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INTERVISTA

«Un mix di emozioni e sentimenti»

Ha raggiunto il grande successo al primo colpo. Era l’estate di tre anni fa e Alvaro Soler ci “tormentava” con El mismo sol. Un brano dal sapore latino, orecchiabile e positivo, con un accattivante mix di chitarre, xilofono e fisarmonica, e un ritornello che non lascia scampo.

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MAD
25 settembre 2018

Álvaro Tauchert Soler è nato a Barcellona nel 1991 da padre tedesco e madre spagnola.

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Sembrava il classico fenomeno “usa e getta”, invece questo ragazzone catalano dalla vita vagabonda, nato da padre tedesco e da madre spagnola, cresciuto tra Barcellona e Tokyo, poi trasferitosi a Berlino, ha saputo confermarsi ad alti livelli. Dal cilindro magico ha estratto altri successi, da Sofia a Yo Contigo, Tú Conmigo, fino a La cintura, superhit di questi ultimi mesi. Non solo. Alvaro ha anche duettato con big come Jennifer Lopez, la star argentina Tini, il rapper Flo Rida e l’italiano Max Gazzè. È stato uno dei giudici nell’edizione tricolore di X Factor 2016, dove ha portato alla vittoria il suo gruppo (Soul System). Ciliegina sulla torta, l’anno scorso, il trionfo agli Swiss Music Award come Best Breaking Act International. E ora ha da poco pubblicato un nuovo cd, Mar de colores (Universal Music), con cui alza l’asticella e cerca nuovi traguardi.

Dove vuole arrivare, Alvaro?
Sempre più avanti. Gli anni passati in Giappone mi hanno insegnato valori fondamentali come perseveranza e rispetto. E ho imparato che devi lavorare duro per avere successo.

Molti, però, la considerano solo quello dei tormentoni estivi…
E mi dispiace. Spesso la gente viene ai concerti solo per le mie hit, invece vorrei conoscessero tutto il resto. È un peccato, perché io faccio i dischi proprio per il live. Vuol dire che devo lavorarci sopra. Il nuovo album è un altro passo verso questo obiettivo.

Ha sentito pressioni dopo il clamore dell’esordio?
Sì, ma in positivo. Col primo album ho sperimentato e non m’aspettavo tutto quel successo. È stato come mettere le fondamenta di una casa che adesso devo costruire per bene. Così per Mar de colores ho lavorato più in profondità, è stata un’evoluzione naturale.

Che cos’è questo “mare di colori”?
È un mix di emozioni e sentimenti. Del resto io sono fatto così: parlo tante lingue ma nessuna bene, faccio un sacco di cose ma nessuna bene. Non c’è un colore dominante.

E le nuove canzoni?
Sono diverse ma sempre nel mio stile. Il tono rimane allegro, perché nella vita ci sono tanti problemi e io amo portare gioia. Sono felice quando qualcuno mi dice che l’ho aiutato con la mia musica. Però stavolta c’è qualche momento più introspettivo. E testi più maturi.

Per esempio?
In Te quiero lento parlo della fretta di fare le cose che ci impedisce di godere il momento, quando invece persino mangiare lentamente ti permette di assaporare meglio il cibo. È una canzone d’amore, ma anche una riflessione sulla vita e sul successo. Niño perdido, uno dei miei pezzi preferiti, mi riporta a quando da bambino suonavo il pianoforte. Così, spinto dal desiderio dei miei genitori, ho scritto questa ballata al piano un po’ malinconica, che parla dei momenti in cui ti senti stanco e solo. Puebla, inve- ce, racconta la bellezza e l’importanza delle proprie tradizioni, del sentirsi a casa.

Come barcellonese, cosa ne pensa dell’indipendenza della Catalogna?
Non mi sbilancio, ma le divisioni mi sembrano un peccato. Con la musica io voglio unire la gente, non separarla. Ho visto i miei nonni, che vivono a Barcellona, addirittura impauriti all’idea di scendere per strada. Non va bene.

Nel maggio del prossimo anno sarà in tour l’8 a Zurigo e il 9 a Milano. Che spettacolo vedremo?
Penso a uno show diverso, più grande e dinamico, con un palco nuovo e tanti musicisti, forse una sezione fiati. Non vedo l’ora di cominciare a lavorare al “concept” e, poi, condividere le emozioni live con i miei fan. È la parte più bella di questo mestiere.