X

Argomenti popolari

Incontri

«E adesso alziamo la voce»

Cento anni di Pro Grigioni Italiano. Ma sarà un 2018 da brividi. Lo conferma il segretario generale Giuseppe Falbo.

03 aprile 2018

Giuseppe Falbo, segretario generale della Pro Grigioni Italiano davanti alla chiesa di San Martino, a Coira.


L'intervista

TESTO: PATRICK MANCINI - FOTO: MELANIE TUERKYLMAZ

Cento anni di Pro Grigioni Italiano: lo storico traguardo, tagliato dall'associazione che si batte per la difesa della lingua di Dante nell'unico cantone trilingue della Svizzera, cade in un anno di fuoco. Dal voto su “No Billag” a quello, previsto per l'autunno, che potrebbe fare sparire l'insegnamento dell'italiano dalle scuole elementari tedescofone grigionesi. Giuseppe Falbo, segretario generale del sodalizio, è visibilmente provato. Siamo andati a trovarlo presso la sede principale della Pro Grigioni Italiano a Coira.

I cittadini grigionesi voteranno per decidere sulle sorti dell'italiano nelle scuole elementari tedescofone. Teme che gli elettori possano rovinare il giubileo?
È triste che proprio nei Grigioni, unico cantone trilingue, si sia arrivati a questo voto. A maggior ragione considerando che nel resto della Svizzera, molti cantoni hanno deciso di ufficializzare l'insegnamento di una seconda lingua nazionale alle elementari.

I grigionesi rischiano di dare un bruttissimo segnale al resto della Svizzera…
Ma l'articolo 70 della Costituzione federale parla chiaro. Dice che bisogna promuovere l'italiano in Svizzera. Se alle urne l'italiano dovesse essere bocciato, potrebbe esserci un intervento della Confederazione.

Il fatto che ci sia stata un'iniziativa popolare su una simile questione rappresenta però un campanello d'allarme. È preoccupato?
È demoralizzante. In altri cantoni il concetto del plurilinguismo è più radicato. Nei Grigioni manca qualcosa. Il sito internet del cantone è scritto prevalentemente in tedesco. Mentre in quelli dell'ospedale e della banca cantonali non c'è traccia dell'italiano. Si ragiona troppo in termini finanziari. Si vede la traduzione unicamente come un costo.

Come andrebbe interpretata?
Promuovere l'italiano nei Grigioni significa dare la possibilità a una minoranza di partecipare alla vita pubblica e di usufruire dei servizi, al pari degli altri cittadini. È vero, tutti conosciamo un po' anche il tedesco. Ma è una questione di coerenza. La Svizzera è un Paese plurilingue. Dobbiamo fare di più, soprattutto cercando di piazzare italofoni nei posti decisionali.

Giuseppe Falbo posa accanto al quadro in cui è raffigurato Arnoldo Marcelliano Zendralli, mesolcinese, fondatore della Pro Grigioni Italiano nel 1918.

In 170 anni, il Grigioni italiano ha avuto solo due Consiglieri nazionali a Berna. Un po' poco…
E a livello cantonale non va di certo meglio. Nel nostro Governo manca un italofono da otto anni. Idem nei quadri superiori dell'amministrazione pubblica. Così si rischia davvero di essere dimenticati. È brutto sapere che se chiami un ufficio statale rischi di non trovare qualcuno che possa darti spiegazioni nella tua lingua. Ti fa sentire non considerato. Adesso siamo arrivati a una svolta. È ora di puntare sulla coesione tra chi parla l'italiano nei Grigioni. Dobbiamo fare valere i nostri diritti.

Il Moesano, la Bregaglia e la Valposchiavo non sono territori connessi tra loro. Come si fa a parlare di coesione con simili premesse?
Io sono cresciuto a Poschiavo. E ho vissuto sulla mia pelle cosa significhi appartenere a una minoranza e nascere in una zona periferica. Sulla carta hai meno prospettive. Devi lavorare sodo, più degli altri, per ottenere risultati. Però si può essere uniti al di là dei limiti geografici. Nei Grigioni ci sono circa 24mila italofoni, 14mila dei quali sparsi tra Moesano, Bregaglia e Valposchiavo. Noi li raggiungiamo con le nostre pubblicazioni, come l'Almanacco del Grigioni italiano, stampato in 8mila copie.

A questo punto, è opportuno parlare di media. La campagna sul voto “No Billag” per voi è stata sofferta. Come l'avete vissuta?
La Ssr rappresenta l'atto di solidarietà più importante verso la lingua italiana in Svizzera. Possiamo contestare finché vogliamo i programmi della Rsi. Ma se fosse sparita, per le minoranze linguistiche come la nostra sarebbe stato uno smacco enorme. Già adesso facciamo fatica a farci considerare, figuriamoci senza una radio e una televisione con un mandato pubblico. A metà 2018 verrà messa in consultazione la legge federale sui media elettronici. Anche quella è una questione che ci sta a cuore. Nelle nostre valli di lingua italiana ci sono diverse testate giornalistiche in difficoltà economiche. Vanno aiutate, altrimenti rischiano di chiudere. E se chiudono, chi darà voce alle nostre esigenze?

Da dieci anni la vostra associazione ha un mandato diretto dal Cantone e un mandato indiretto dalla Confederazione per tutelare l'italiano. Che cosa è cambiato da allora?
Abbiamo più fondi a disposizione per le nostre battaglie. Siamo riusciti a raggiungere traguardi importanti. Ad esempio, abbiamo lottato per avere un corrispondente italofono dell'Agenzia telegrafica svizzera a Coira. Abbiamo salvato a più riprese la scuola bilingue, sempre nella capitale retica. E abbiamo potuto sostenere e promuovere attivamente la candidatura di Ignazio Cassis come consigliere federale.

Cassis, alla fine, ce l'ha fatta. Cosa rappresenta per voi questo exploit?
La sua presenza nel Governo federale è cruciale per le sorti della minoranza italofona nella Confederazione. Anche perché metà degli italofoni in Svizzera vive fuori da Ticino e Grigioni. Un italofono residente a Zurigo per motivi di lavoronon ha alcun diritto linguistico.

Con Cassis le cose miglioreranno?
Lo speriamo. D'altra parte il Consiglio federale è sempre più sensibile alla tutela del plurilinguismo. Da Berna, grazie anche al nostro impegno e a quello del Forum per l'italiano in Svizzera, ora arrivano 800mila franchi all'anno per l'insegnamento dell'italiano nelle scuole degli altri cantoni e per gli scambi scolastici con la Svizzera italiana.

Ma a uno studente svizzero tedesco serve davvero studiare l'italiano per avere più sbocchi professionali?
È un ragionamento riduttivo. Una lingua è una chiave per la cultura. Se hai cultura, sei aperto al mondo.

Ma l'inglese sembra essere diventato una sorta di passepartout…
Ma l'inglese, in seguito alla Brexit, rischia di non figurare più tra le lingue ufficiali dell'Europa. L'inglese appiattisce. E io do ragione a Umberto Eco, quando diceva che la vera lingua europea consiste nella traduzione. Sapere gestire le diversità significa sapersi incontrare.

Parliamo del vostro centenario. Come lo festeggerete?
Il fulcro dei festeggiamenti sarà il 12 maggio, con una grande festa al teatro di Coira. Avremo come ospite il cantante Roberto Vecchioni. Ma ci saranno iniziative anche nel resto dell'anno. A novembre, in occasione della nostra assemblea, ci renderà visita Ignazio Cassis.

---------

Giuseppe Falbo nasce a Poschiavo nel 1972. Ha studiato politologia e diritto pubblico a Berna e Berlino. Da 12 anni è segretario generale della Pro Grigioni Italiano e vive a Coira con la sua famiglia. Ha due figli, di 5 e 7 anni. Di recente è stato eletto membro per la Svizzera nel Comitato consultivo per la protezione delle minoranze nazionali del Consiglio d'Europa.