X

Argomenti popolari

Incontri

La donna che sorride ai migranti

Micaela Crippa ci racconta i suoi primi nove mesi come responsabile del Centro di registrazione e di procedura (CRP) di Chiasso. – di GERHARD LOB

08 gennaio 2018

Micaela Crippa (52 anni) è nata e cresciuta nel Luganese e si è formata come psicologa aziendale. (FOTO: Sandro Mahler)


L'intervista

Signora Micaela Crippa, da aprile 2017 lei è responsbile del Centro di registrazione e di procedura di Chiasso (CRP). Come valuta questi primi nove mesi?
Devo dire che per me non è stato un salto nel vuoto. Infatti, in ambito migratorio mi avvalgo di un'esperienza lavorativa di 28 anni presso la Segreteria di stato della migrazione (SEM). Valuto i miei primi nove mesi a Chiasso molto positivamente e ho ottimi riscontri anche da parte dei collaboratori del centro. Ho potuto contare fin dall'inizio su un team motivato, professionale e competente e questo ha facilitato il mio insediamento in carica.

Dopo tanti anni trascorsi
a Berna ha deciso quindi di ritornare in Ticino. Un cambiamento radicale. È stato facile reinserirsi?
Effettivamente, il 2017 è stato per me l'anno del capovol
gimento della mia vita pro fessionale come di quella privata. Nonostante abbia lasciato a Berna ottimi amici e buoni colleghi, sono molto contenta di essere tornata nel mio Ticino natale, dove risiedono anche i miei cari. Un fatto forse curioso: ho dovuto rinfrescare la lingua italiana, visto che a Berna utilizzavo quasi esclusivamente il francese e il tedesco.

Ha cominciato la sua nuova attività a Chiasso in una fase considerata di relativa calma sul fronte migratorio.
Effettivamente ho avuto la fortuna di iniziare questa attività manageriale in un momento in cui l'aumento delle domande d'asilo è risultato moderato rispetto agli anni scorsi. Questa situazione mi ha permesso di avere più tempo a disposizione per conoscere i miei collaboratori e i partner esterni, nonché di familiarizzarmi con le variegate attività e i nuovi processi di lavoro.

Immagino che nella sua attività attuale abbia più contatti diretti con i migranti di quando era a Berna. È così?
Nei CRP siamo effettivamente in diretto contatto con i nostri ospiti, ma anche a Berna ho avuto modo di incontrare i richiedenti l'asilo durante la mia attività lavorativa. Trovo che questa parte del mio lavoro sia molto stimolante e permette di non dimenticare la fortuna che abbiamo di vivere in un Paese dove i diritti umani sono rispettati.

Da gennaio a novembre 2017 sono state depositate in Svizzera 16.887 domande d'asilo, la cifra più bassa
dal 2010. Questa calo ha portato ad un minor fabbisogno di personale al CRP?
No. A Chiasso lavora una quarantina di persone e non abbiamo dovuto sopprimere posti di lavoro. Il mio personale si occupa anche di altre attività e possiamo dedicare più tempo alla formazione continua.

Da dove provengono in
questo momento i richiedenti d'asilo che ospitate al Centro di Chiasso?
In questo periodo sono circa 120 e provengono in particolare da Camerun, Eritrea, Georgia, Somalia e Turchia. La capienza massima presso il CRP di Chiasso è di 218 persone. Non abbiamo per ora problemi di mancanza di posti letto, ma in caso di necessità possiamo rivolgerci agli altri cinque CRP in Svizzera.

Il centro di Losone, una “dépendance” di Chiasso,
è stato chiuso nel 2017 dopo tre anni di attività. Che bilancio può trarre dall'attività di questo centro?
Come comunicato dal sindaco e dai municipali di Losone nella conferenza stampa del 15 novembre scorso, il bilancio relativo ai tre anni di gestione dell'ex-caserma di Losone è molto positivo, anche per la SEM. Vanno segnatamente sottolineate le attività di utilità pubblica svolte dai nostri ospiti a Losone: 20.500 giornate di lavoro a favore di Comune e patriziati del Locarnese. Sono stati lavori non in concorrenza con

i privati.

Queste attività si sono svolte anche in altri Comuni?
Abbiamo modo di gestire vari programmi d'occupazione nel Mendrisiotto, e non solo. Ad esempio, la pulizia del percorso didattico delle cave di Arzo, la pulizia dei sentieri del Monte San Giorgio e del Generoso, la raccolta d'olive per l'associazione “Gandria viva”, l'estirpazione di piante invasive oppure la rimozione dei rifiuti in diversi altri agglomerati del Cantone. Questi programmi occupazionali sono utili alla comunità locale e molto importanti per i richiedenti l'asilo: danno una struttura alla loro giornata, trasmettono valore e autostima.

Nel 2016 si è discusso molto
di migranti arrivati in Svizzera senza chiedere asilo, desiderosi solo di transitare verso Nord. Tanti sono stati ospitati brevemente a Rancate per la procedura di riammissione con l'Italia. Questo fenomeno è in calo?
Attualmente, i migranti alloggiati nella struttura di Rancate ai fini di una riammissione verso l'Italia sono effettivamente pochi. Preciso però che il centro di Rancate non è di competenza della SEM ma gestito dal Cantone in collaborazione con le guardie di confine.

Visto che la migrazione
è un fenomeno transfrontaliero, intrattiene contatti con l'Italia?
Sono membro del comitato direttivo del Centro di cooperazione di polizia e doganale a Chiasso. In quest'ambito intrattengo contatti con le autorità italiane, che potrebbero certamente intensificarsi se la situazione a Como diventasse di nuovo critica come negli scorsi anni.

Cosa prevede per il 2018?
L'evoluzione del numero delle domande d'asilo nel 2018 dipenderà in ampia misura dallo sviluppo delle attraversate nel Mediterraneo. Sono determinanti anche la situazione in Libia, così come il mantenimento dell'accordo tra l'UE e la Turchia.

Rimane il problema dei rifugiati minorenni non accompagnati. Com'è la situazione?
Al momento, nel nostro centro si osserva una netta diminuzione degli arrivi di minorenni non accompagnati. Oggi solo tre richiedenti minorenni, provenienti dalla Somalia, dall'Eritrea e dal
l'Afghanistan, soggiornano negli alloggi del CRP. La tendenza va di pari passo con la diminuzione generale degli arrivi in Svizzera. Per questi giovani la SEM assicura una sistemazione nella struttura più adeguata alle loro esigenze e un'assistenza specifica. Ci appoggiamo a un personale specializzato, che cerca di rispondere in modo adeguato alle necessità di questi ragazzi.

Qual è stata la situazione sanitaria più difficile da risolvere finora?
Sicuramente il caso di difterite scoperto in agosto su una 26enne di origine irachena.
Si trattava di una situazione complessa, ma si è agito in modo immediato coinvolgendo il medico cantonale e l'Ufficio federale della sanità pubblica. La collaborazione tra enti e istituzioni è la condizione essenziale per in tervenire e gestire, anche in futuro, problemi di salute pubblica.

A che punto è il progetto
del centro federale d'asilo (CFA) della regione Svizzera meridionale con funzione procedurale a Balerna/Novazzano?
I lavori di pianificazione del nuovo CFA nella zona Pasture sono in corso. L'edificio sarà pronto al più tardi nel 2022. Nel frattempo la SEM, insieme all'Ufficio federale delle costruzioni e della logistica, in vista dell'entrata in vigore della nuova legge sull'asilo prevista per il 1° marzo 2019, sta valutando varie opzioni di soluzioni transitorie per la struttura
di alloggio necessaria al confine sud.

---------

Nata e cresciuta nel Luganese, Micaela Crippa (52 anni) si è formata come psicologa aziendale con studi presso le università di Friburgo e Neuchâtel. Dal 1990 ha lavorato alla Segreteria di Stato della migrazione (SEM) a Berna. Prima di diventare responsabile del CRP di Chiasso, ha condotto l'unità Dublino 3 a Berna.     www.sem.admin.ch