Successe tre anni più tardi. Mi trovavo in Spagna, tanto per cambiare, e  ricevetti una telefonata da mia mamma, che all'epoca aveva un negozio di abbigliamento a Cassarate. Mi disse: «C'è qui “il Bigio”, vuole rifarti un provino». Tornai subito in Ticino. E stavolta andò bene.

Se lo ricorda, il suo debutto?
Era il 1994. La trasmissione si chiamava Hotel Fortuna VIP. Io ero la spalla di Bigio. Un giorno, mezz'ora prima della diretta, arrivò la notizia che il papà di Bigio era morto. Lui dovette partire subito. Mi ritrovai da sola a condurre il programma. Al suo rientro venne a complimentarsi con me. L'anno successivo avevo già un programma tutto mio: Indizi Bestiali.

Qualche anno fa, ha deciso di occuparsi prevalentemente di radio. Come mai?
Con l'arrivo del 16/9 e, in seguito dell'HD, sfiguravo troppo (ride). Scherzi a parte, è stata una semplice scelta professionale.

Meglio registrare o andare in diretta?
Io amo la diretta. C'è più 
adrenalina. Mi piace fare errori.

Gli indici di ascolto li guarda? Ne sono ossessionata. E quando le cose non vanno, ci soffro.

A marzo si vota sul futuro 
del canone radiotelevisivo.  È preoccupata?
Ci penso. È normale.

Parliamo d'altro. In inverno il rischio di raffreddori e mal di gola è alto. Un bel problema per chi fa il suo mestiere…
Non avere voce è l'incubo del conduttore. Una volta, a Chiasso, mentre presentavo Progetto Amore, l'evento benefico voluto da Paolo Meneguzzi, mi si gonfiarono le corde vocali. Non respiravo più. Dovettero soccorrermi, con tanto di flebo e maschera per l'ossigeno.

A proposito di beneficenza. Da anni lei è testimonial della Catena della Solidarietà. Cosa c'è alla base di questa scelta?
Sono una donna felice che fa un lavoro fantastico. Fare beneficenza è un modo per essere grata alla vita.

Pensando alla sua vita, ha qualche rimpianto?
Sì, di non avere imparato a suonare uno strumento. Mi piacerebbe pure cantare. Ma sono stonatissima.

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Nata nel 1969 a Lugano, Carla Norghauer è cresciuta a Castagnola. Oggi vive a Comano. Debutta alla RSI nel 1994 nella trasmissione Hotel Fortuna VIP. Il 31 dicembre condurrà su RSILa1 lo show di San Silvestro e il giorno dopo la tombola radiofonica di Capodanno. Da inizio gennaio (ogni domenica), su Rete Uno, presenta “Ti ricorderai di me”, con Massimo Scampicchio.