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«Io, portavoce della cultura»

Nell'Anno europeo del patrimonio culturale, a cui partecipa il Cantone Ticino, incontriamo Raffaella Castagnola Rossini, che da un anno guida la Divisione della cultura e degli studi universitari. Digitalizzazione e collaborazione fra istituti sono alcuni temi forti del suo mandato.

23 aprile 2018

Raffaella Castagnola Rossini (1960) è stata Titularprofessorin di letteratura italiana allUniversità di Zurigo e giornalista culturale al Corriere del Ticino.


L'intervista

TESTO: ISABELLA VISETTI – FOTO: SANDRO MAHLER

Abbandonata la carriera accademica all'Uni Zurigo e la responsabilità delle pagine culturali del
Corriere del Ticino, lo scorso anno Raffaella Castagnola (classe 1960) è approdata alla direzione della
Divisione cultura. Com'è stato questo primo anno?
Molto intenso, con parecchi dossier importanti nelle due “anime” della Divisione. C'è una bella squadra motivata e il lavoro è tanto. Conoscevo già bene gli ambiti, quello che non mi aspettavo era il ritmo delle “sollecitazioni”: riceviamo oltre cinquecento domande di sussidio l'anno. Poi ci sono i progetti e le idee degli istituti che fanno capo alla Divisione e una trentina di fondazioni. In ambito universitario, partecipiamo ai Consigli SUPSI e USI e rappresentiamo il Cantone nelle riunioni a livello nazionale.

Cosa le è tornato utile delle esperienze professionali precedenti?
Grazie al giornalismo, ho potuto confrontarmi con realtà sia locali sia internazionali e con intellettuali impegnati in vari campi, dalla letteratura alle scienze. E dal mondo universitario ho acquisito una rete di contatti e un sapere legato allo sviluppo dei progetti di ricerca e al loro funzionamento.

Quali sono le doti che deve avere oggi una dirigente culturale?
Da una parte, la capacità di mediare per trovare un punto comune tra chi chiede e chi sostiene, tra esigenze e risorse a disposizione. Dall'altra, saper elaborare un'analisi strategica e interpretare le novità, i movimenti e le possibili evoluzioni, poiché la cultura non è qualcosa di statico. Con l'avvento del LAC il fermento intellettuale e artistico è mutato. Un'analoga spinta al cambiamento è in atto intorno ai grandi agglomerati cittadini. È dunque necessario accompagnare ciò che nasce su questo terreno fertile.



Il Cantone Ticino ha aderito all'Anno europeo del patrimonio culturale. Con quale spirito?
Per spiegarlo devo fare un passo indietro. Come direttrice ho voluto conoscere a fondo gli istituti della Divisione e le persone che vi lavorano, oltre 140. È importante incentivare la collaborazione, creare ponti per progetti comuni. L'idea iniziale era di organizzare un evento per promuovere una sinergia fra le parti della Divisione. Quando è arrivata la proposta di partecipare all'Anno del patrimonio, abbiamo pensato che era lo spunto giusto e siamo addirittura andati oltre, coinvolgendo le Divisioni del DECS, il Dipartimento finanze e dell'economia e quello del territorio, a cui fanno capo i Beni culturali. Detto così sembra semplice, eppure è qualcosa di nuovo che ha creato un senso di squadra.

Cosa prevede il programma cantonale?
Dal 4 settembre al 7 ottobre sarà allestita a Bellinzona l'esposizione “Il patrimonio si racconta”, che vuole fare scoprire non solo la ricchezza e la varietà della cultura ticinese, ma anche il grande lavoro per proteggerla e trasmetterla alle generazioni future. La DCSU presenterà i diversi istituti con le loro curiosità e particolarità, e con i “numeri della cultura” capaci di rivelare aspetti multiformi. Ci sarà spazio per i centri di ricerca come l'Osservatorio linguistico e l'Osservatorio culturale, nicchie di eccellenza che non tutti conoscono.

In effetti l'Osservatorio culturale è davvero poco noto.
L'Osservatorio culturale analizza, descrive e valuta l'offerta culturale sul territorio ticinese e fornisce agli operatori molti strumenti per valorizzare le proprie collezioni; alla classe politica per monitorare i fenomeni culturali e pianificare gli interventi e
i sussidi, e infine al pubblico per conoscere meglio il patrimonio comune. L'OC ha grandi potenzialità di crescita e nei prossimi anni lavoreremo per rendere la sua attività più conosciuta e per ampliare i suoi settori di studio.

La campagna nazionale punta
sul coinvolgimento emotivo: c'è qualcosa che ancora la sorprende dei nostri tesori culturali?
Sì, tutto quello che è ancora poco accessibile, se non addirittura nascosto, e che va portato alla luce. Ecco perché abbiamo coinvolto fin da subito il mondo della scuola, che potrà così conoscere le potenzialità dei nostri depositi e archivi, biblioteche e banche dati.

La cultura è anche un motore
di sviluppo turistico...
Contrariamente alla battuta “con la cultura non si mangia”, gli studi danno ormai per acquisito che per ogni franco investito nel settore ci sono ricadute finanziarie pari a tre volte tanto. La cultura non è solo quello che vediamo come atto o prodotto finale, ma genera diversi indotti economici lungo tutta la sua filiera. Per questo, in collaborazione con il Dipartimento delle finanze, stiamo lavorando a un progetto comune in vista dell'apertura della galleria di base del Ceneri nel 2020, che avvicinerà i centri del nostro cantone. Saranno necessarie offerte coordinate per chi visita il Ticino.

Il messaggio sulla cultura 2016-20 si concentra sulla partecipazione, altro punto importante.
Direi importantissimo, perché sottolinea che la cultura non è qualcosa destinato alle élite, ma è per tutti. Qui ha un ruolo fondamentale la mediazione. Tra gli strumenti c'è proprio l'Agenda dell'OC, che raccoglie gli eventi organizzati nella nostra regione e li segnala sul suo sito. Non va dimenticato l'aspetto economico: come DCSU eroghiamo sussidi a chi promuove manifestazioni, lo facciamo per renderle meno care o addirittura gratuite.

Per l'accessibilità alla cultura
è fondamentale la digitalizzazione: a che punto siamo?
È un cantiere aperto da diversi anni, forse rimasto un po' nell'ombra. Vorrei portarlo sotto i riflettori, perché è una delle sfide del mio mandato. Per digitalizzazione s'intende la creazione di banche dati e la loro messa in rete. All'interno di questo cantiere, vi è un progetto di biblioteca virtuale per rendere consultabili i risultati di ricerche, come quelli confluiti nelle collane dei Testi
letterari e di Ticino Ducale.

Lei è stata anche presidente della Società Dante Alighieri di Lugano e nella sua nuova funzione continua il lavoro di difesa e promozione della lingua e della cultura italiana. Con quali modalità?
La lingua italiana è un tesoro nazionale di cui talvolta non abbiamo fiera consapevolezza. Il DECS ha favorito la nascita del Forum per l'italiano in Svizzera, una piattaforma per mettere in rete istituzio
ni e associazioni. Anche a livello di Divisione continuiamo a lavorare in questa direzione, stimolando sinergie e collaborazioni all'interno e all'esterno del Dipartimento. Ottimo in tal senso anche il lavoro che stanno facendo USI e SUPSI sull'italiano.

Se dovesse spiegare cos'è la cultura a un bambino cosa direbbe?
È come il Lego: si costruisce e si forma e, in pari tempo, ti costruisce e ti forma.

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Il 2018 è l'Anno europeo del Patrimonio culturale e la Confederazione Elvetica ha deciso di partecipare all'iniziativa lanciando una campagna. Vi ha aderito anche il Cantone Ticino che con la DCSU organizzerà l'esposizione “Il patrimonio si racconta” (4 settembre-7 ottobre 2018) al castello di Sasso Corbaro a Bellinzona. Info in dettaglio degli eventi nel sito: www.patrimonio2018.ch